This Much I Know To Be True

This Much I Know To Be True


Andrew Dominik

Documentario Musicale | Gran Bretagna
(2022)

“This Much I Know to Be True”, secondo documentario di Andrew Dominik su Nick Cave, arriva a poco più di cinque anni di distanza dal precedente, “One More Time With Feeling” (2016). Distribuito su Mubi a luglio 2022 dopo un rapido passaggio in sala, si concentra sulla collaborazione fra Cave e Warren Ellis per gli ultimi due album, “Ghosteen” (2019) e “Carnage” (2021), e rimescola nella vita privata del cantautore australiano, segnata indelebilmente dal lutto per la perdita del figlio avvenuta nel 2015, evento già centrale nel film del 2016 come nell’album di quell’anno, “Skeleton Tree”, di cui “One More Time With Feeling” raccontava il travaglio.

Come nel film precedente (qui però a colori), la macchina da presa, posizionata spesso su un carrello circolare ben visibile in campo, gira suadente intorno ai musicisti mentre eseguono alcune composizioni dei due album più recenti. Intercalate all’esecuzione dei brani, ascoltiamo poi diverse dichiarazioni a cuore aperto di Nick Cave, riflessioni sulla vita e sull’arte che sembrano ruotare attorno a un profondo bisogno di rinnovamento. Rispetto alla paralisi dovuta al lutto su cui si cristallizzava il film precedente, c’è qui adesso l’elaborazione, del lutto (non il suo superamento, che è impossibile). E più che le esecuzioni dei brani, per quanto splendidamente messi in scena, è il coté privato a catturare l’attenzione dello spettatore.

Il documentario si apre all’insegna di quella necessità di rinnovamento di cui dicevamo, con Cave che racconta di come, durante la pandemia, si sia dedicato all’arte della ceramica. Ci mostra con compiacimento il frutto della sua nuova vena creativa: una ventina di sculture che riecheggiano la sua poetica, a partire da quella intitolata “Il diavolo sacrifica un bambino”. A partire da questo incipit, filo conduttore del flusso di coscienza di Nick Cave appare la necessità di reagire ai capricci della vita, nella marcata consapevolezza di non essere, come nessuno, in controllo di essa e dei suoi eventi. Ciò emerge soprattutto dai racconti che riguardano i “Red Hand Files”, un blog in cui Nick Cave si confronta con estranei sui più vari argomenti esistenziali, di fronte ai quali si mostra spesso costernato e incapace di risposta.

C’è un processo di individuazione in corso, in Nick Cave: è evidente. La necessità di rinnovamento coincide con una necessità inesausta di ri-plasmare la propria identità. E non solamente in termini creativi come artista. Anzi, Nick Cave lo dice espressamente: non si identifica più come cantautore o musicista, ma si considera sempre più come “padre, marito, cittadino”. Il processo di individuazione è sempre più una questione privata.

A differenza del film precedente cui risulta inferiore, “This Much I Know to Be True” non possiede una sua intima coerenza estetica (“One More Time With Feeling” si configurava come lunga e folgorante istantanea, tridimensionale e in bianco e nero); risulta ondivago, interlocutorio. Un elegante making of, contrappuntato dalle carismatiche riflessioni di Nick Cave. È abbastanza curioso: sia le dichiarazioni di Nick Cave sia lo stile musicale, sempre più scarno ed etereo, manifestano una profonda necessità di rinnovamento, ma il film di Dominik risulta in fondo un’appendice del precedente, perché permane e insiste sui temi del lutto, dell’assenza, della mancanza, della presenza famtasmatica del figlio (ghosteen), che aleggia su ogni canzone. Come aleggia, ricorrente nelle composizioni di Cave, la frase – l’invocazione, la preghiera – there is a kingdom in the sky

Il documentario, man mano che procede, finisce un po’ per girare in tondo come quel carrello circolare. E certi capitoli risultano avulsi, non saldati al resto, come la visita estemporanea in studio di Marianne Faithfull, venuta a registrare un brano insieme a Cave.

26/07/2022

Cast e credits

Titolo Originale
This Much I Know To Be True
Distribuzione
Trafalgar Releasing
Durata
105'
Produzione
Bad Seed Ltd, Uncommon Creative Studio
Fotografia
Robbie Ryan
Montaggio
Matthew C. Hart
Musiche
Nick Cave, Warren Ellis

Trama

Il secondo documentario di Andrew Dominik con Nick Cave protagonista racconta il rapporto creativo e artistico tra Nick Cave e Warren Elliss, ripresi mentre dano vita alle composizioni dei loro ultimi due album in studio, "Ghosteen" (Nick Cave & The Bad Seeds) e "Carnage" (Nick Cave e Warren Ellis). 

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia