Il gusto delle cose

Il gusto delle cose


Trần Anh Hùng

Drammatico, Sentimentale | Francia
(2023)

A proposito di “Norwegian Wood“, lo scrittore giapponese Haruki Murakami parlò del suo libro come di una storia d’amore molto personale, dedicata agli amici morti e a quelli che restano. Dopo aver visto “Il gusto delle cose” (in originale La passion de Dodin Bouffant) non si può non ripensare a parole che sembrano fatte apposta per introdurre lo spettatore al nuovo film del regista franco-vietnamita Trần Anh Hùng, che del romanzo di Murakami firmò nel 2010 la versione cinematografica. Che si tratti d’ispirazione artistica o semplicemente di una reminiscenza del passato, fatto sta che “La passion de Dodin Bouffant” prende a prestito la passione culinaria del suo protagonista e della donna che gli sta accanto per raccontare molto di più di un ménage lavorativo.

A dispetto di ciò che descrive il film, ovvero la ventennale collaborazione tra il rinomato chef (Benoît Magimel, diventato oramai un attore universale) e la cuoca Eugénie (interpretata da un’incommensurabile Juliette Binoche) capace di vincere il tempo nella Francia del XIX secolo, il lungometraggio in questione diventa fin da subito qualcos’altro rispetto ai film sull’arte culinaria che lo hanno preceduto. Certo è che la lunga introduzione con cui il regista ci porta nel bel mezzo della storia, un “falso” pianosequenza in cui la macchina da presa diventa tutt’uno con la preparazione di uno dei tanti menù elaborati dai protagonisti, risulta fondante nello stabilire l’unità di tempo e di spazio della narrazione, rappresentata appunto dalla casa di Bouffant (con qualche scampolo di ripresa esterna ambientata nel bosco circostante), come pure la centralità dell’azione, legata alla filiera necessaria alla presentazione in tavola delle varie pietanze ma anche della filosofia che ne determina le scelte.

Lo sguardo del regista vi torna di continuo, ogni volta aggiungendo un particolare che però non riguarda solo il cibo, anche se così non sembra, ma piuttosto la personalità e i sentimenti di chi lo prepara. Come fosse la sinfonia del Bolero di Ravel, l’eterno ritorno a quella liturgia si colora come per magia di nuovi significati che un poco alla volta operano sulla materia una trasfigurazione capace di cambiarla fino a farla diventare una cosa nuova. Così facendo davanti agli occhi dello spettatore i gesti relativi alla preparazione di cene e pranzi si caricano di ulteriori accezioni, facendo corrispondere i gesti materiali all’afflato del corteggiamento amoroso fra Bouffant e la sua amata. Gli esempi di questo gioco di specchi non si contano, tanta è l’abilità del regista nel saper parlare contemporaneamente alla vista e al cuore.

Il collegamento fra cibo ed eros non è una scoperta dell’ultima ora ma ciò che conta in questo caso è il modo in cui il film è capace di metterlo in scena. Ma non basta perché, come aveva fatto Paul Thomas Anderson ne “Il filo nascosto“, anche Trần lavora per astrazioni successive, sublimando la materia in spirito e la passione culinaria in desiderio amoroso. È in questo modo che la consistenza delle materie prime e la perfezione delle pietanze oggetto di una continua valutazione tattile rimandano alla bellezza e all’armonia del corpo femminile, in un gioco che diventa sempre più manifesto, ma, come si conviene al corteggiamento amoroso, mai esplicito. Un’equiparazione attestata da un particolare fugace ma decisivo, in cui l’immagine della pera sciroppata appoggiata sul piatto è seguita senza soluzione di continuità dal corpo nudo di Eugénie poggiata sul letto in una maniera che rimanda senza mezzi termini alla forma di quella precedente. Abituato a circoscrivere le storie in unico ambiente, facendole vivere sostituendo i sensi alle parole (“Il profumo della papaya verde”, suo esordio registico, fu il primo esempio), Trần realizza un’opera che fonda la modernità di pensiero alla classicità delle forme. “La passion de Dodin Bouffant” infatti arriva a chiamare in causa a modo suo la famosa mutazione della carne cronenberghiana, con la differenza che alla pari del Bertrand Bonello di “La Bête”, anche Trần parla del futuro attraverso il passato, ricordandoci, se mai ce ne fosse bisogno, che il tempo così come lo conosciamo è solo una convenzione umana.

10/11/2023

Cast e credits

Titolo Originale
La passion de Dodin Bouffant
Distribuzione
Lucky Red
Durata
134'
Produzione
Curiosa Films, France 2 Cinéma, Gaumont
Sceneggiatura
Tran Anh Hung
Fotografia
Jonathan Ricquebourg
Scenografie
Toma Baquéni
Montaggio
Mario Battistel
Costumi
Trần Nữ Yên Khê

Trama

1885. L’Impeccabile cuoca Eugénie lavora da oltre vent’anni per il famoso gastronomo Dodin. Il loro sodalizio dà vita a piatti, uno più delizioso dell’altro, che stupiscono anche gli chef più illustri del mondo. Con il passare del tempo, la pratica della cultura gastronomica e l’ammirazione reciproca si sono trasformate in una relazione sentimentale. Eugenie, però, è affezionata alla sua libertà e non ha mai voluto sposare Dodin. Così, lui decide di fare qualcosa che non ha mai fatto prima: cucinare per lei.
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi