Riunione di famiglia

Riunione di famiglia


Thomas Vinterberg

Commedia | Danimarca, Svezia
(2007)

Fa un po’ sorridere come a ogni nuova uscita di un film di Lars von Trier o di Thomas Vinterberg si torni a parlare del Dogma 95, ufficialmente chiusosi nel 2005. Fa un po’ sorridere anche perché il Dogma 95, pur avendo influenzato notevolmente il cinema successivo, è un movimento che in realtà è esistito molto poco, e lo stesso redattore del manifesto, von Trier, dopo aver girato un unico film secondo le regole da lui fissate, “Idioti”, ha voltato decisamente pagina.

Anche Vinterberg ha realizzato un unico film dogmatico, “Festen”, e il sottotitolo italiano di “Riunione di famiglia” (decisamente più retorico di “When a man comes home” che si poteva tranquillamente tradurre letteralmente) recita infatti “Festen: il lato comico”, quasi a voler segnalare un collegamento fra l’unica opera (apparentemente) “casta” dell’autore danese e la sua ultima fatica.

Parallelismo che in parte c’è: Vinterberg torna a una riunione di famiglia, il luogo del delitto dove dieci anni prima aveva fatto a pezzi la famiglia danese in un vero e proprio film dell’orrore. Però, al contrario di “Festen”, dove un nucleo familiare si riunisce per il sessantesimo compleanno del padre, in “Riunione di famiglia” il nucleo non esiste affatto e più che una riunione avviene la scoperta della famiglia, innanzitutto nella sua primaria essenza, l’amore. Anche l’atmosfera è drasticamente cambiata: la fotografia vira su tonalità calde, il sole brilla, non sembra nemmeno di essere in Danimarca e lo stesso autore ha dichiarato che avrebbe voluto dirigere questo film in Toscana, ma i produttori gliel’hanno impedito, chiedendogli di ritornare a girare in Danimarca (e il clima l’ha alla fine premiato), dopo un’esperienza americana piuttosto deludente. E “Riunione di famiglia” ha tutti i segni di un film “di ritorno”, di passaggio, transitorio.

Anche se la voce narrante dell’incipit potrebbe ricordare “Il grande capo“, essa non serve per provocare causticamente, ma semplicemente per costituire il “prologo” alla vicenda che ci accingiamo a vedere, come se fosse una commedia classica o una fiaba.

C’era una volta “un ragazzo che balbettava come un disco rotto… ma prima dobbiamo fare la conoscenza del padre, che si suicidò quando Sebastian era ancora piccolo; e forse fu per questo che Sebastian cominciò a balbettare”. Quest’assenza comporta quindi un trauma. L’amore, invece, come dimostrerà lo sviluppo, è taumaturgico.

“Riunione di famiglia” è evidentemente un film di accecamenti, i quali non permettono immediatamente di vedere la realtà ma innescano un processo che svela chi si cela dietro la maschera: il sole acceca e non permette a Sebastian di riconoscere Maria, il suo primo amore; Karl Kristian pur non sapendo che Sebastian sia suo figlio gli fa da mentore e lo aiuta con le sue balbuzie (guarendolo a tutti gli effetti); durante la cena tanto attesa, quando tutti gli equivoci vengono al pettine, dei palloncini separano – perciò coprono – Sebastian dall’amato/odiato padre, i quali si auto-riconoscono definitivamente nei rispettivi ruoli.

Thomas Vinterberg organizza un’opera buffa con tempi comici perfettamente ritmati, leggera ma non superficiale, che oltre alla definizione degli imperfetti personaggi protagonisti, azzecca delle esilaranti macchiette di contorno, come il nevrotico manager che si aggira per l’albergo dicendo ai dipendenti che sono tutti licenziati, e lo chef simil-buddhista che viene presentato dal manager come un grandissimo artista che ha guidato per 30 ore per raggiungerli, poiché non viaggia mai in aereo (descrizione che palesa un occhiolino a Von Trier, amico di Vinterberg).

Alla fine, dopo che tutto si placa, i protagonisti sembrano trovare una loro serenità e la consapevolezza di chi sta loro intorno, potendo intraprendere la strada del “ritorno” verso luoghi ignoti e sapendo con certezza dove si trova la propria casa. A molti potrà sembrare un epilogo buonista e in parte lo è, laddove “Festen” colpiva allo stomaco fino alla fine; è vero, però, che ci troviamo di fronte a un altro film, di un Vinterberg che non ha dimenticato le proprie radici, ma anzi le ricorda divertito, prendendo finalmente un’altra via.

04/05/2009

Cast e credits

Titolo Originale
En mand kommer hjem
Distribuzione
Teodora Film
Durata
100'
Produzione
Moa Westeson, Morten Kaufmann
Sceneggiatura
Thomas Vinterberg, Morten Kaufmann, Mogens Rukov
Fotografia
Anthony Dod Mantle
Scenografie
Morten Isbrand
Montaggio
Søren B. Ebbe, Valdís Óskarsdóttir
Musiche
Johan Söderqvist
Costumi
Anne Mette Trolle

Trama

In una piccola cittadina danese sono tutti in subbuglio: a giorni si celebreranno i 750 anni della nascita della città e il famoso cantante d'opera Karl Kristian Schmidt, nato e cresciuto lì, torna a casa per l'occasione. In un concitato clima d'operetta fervono i preparativi di tutti gli abitanti: tra i partecipanti c'è anche il giovane cuoco Sebastian, destinato a breve a convolare a nozze. A mettersi di traverso, tuttavia, è un'amica d'infanzia di cui il ragazzo si riscopre perdutamente innamorato. Ma un altro bruciante segreto, che lega Sebastian allo stesso Karl Kristian, sta per essere rivelato dopo tanti anni. E proprio durante la festa in onore del cantante...
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