Tolo Tolo

Tolo Tolo


Checco Zalone

Commedia | Italia
(2020)

Per capire la portata di un film come “Tolo Tolo” non è sufficiente rifarsi alle usuali categorie di giudizio, necessitando il film di Checco Zalone di una lettura ulteriore che, per forza di cose, deve tenere conto dei cosiddetti numeri del botteghino. I dati rilevati da Cinetel sono a dir poco impressionanti perché,  a fronte di un incasso complessivo attestato sui 23.994.163 di euro in soli quattro giorni di programmazione (distaccando di oltre 5 milioni di euro “Frozen II – Il segreto di Arendelle“, classificato al secondo posto e uscito settimane prima); il divario diventa ancora più evidente se rilevato nella singola giornata in cui, a un ammontare parziale di circa 767.006 ottenuto dal nostro fanno da contraltare gli 80.108 di “Jumanii: The Next Level” e, sempre per rimanere ai lungometraggi di casa nostra, i 66.798 di “Pinocchio“. Questo per dire che “Tolo Tolo” è innanzitutto un fenomeno popolar-commerciale decifrabile solo se si tiene conto del consenso che il protagonista si è costruito attraverso un’oculata gestione della propria immagine, presenzialista solo sul grande schermo e pronta a sparire dalla circolazione quando si tratta di frequentare talk show e rotocalchi.

Non è dunque un caso se anche nella finzione a fare da premessa alla nuova avventura del Checco nazionale, indebitato fino al collo e perciò costretto a rifugiarsi in Africa, sia per l’appunto la sua assenza. Una caratteristica peraltro confermata dalla proposta del suo personaggio, a differenza dei modelli interpretati da altri colleghi (per esempio Christian De Sica), pronto a svuotare di segno la propria immagine, tanto incorporea e intangibile di fronte alle complicazioni del reale quanto coerente nel giustificare la leggerezza/inconsapevolezza del protagonista di fronte al pericolo. Atteggiamento, questo, estraneo al mondo che conosciamo ma appropriata alla versione “sognata” dal nostro Mr. Magoo, come ci rivela il finale in cui la finzione del set cinematografico e l’immaginazione del cartone animato prevalgono su qualsiasi ipotesi di realismo. Un requisito che “Tolo Tolo” conferma anche nello stile della recitazione, surreale e mai naturalistica, sempre sotto le righe e mai sopra, sempre in controtendenza – nella sostanziale staticità/rigidità fisica -, rispetto al perpetuo movimento dei fondali, stimolato dalla natura on the road della storia. 

Che poi “Tolo Tolo” altro non sia se non il nuovo capitolo delle avventure del personaggio conosciuto a partire da “Cado dalle nubi”, già sognatore e per questo obbligato a emigrare dalla sua terra d’origine (leitmotiv ribadito nel corso delle varie puntate) è evidente. Così come – lasciando stare il precursore Alberto Sordi de “Riusciranno i nostri eroi…”, peraltro citato da Zalone in un passaggio che ne ripropone l’andatura da simpatico “lestofante” -, non è possibile ignorare la somiglianza del progetto (e delle situazioni) ad altri prodotti. Anche “Contromano” di e con Antonio Albanese e “Scappo da casa” di Enrico Lando, con Aldo Baglio, facevano della fuga e del viaggio un espediente per mettere i protagonisti al posto delle migliaia di diseredati che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste. Il confronto con questi film è però rivelatore perché, se Albanese raccontava l’alterità come un soggetto a sé stante, a suo modo capace di fare la storia in concomitanza e alla pari del protagonista, Zalone si rivolge al continente africano e alla sua popolazione in maniera egotista (e non razzista), pura e semplice estensione del proprio ombelico, in um’equipollenza di status che è pronta a condividere fino a quando la vicinanza al  prossimo è utile a soddisfare la domande di riso e divertimento.   

La novità però esiste e sta laddove non si aspetterebbe perché l’esordio alla regia dello stesso Zalone in concomitanza con la presenza di Paolo Virzì in sede di sceneggiatura diventano il viatico di una piccola ma importante svolta che riguarda tanto i contenuti che la loro messinscena. Questo perché, a differenza delle passate occasioni, la composizione dell’inquadratura smette di essere semplice fondale ma contribuisce a lavorare sull’immaginario dello spettatore, stratificando la rete dei significati e moltiplicando quella delle informazioni. In questo modo “Tolo Tolo” diventa a suo modo in viaggio nell’inconscio italico, ripercorrendone da par suo miserie (molte) e nobiltà (poche) degli anni più recenti (e anche meno, se a ricordarci chi siamo e da dove veniamo compare anche il “fantasma” di Benito Mussolini), facendo del deserto subsahariano e del camion stipato di migranti una versione contemporanea del mar Mediterraneo come pure del cargo ugualmente stipato de “Lamerica” di Gianni Amelio (a ribadire il sorpasso effettuato dalla commedia sul cinema drammatico, “derubato” del primato  di interprete principe della realtà). Il modo di mettere in scena la violenza, nascondendone vittime e mandanti ma facendone sentire il clima e il rumore delle sue conseguenze, e ancora il tramutarsi del naufragio di Checco e dei suoi compagni di viaggio in un balletto acquatico, simile a quelli presenti nei film con Esther Williams, colorano la storia di un’astrattezza poetica e insieme universale, non per forza bisognosa di battute e commenti per poter figurare nel testo di una commedia. Se poi consideriamo la complicità di Virzì, pronta ad arricchire il sottotesto visivo con un dizionario cinematografico in cui oltre al neorealismo e a Pasolini, compaiono qua e là il già citato Scola e persino lo Stranamore kubrickiano, replicato nel meccanismo oltreché nella satira con cui si articola la possessione che fa di Zalone una replica macchiettista del Duce, la nobiltà dello spettacolo è in qualche modo assicurata. Per il resto, il mondo alla rovescia immaginato (e suggerito dalla scena in cui vediamo l’isola capovolgersi su se stessa e riapparire nella forma “sognata”) dal regista e formulato dal suo alter-ego continuano a lasciare tracce di sorrisi e simpatie capaci di riempire le sale e di far felici autori ed esercenti.

04/01/2020

Cast e credits

Distribuzione
Medusa Film
Durata
90'
Produzione
Taodue Film
Sceneggiatura
Paolo Virzì, Checco Zalone
Fotografia
Fabio Zamarion
Scenografie
Maurizio Leonardi
Montaggio
Pietro Morana
Musiche
Checco Zalone
Costumi
Monica Simeone

Trama

Checco Zalone è un sognatore. Per continuare a esserlo è costretto a emigrare in Africa. 
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