Sfida senza regole

Sfida senza regole


Jon Avnet

Noir, Thriller | Usa
(2008)
Robert De Niro. Al Pacino. Basta il nome. Insieme formano un’accoppiata mistica, che da sola basta a giustificare l’esistenza di un film (e non il contrario). L'”evento” questa volta è ancora più ingigantito. Sì, questa volta Al & Bob rimangono in scena contemporaneamente per tutto il film, non in una sola sequenza (“Heat”) o su due piani narrativi separati (“Il Padrino parte II”). Il pubblico va in delirio, il resto non conta. Il film non conta, è quasi inutile parlarne, perché “Sfida senza regole” verrà ricordato (forse) per un unico motivo: la presenza in simultanea dei mitici divi americani.

 

Attorno al loro carisma un po’ mummificato (Bob ha sempre la stessa smorfia da carogna, Al gioca a fare lo sbirro cinico di “Cruising”, “Seduzione pericolosa”, “Serpico” e cento altri film), lo sceneggiatore Russel Gewirtz tenta, come nel suo precedente “Inside Man”, di costruire un complesso intreccio thriller-noir in cui ciò che viene mostrato allo spettatore non è necessariamente vero, dove la realtà resta sempre inafferrabile, difficile da rintracciare, sedimentata nel passato. Ma lo sviluppo narrativo è macchinoso, pieno di déjà vu e macchiette sugli sbirri sul viale del tramonto (“molti rispettano il distintivo, tutti rispettano la pistola”), poco coinvolgente (il fatto che il personaggio di De Niro “confessi” i suoi peccati sin dalle prime sequenze raffredda involontariamente la tensione), e il “colpo di scena” finale, oltre che prevedibile, è congeniato con poca furbizia (perché nei presunti flashback narrati da De Niro non compare mai un’inquadratura dell’assassino?), ed è una bella presa in giro nei confronti del buon gusto del pubblico.

 

Poco importa, tanto ci sono Al & Bob. Poca rilevanza ha pure la regia, quindi. Dietro la macchina da presa c’è un mestierante della peggio specie, quel Jon Avnet che forse alcuni ricordano per “Pomodori verdi fritti” e “L’angolo rosso”: un perfetto regista anonimo (e quindi assolutamente non problematico) assoldato principalmente per far risaltare al massimo le prove dei due attori-titani, cercando di equilibrare al massimo la presenza sullo schermo dell’uno e dell’altro (e vai di split screen allora). Per il resto la confezione e la messa in scena sono freddi e piatti, ai livelli di un telefilm (probabilmente anche meno), i personaggi sgradevoli e antipatici come capita raramente di vedere, e l’ottimo cast di contorno (John Leguizamo, Brian Dennehy, Carla Gugino) totalmente sprecato.

“Righteous Kill” è soltanto un’operazione di marketing (fallimentare, visti i risultati al box office): dietro i volti annoiati dei due divi si nasconde il vuoto pneumatico.

29/09/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Righteous Kill
Distribuzione
01 Distribution
Durata
101'
Sceneggiatura
Russell Gewirtz
Fotografia
Denis Lenoir
Scenografie
Tracey Gallacher
Montaggio
Paul Hirsch
Musiche
Ed Shearmur
Costumi
Debra McGuire

Trama

I poliziotti Turk e Rooster, molto diversi tra loro ma assolutamente in sintonia su tutto, sono sulle tracce di un serial killer che pare farsi giustizia da solo, eliminando criminali "ingiustamente" graziati dalla giustizia. Ma se l'assassino fosse proprio uno dei due sbirri?
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