La La Land

La La Land


Damien Chazelle

Commedia, Drammatico, Musicale, Sentimentale | Usa
(2016)
Una giornata qualsiasi nella vita di un uomo e di una donna: serpenti di macchine messe in fila da un ingorgo cittadino, rumori di clacson, motori fuori giri e il brontolio delle stazioni radio costituiscono il sostrato dell’esplosione energetica che scandisce la scena d’apertura di “La La Land”, il film di Damien Chazelle scelto per inaugurare la 73esima edizione del festival di Venezia. Balzati fuori dalle rispettive autovetture e scatenati in un’orgia di balletti pirotecnici che sembrano farsi beffa della gravità dei corpi e della vita, i ragazzi di Chazelle con la loro voglia di esserci e con lo spettacolo che mettono in scena si incaricano di annullare le distanze tra film e spettatore, invitando quest’ultimo ad abbracciare senza remore la fantasia visiva e la libertà espressiva di un regista cinefilo che al suo terzo film compie un doppio salto mortale, realizzando una storia d’amore che è allo stesso tempo un omaggio ai musical hollywoodiani degli anni d’oro – quelli che tanto per capirci realizzava Vincent Minnelli – e, dal punto di vista personale, la messa a punto di un dispositivo cinematografico che dopo “Whiplash” rafforza il connubio tra musica e settima arte.

Di fronte all’importanza dei rimandi cinematografici che è possibile rintracciare durante la visione di “La La Land”, primo fra tutti quello con il Martin Scorsese di “New York, New York”, ripreso da Chazelle nelle similitudini biografiche dei personaggi (il Jimmy Doyle sassofonista interpretato da De Niro sta al pianista jazz di Ryan Gosling come la giovane cantante di Liza Minnelli sta alla Mia, aspirante attrice, di Emma Stone) così come negli esiti delle loro aspirazioni, la priorità assegnata da questa analisi al film del 2014 potrebbe sembrare inappropriata. E invece se si ricorda la storia del giovane batterista Andrew Neiman disposto a tutto pur di sfondare nel mondo della musica (il mito del successo e le rinunce che esso comporta è anche in “La La Land” uno dei temi principali) viene da sé che il Sebastian di Gosling altri non è che una versione romantica dello studente di batteria incarnato da Miles Teller. A muoverli nelle loro ossessioni di purezza è infatti una radicalità che “La La Land” sembra a prima vista mitigare grazie all’inserimento della componente sentimentale (in “Whiplash” rimossa a priori dalle scelte del protagonista) costituita dalla storia d’amore tra Mia e Sebastian e invece destinata a farla da padrone tanto negli sviluppi della liaison tra i due protagonisti, come pure nelle conseguenze delle scelte che decideranno il destino della coppia (di cui evitiamo di riferire per lasciare il piacere di scoprirle guardando il film), tanto nella scelte operate in sede di regia dal talentuoso cineasta. Il quale, per nulla spaventato dall’impresa di richiamarsi agli esempi di cui parlavamo poc’anzi, si confronta con i modelli in questione senza timore di sorta: da una parte dichiarando il suo tributo al cinema che fu (dalle effigie di James Dean e Marilyn Monroe ritratti sui murales della città losangelina alla scoperta di “Gioventù bruciata” il film sembra una Hall of Fame dedicata agli anni d’oro del divismo americano); dall’altra reinterpretandoli senza prenderne le distanze (come aveva fatto per esempio Woody Allen in “Tutti dicono I Love You”) ma anzi provando a non sfigurare né in termini di glamour – e in questo senso il binomio Gosling/Stone riesce a non far rimpiangere le star di un tempo – né in termini di performance, con gli attori impegnati da par loro a cantare e ballare con ingenua disinvoltura.

Girato come si faceva all’epoca del technicolor e del cinemascope, “La La Land” accarezza il cuore dello spettatore coinvolgendolo nella tenzone amorosa di Mia e Sebastian senza dimenticarsi di ottenere il massimo dal potenziale visivo tipico del genere. In questo senso, anche chi non è un fan dei vecchi musical non potrà non apprezzare una per una le coreografie messe a punto da Chazelle, che arriva a far volare gli amanti sulla città di Los Angeles pur di soddisfare il bisogno di infinito che muove i loro passi.

Oltre allo straniamento prodotto da una versione mai vista della città delle luci, stilizzata in maniera da rimanere sospesa tra passato e presente, non è da trascurare poi, l’apporto artistico di Gosling e di Emma Stone: il primo pronto a confermare una capacità di lavorare di sottrazione davvero rara per una star hollywoodiana, la seconda davvero strepitosa nel tour de force che le dà modo di mostrare la completezza del suo repertorio. Per entrambi prevediamo una stagione che li vedrà in prima fila tra le candidature ai premi di categoria. Iniziando da Venezia dove “La La Land” potrebbe trovare estimatori nella giuria del concorso ufficiale che Chazelle non poteva non aprire nel migliore dei modi.

27/08/2016

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
126'
Produzione
Black Label Media, Gilbert Films, Impostor Pictures, Marc Platt Productions
Sceneggiatura
Damien Chazelle
Fotografia
Linus Sandgren
Montaggio
Tom Cross
Musiche
Justin Hurwitz

Trama

Il pianista jazz Sebastian e l'aspirante attrice si trasferiscono a Los Angeles. Innamoratisi dovranno conciliare i sentimenti con le loro ambizioni di successo
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi