Pussy Riot – A Punk Prayer

Pussy Riot – A Punk Prayer


Mike Lerner, Maxim Pozdorovkin

Documentario | Regno Unito, Russia
(2013)

“Free Pussy Riot”! È davvero difficile, una volta visto questo documentario, non condividere le proteste che sono seguite all’arresto di Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alyokhina e Yekaterina Samutsevich, meglio note come Nadia, Masha e Katia, membri dell’ormai noto gruppo punk rock femminista russo, fermate dalle forze dell’ordine nel febbraio 2012, subito dopo una performance di protesta nella cattedrale moscovita del Cristo Salvatore, condannate ad un periodo di reclusione, con tutto il rispetto per le leggi e le sensibilità religiose altrui, senza dubbio esagerato. I registi Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin hanno realizzato a tempo di record un resoconto sulla vicenda che ci fa capire come le ragazze delle Pussy Riot magari non saranno le più grandi musiciste del mondo ma quanto a coraggio non temono rivali!

Prodotto dalla Roast Beef Productions e arrivato negli States grazie alla HBO, “Pussy Riot: A Punk Prayer” ha avuto una segnalazione all’ultimo Sundance, ha vinto il premio del cinema indipendente britannico come miglior documentario ed è tra i finalisti per la nomination all’Oscar. In attesa di sapere se l’Academy deciderà di solidarizzare col film e le sue eroine, “I Wonder Pictures” lo fanno uscire (anche se abbastanza timidamente) nelle nostre sale. Vederlo è sicuramente una buona occasione per riflettere sulla Russia dell’era Putin, stato che a livello internazionale mantiene un’importanza notevole (specie per questioni economiche) ma che in quanto a diritti civili e libertà d’espressione lascia molto a desiderare, come dimostrano anche i ripetuti atti di omofobia perpetrati con la tolleranza, quando non proprio l’incoraggiamento, del governo. È chiaro sin da subito che l’esibizione delle ragazze incriminata aveva come bersaglio l’arcivescovo Kirill I, patriarca di Mosca e capo della chiesa ortodossa, che con la sua influenza politica è considerato uno stretto collaboratore del presidente Putin e del suo regime repressivo e antidemocratico.

Anche se decenni di politica comunista tendono a farcelo dimenticare, il popolo russo per tradizione è sempre stato molto religioso e neanche il periodo sovietico, con le sue numerose azioni in tal senso (tra le quali la demolizione dei luoghi di culto, compresa la stessa chiesa del Cristo Salvatore, abbattuta per fare posto ad una piscina pubblica) ha potuto dissipare fino in fondo tale fede. Una volta caduto il Comunismo, la voglia di manifestare la propria spiritualità senza oppressioni ha portato ad un “rilancio” della chiesa ortodossa, ben simboleggiato dalla ricostruzione della cattedrale in tempi rapidi. Putin ha cavalcato astutamente il bisogno di fede della nazione, rendendolo parte strategica nella spinta nazionalista che caratterizza da sempre la sua carriera politica. Il presidente ha aiutato l’istituzione religiosa ed essa lo ha ricambiato dandogli la sua “benedizione”. Da qui la scelta della cattedrale come “bersaglio” da parte delle ragazze, al tempo stesso comprensibile e rischiosa.

Il documentario racconta il processo subito dalle tre componenti del gruppo arrestate, attraverso la ripresa delle sedute in aula, le testimonianze degli altri componenti del gruppo e dei parenti che, anche se in maniera diversa, sostengono la loro battaglia. I filmati delle diverse apparizioni delle Pussy Riot si accompagnano ai momenti delle giovani che si esibiscono in chiesa, coi fedeli sbigottiti ma tutt’altro che disposti a lasciare correre questa “violazione al diritto di professare la fede” (c’è anche il sospetto che se non fossero intervenuti i poliziotti alle contestatrici sarebbe potuta andare peggio). Vengono anche intervistate varie persone a favore dell’arresto che tentano persino di negarne le ragioni politiche (anche se in verità quest’ultima obbiezione è veramente poco credibile). Indubbiamente Nadia, Masha e Katia ne escono a testa alta, rivendicando instancabilmente le loro idee e dimostrando una forza d’animo davvero ammirevole. Viene fatto anche notare il coinvolgimento di personaggi del mondo dello spettacolo come Madonna, schierati con le Pussy Riot e, quindi per la prima (e non ultima) volta, contro la Russia di Putin, rendendo così il tutto un caso internazionale.

Lerner (che in zona Oscar ci è arrivato un paio di anni fa grazie a “Hell and Back Again” documentario che raccontava il ritorno a casa dei soldati impegnati sul fronte afghano) e Pozdorovkin assemblano il tutto con grande abilità, aiutati dal montaggio di Esteban Uyarra e dal commento musicale di Simon Russell. Probabilmente il 2013 ci ha regalato dei risultati migliori in campo documentario (tanto per restare in ambito musicale, potremmo citare ad esempio “Sugar Man” di Malik Bendjelloul, oscarizzato giusto qualche mese fa) ma “Pussy Riot” resta un film da vedere per riflettere su quanto sta capitando in un paese a noi più vicino di quanto non si pensi.

16/12/2013

Cast e credits

Titolo Originale
Pussy Riot: A Punk Prayer
Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
88'
Produzione
Roast Beef Productions
Fotografia
Antony Butts
Montaggio
Simon Barker, Esteban Uyarra
Musiche
Simon Russell

Trama

Documentario dedicato alle tre ragazze, membri del gruppo femminista punk Pussy Riot, incriminate e condannate a seguito di una performance nella cattedrale di Mosca
The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia

Coyote vs. Acme
Coyote vs. Acme

Destinato inizialmente a venire distribuito nel 2023, "Coyote vs. Acme" è invece una delle soprese di questo 2026, capace di suscitare riflessioni che vanno ben oltre la confezione apparentemente superficiale nella quale è stata impacchettata la sua distribuzione

Arrested Memory
Arrested Memory

VENEZIA 83 - Arriva al Lido l'apprezzato regista giapponese SABU con la co-produzione con Taiwan "Arrested Memory", un efficace pastiche fra heroic bloodshed, commedia e poliziesco che ribadisce la continua capacità di reinventarsi di un autore (e di un'industria)