Romanzo criminale

Romanzo criminale


Michele Placido

Drammatico, Gangster | Francia, Gran Bretagna, Italia
(2005)

Gli anni 70 sono per molti versi un crogiolo di storica memoria molto polverosa. Gli accadimenti di natura politica e sociale, il terrorismo di matrice comunista, l’altalena economica, tra forte inflazione e tramonto quasi definitivo del primo Boom, del miracolo italiano, affossato anche dal primo grande shock petrolifero mondiale (1974), hanno contribuito a creare intorno alla società dell’epoca lo spettro di un forte timore verso il futuro. Società, quella italiana, che di fronte all’ineluttabile inconsistenza di un solido avvenire si lasciava andare verso un oblio di cieco furore. In quel contesto, così fortemente “instabile” c’è stato anche chi ha vissuto, seppur in maniera effimera, a cavallo della tigre.

“Romanzo criminale”, che degli anni 70 fornisce una versione melodrammatica narrando le gesta della Banda della Magliana, è un’opera complessa. Lo è nella grandiosità di un libro (scritto da De Cataldo) che ha saputo coniugare realtà storica e racconto di fiction, adagiando sapientemente una confezione di genere su basi storiche ben precise – negli Usa un’operazione di questo tipo la fece James Ellroy con i due romanzi “American Tabloid” e “Sei pezzi da mille”. Trarre una pellicola dalle pagine di De Cataldo, peraltro straordinarie, è di per sé una scommessa arrischiata. Lo è perché inevitabilmente ci si scontra con la necessità di ridurre l’ingente materiale letterario, perché si rischia di snaturarne l’anima e soprattutto perché in Italia, purtroppo, non siamo più abituati a fare film di questo tipo.

Ma che tipo di film è questo? “Romanzo criminale” in prima battuta è sicuramente un film “gangster”, nel senso che racconta vicende criminali, come il titolo ben specifica. Il suo regista, quel Michele Placido un po’ cinefilo, assimila la lezione del mafia-movie all’americana (i rimandi a “Quei bravi ragazzi” sono palesi nella scelta registica di non enfatizzare clamorosamente l’azione e di relegarla quasi a cronaca nera documentata) ma, non dimentico della lezione umile di un cinema poliziottesco molto in voga nei ’70, riempie i suoi quadri di un romanesco “lisciato”, fatto di frasi a effetto, di gesti, di situazioni. Il film di Placido però ha anche una sua valenza storica. Inesatta, per certi versi, e forse eccessivamente complottistica ma nella decisione di avvicinare – anche a livello fotografico – la finzione con vero materiale di repertorio risalente all’epoca narrata c’è una scelta ben precisa. Retaggio, forse, di quel cinema di denuncia appartenuto principalmente a Rosi, Petri e Tornatore e che l’Italia di oggi si è un po’ dimenticata come si fa. Dunque pur con le sue imprecisioni storiche, con i suoi collegamenti su e giù per le sfere del potere e i suoi giochi di montaggio e musica veraci, spicci, da b-movie d’annata “Romanzo criminale” ha qualcosa da dire. Lo fa con un urlo contenuto, nel senso che predilige la strada della confezione di genere, piuttosto che puntare su un eccessivo didascalismo da programma televisivo o sull’enfasi delle parole. Ovvero non vale tanto per quello che racconta, ma per come lo racconta.

Placido dirige gli attori con rinnovato vigore (Favino primo sul podio, ma si piazza davanti a Rossi-Stuart per una sola lunghezza e gli altri vanno all’inseguimento stretto stretto), gira in maniera composta e stringe con la camera a spalla in pochi casi (nei quali guadagna in “ritmo”). In tutte le altre sequenze la Roma fotografata da Bigazzi e musicata dai sottofondi minimali di Paolo Buonvino è struggente e non lascia indifferenti.

Non privo di difetti (lievi in ogni caso), “Romanzo criminale” perde qualche colpo solo verso il finale, quando si ingarbuglia un po’ nelle vicende parallele di Dandi e del Freddo, entrambi innamorati delle rispettive donne ma, per tipologia di rapporto, diametralmente opposti. Cede anche in un facile sentimentalismo, forse, nella scelta di “circondare” tutti i fatti narrati con la storia dei ragazzini sulla spiaggia, quei giovani “magliani” che ancora non sapevano – ma forse auspicavano – chi sarebbero diventati. Nonostante ciò, “Romanzo criminale” è un film assolutamente riuscito, raro caso (purtroppo, ribadisco, raro) di film di genere che ha incassato molto e che si configura come nuovo pioniere (qui si parla di speranza) di una cinematografia italiana assopita nel cuore dei grandi, vecchi film di Di Leo e compagnia.

29/01/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Romanzo criminale
Distribuzione
Warner Bros.
Durata
152'
Produzione
Cattleya, Warner Bros
Sceneggiatura
Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Giancarlo De Cataldo
Fotografia
Luca Bigazzi
Scenografie
Paola Comencini
Montaggio
Esmeralda Calabria
Musiche
Paolo Buonvino

Trama

Storia della Banda della Magliana, così come l'ha interpretata De Cataldo nell'omonimo libro, da piccolo gruppo di criminali di strada a padroni della Roma degli anni 70, attraverso le figure dei tre dei suoi capi: il Libano, il Freddo, il Dandi
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