Upgrade

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Leigh Whannell

Fantascienza, Noir | Australia
(2018)

“Upgrade” è l’esempio di quanto il valore produttivo percepito possa far sembrare un film di fantascienza ben finanziato, nonostante le risorse limitate. Merito di Leigh Whannell, regista e sceneggiatore, col signor Jason Blum a coprirgli le spalle in veste di produttore. Whannell si mette al servizio di un prodotto completamente nuovo, dopo aver militato col compagnone James Wan nelle fila produttive delle saghe di “Saw” prima, di “Insidious” poi, in entrambe come sceneggiatore. Ripassarne il curriculum mette in luce tante affinità tra “Upgrade” e l’horror a basso budget fortunatissimo delle citate saghe, fatto di effettistica palpabile, ma soprattutto di sdoganamento di forme note di genere (il gore, la possessione spiritica) secondo soluzioni commerciali per le masse.

Grey Trace, un meccanico avverso all’evoluzione tecnologica moderna, si fa impiantare un chip dotato d’intelligenza artificiale per tornare a camminare e rintracciare gli assassini della moglie.

La fantascienza, va da sé, è un discorso diverso rispetto all’horror e difficilmente si può permettere di non mostrare. “Upgrade” invece fa entrambe le cose: costruisce una metropoli quasi-futuristica, applicando l’evoluzione tecnologica ai campi lunghi sulla città, agli interni, all’effettistica prostetica necessaria ai fini della narrazione, qualche costume e (alcune) automobili soltanto per ricchi, raggiungendo un effetto visivamente autosufficiente di presente futuribile. Il resto del lavoro lo fa la fotografia, studiata per evidenziarne il fondamento noir e facendo affondare la metropoli negli ambienti degradati. Dal genere ai generi, perché la sci-fi di Whannell si sforza di rappresentare un interessante racconto sull’intelligenza artificiale e, pur sfruttandone le implicazioni/riflessioni, l’apporto dei buddy, revenge, body-horror movies e dell’azione tradisce un ibrido ironico fin dai (meta)titoli (una voce meccanica annuncia il film). Il testo di Whannell si fa leggibile da ogni angolazione, dai movimenti di macchina nei combattimenti, alla “traccia grigia” rappresentata dal protagonista. Non si veda superficialità in questo, quanto piuttosto scelte calcolate di attitudine da b-movie.  

“Upgrade” cala sul piatto più di quanto voglia veramente mostrare/indagare: l’AI al servizio degli umani; la sostituzione della stessa a questi ultimi; la carne e le emozioni umane desiderio dei software. L’accento si sposta altrove nonostante le suggestioni filmiche siano tantissime, notevoli, e “Upgrade” le rincorre tutte per omaggiarle, volutamente derivativo. “Scanners”, “RoboCop”, “Blade Runner”, “Ghost in the Shell”, sono tutti nelle corde di Whannell che senza paura li adatta al suo ibrido divertito, personalizzandoli maggiormente nelle atmosfere noir, queste ultime lette al contrario del coevo “Mute”: la trama lineare, il rosso e il grigio degli ambienti.

Il resto può dirsi cliché fanta-horror masticato e digerito, ma Whannell si aiuta con espedienti registici da professionista, come si nota nella scena del primo incidente d’auto. Altre volte invece la camera partecipa del discorso uomo-macchina, seguendo i movimenti automatici del protagonista negli scontri attraverso un focus fluido e centrato su di lui[1]; trovata che sostituisce il limite tecnico nella messa in scena dell’azione. 

Il cost saving dietro a “Upgrade”, come detto, aumenta il valore del prodotto finale, evidenziando come Whannell si dedichi a un cinema artigianale, fatto di elementi palpabili e idee classiche, ancor prima che di orpelli teorici e approfondimenti tematici, sostituendoli all’originalità che spesso sembra mancare. Nessun cerchiobottismo nel finale. Ne guadagna l’anima sporca e alla deriva del film.

[1] L’espediente tecnico non avviene in fase di post-produzione: si aggancia uno smartphone sotto i vestiti dell’attore e lo si collega alla camera attraverso un’applicazione; l’obiettivo, all’interno di un alloggio, è libero di seguire il movimento del device sulla persona, producendo l’effetto “lock-cam”.

15/03/2019

Cast e credits

Titolo Originale
Upgrade
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
100'
Produzione
Blumhouse Tilt, Goalpost Pictures
Sceneggiatura
Leigh Whannell
Fotografia
Stefan Duscio
Scenografie
Felicity Abbott
Montaggio
Andy Canny
Musiche
Jed Palmer
Costumi
Maria Pattison

Trama

Grey Trace, un meccanico avverso all'evoluzione tecnologica moderna, si fa impiantare un chip dotato di intelligenza artificiale per tornare a camminare e rintracciare gli assassini della moglie.

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