Videodrome

Videodrome


David Cronenberg

Fantascienza, Horror | Canada, Usa
(1983)

A poche settimane dall’uscita del suo ultimo acclamato lavoro (“Crimes Of The Future”), torna nelle sale “Videodrome” il manifesto programmatico del cinema cronenberghiano e  del genere body-horror. Un cinema fatto di contaminazioni e di mutazioni, capace di far dialogare arte e corpo stimolando codici di linguaggio e dimensioni cognitive profondamente rivoluzionarie.

Se vogliamo, con “Videodrome”, Cronenberg annulla, riscrivendole le categorie di umano, transumano e postumano. Il corpo, come superficie significante,  si presta a molteplici operazioni di contaminazione e in “Videodrome” questo aspetto appare subito evidente. Centrale il concetto di “carne”, già abbozzato in film precedenti come “Il demone sotto la pelle” (1975) , “Rabid. Sete di sangue” (1977) e “Brood. La covata malefica” (1979).

Primo capitolo di un ideale trilogia sull’influenza indotta da media e nuove tecnologie sulla percezione umana (insieme a “Il pasto nudo” e “eXistenz”), “Videodrome” mette in scena un corpo e una carne compromessi dalla malattia e contagiati da un processo di alterazioni mentali irreversibili. La progressiva perdita di controllo del protagonista Max Renn (James Woods), sopraffatto dal potere invasivo della violenza, è prima di tutto una riflessione sul potere dei media. David Cronenberg introduce il concetto di “cancro creativo”, una manipolazione sensoriale capace di trasformare il corpo in uno strumento, magari allucinato e psicotico, ma completamente aperto a nuovi stimoli percettivi. Nuova carne, quindi, da nutrire e da difendere.

Come succederà molte volte nel corso della sua lunga carriera, anche in “Videodrome” Cronenberg incontra l’immaginario di William Barroughs e di James Graham Ballard, mescolato alle riflessioni sociologiche di Marshall MacLuhan e Guy Debord. Anche in Cronenberg convive e prolifica un sottotesto prima di tutto politico, costruito sul conflitto tra concetti differenti: umano/artificiale, sanità/malattia, sogno/incubo. All’interno di questo cortocircuito emozionale lo schermo televisivo non è più solo l’organo privilegiato della visione, ma diventa parte integrante del cervello. Il medium televisivo simula la realtà, alterandone, però la percezione e ridefinendone i confini. “La televisione è la realtà e la realtà è meno della televisione”, dice il professor Brian O’Blivion, massmediologo e ideologo privo di corpo ma eternamente “vivo” sullo schermo.

“Videodrome”, come del resto anche “eXistenz”, è costruito sulla continua incertezza percettiva. Lo spettatore viene spiazzato dall’utilizzo di piani narrativi volutamente instabili. Realtà e allucinazione si alternano o meglio si contaminano in un gioco continuo di rimandi in cui la manipolazione e la distorsione della realtà diventano necessarie chiavi interpretative. Con una sorprendente capacità di preveggenza, il regista canadese anticipa, lucidamente, idee e immagini che si svilupperanno negli anni a venire come i visori vr indossati da Max oppure le disumane torture della prigione di Abu Grahib anticipate dalle interferenze disturbate e disturbanti dei Vhs “pulsanti” di “Videodrome”.

La riflessione sui media è lucida e impietosa, la condanna mossa dal regista è rivolta al consumo bulimico di immagini televisive e all’effetto che esse hanno sul nostro modo di interpretare la realtà.  Come scarti putrefatti di intrusioni catodiche, le immagini aggrediscono il nostro cervello trasformandosi in lesioni metastatiche. In questa riflessione non c’è nessun sentimento nichilistico o rifiuto nei confronti dei media o della rivoluzione tecnologica, ma la consapevolezza che di fronte a questi linguaggi il corpo umano debba necessariamente “mutare”, aprendosi a nuove modalità di espressione e percezione; non più spettatori, quindi ma protagonisti di una rivoluzione sensoriale.

Ancora una volta il sesso diventa un linguaggio sovversivo con cui sabotare la morale comune, con cui produrre avanguardia artistica. Come il Saul Tenser di “Crimes Of The Future”, Cronenberg pratica con il suo cinema una ridefinizione “chirurgica” del concetto di corpo esibendo senza pudore nevrosi e psicosi individuali in un clima allucinato e volutamente disturbante.

All’angoscia, che aleggia in tutto il film, si aggiungono, incrostati e maleodoranti, i segni della disperazione e della morte. E a Max, messaggero prescelto della nuova dottrina, ridefinito nel corpo da una ferita/vagina addominale attraverso la quale esplorare nuove allucinazioni post-umane, riprogrammato in terminale di morte attraverso la mutazione della mano/pistola, non resta che morire o meglio rinascere (Max Renn-aissance) in un nuovo corpo, in una nuova carne. Lunga vita alla nuova carne.

L’edizione sbarcata in questi giorni nelle sale italiane è il risultato di un restauro molto accurato realizzato in 4k  da Arrow Films presso il laboratorio Silver Salt, con la supervisione di James White e James Pearcey e l’approvazione dello stesso David Cronenberg. Un’operazione nata a partire dal negativo della camera originale 35mm ed elementi intermedi conservati da Nbc Universal, che restituisce alla pellicola tonalità cromatiche sorprendenti.

19/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Videodrome
Distribuzione
Taurus Cinematografica
Durata
87'
Produzione
Claude Heroux; Film Pian International
Sceneggiatura
David Cronenberg
Fotografia
Mark Irwin
Scenografie
Carol Spier
Montaggio
Ronald Sanders
Musiche
Howard Shore
Costumi
Delphine White

Trama

Max Renn, direttore di una tv porno privata, scopre un'emittente che trasmette torture e assassini. Le immagini appartengono al programma Videodrome, attraverso il quale Barry Convex, manipola le coscienze.
Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.