Take Shelter

Take Shelter


Jeff Nichols

Drammatico, Thriller Psicologico | Usa
(2011)

Facile appigliarsi alle teorie freudiane de “L’interpretazione dei sogni”, scavare nell’inconscio della psiche, passare al lumicino le leggi che regolano i sogni – dalla condensazione alla rappresentazione dell’opposto – accendere il motore e percorrere la traiettoria sospesa tra conscio e subconscio. E invece no: per affrontare un film come “Take Shelter” è consigliabile spogliarsi e comunque non addentrarsi in dottrine semi-chiuse in un circolo inaccessibile a un cittadino medio, un operaio, dunque al protagonista del film, a chi scrive, a chi legge.

Vagabondare e possibilmente vaneggiare soltanto parzialmente tra libere associazioni che siano, sempre e comunque, prettamente legate al corpo e alla mente del protagonista, Curtis LaForche, oppure alla nostra. Senza, dunque, la presunzione di psicanalizzare, restano comunque delle analogie tra i disordinati meccanismi che guidano le nostre giornate e quelle di Curtis.

In prima battuta è bene smascherare l’illusoria portata della componente naturalistica, interconnessa all’azione dell’uomo, riversatore di azioni che incorporano le invisibili leggi degli elementi naturali che ci circondano. Soprattutto l’acqua, ma il campo si può estendere agli altri elementi indicati dalla tradizione ebraica (fuoco, aria, terra). Oppure, entrando nel dettaglio, si pensi all’erba o agli animali (in questo caso un cane). Non che ci sia un esplicito rifiuto del panteismo, ma il disegno che incombe su Curtis esula dal grande inganno che accompagna la nostra visione, nonché da quel rimando biblico incarnato dall’annunciato (?) diluvio universale, sebbene il protagonista possa al massimo pensare a una distruzione individuale o familiare, non certo dell’intera civiltà.

Una sorta di premonizione, almeno all’apparenza, ma disobbediente sia a radici naturali, sia a quelle religiose. Il cielo nuvoloso e la pioggia oleosa, che minacciano più di un ciclone, sono una sorta di proiezione della mente del protagonista. La minaccia è tanto più tangibile quanto l’impossibilità di evasione dell’insanabile caos che regna sovrano nella mente di Curtis. Naturalmente ne comporta una confusione che non può che farsi fusione tra realtà e sogno, indistinguibile ai suoi occhi, con il rischio di contaminare anche chi gli sta intorno.

Sembra chiaro che la malattia sia frutto di una inguaribile depressione, sebbene il regista eviti di appigliarsi a un corto circuito di causa-effetto che rischierebbe di dare una facile giustificazione allo stato delle cose, che avrebbe sottratto forza al cumulo di tensione ottenuto. L’unico reale appiglio alla malattia può essere collegato al sordomutismo della figlia (oltre a se stesso, la figura più presente nei suoi incubi), specchio di quella impossibilità di gridare il proprio dolore, chiedere aiuto al prossimo o, semplicemente, di emergere al di là di quella solita provincia americana (luogo masticato – anche troppo – nel cinema statunitense dei primi Duemila) che, sin dal principio, schiaccia la libertà o addita la diversità come svantaggio a prescindere. Ma anche questa probabilità, lascia il tempo che trova.

Depredando il film da elementi supplementari, resta dunque il viaggio dentro l’aggravarsi di questo malessere, una macchia d’olio che Jeff Nichols, alla sua opera seconda, racconta con uno sguardo maturo e controllatissimo, in discreta controtendenza rispetto alle forme solitamente adottate per esporre materie simili, fatte di agitazioni e stili urlati e sovreccitati; un film pertanto posato, di una pacatezza che lascia lavorare l’inquietudine molto sottilmente, in un fil rouge privo di demarcazioni tra realtà e sogno. Il terrore è esplicito sin dalla primissima scena e lo spettatore viene costretto a esplorare la mente di Curtis senza nemmeno accorgersi dei confini tra interiorità ed esteriorità, ordine e follia, con inevitabile perdita di ogni possibile coordinata.

Se negli ultimi tempi raramente il cinema statunitense aveva offerto un ritratto tanto angosciante della natura umana (o meglio: delle sue debolezze) il merito è anche di un eccellente Michael Shannon. Ma Jessica Chastain non è da meno.

02/07/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Take Shelter
Distribuzione
Movies Inspired
Durata
120'
Produzione
Grove Hill Productions, Strange Matter Films
Sceneggiatura
Jeff Nichols
Fotografia
Adam Stone
Scenografie
Chad Keith
Montaggio
Parke Gregg
Musiche
David Wingo
Costumi
Karen Malecki

Trama

Curtis LaForche, mite operaio che vive in una cittadina dell’Ohio, con la moglie Samanth e la figlia Hannah, sorda dalla nascita. L’uomo comincia ad avere in sogno tremende visioni su minacciose tempeste e comincia, man mano, ad assumere comportamenti strani e ossessivi, condizionando per forza di cose anche l’armonia familiare.
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