Smetto quando voglio

Smetto quando voglio


Sydney Sibilia

Commedia | Italia
(2014)

Una banda di ricercatori si converte alla produzione e allo spaccio di droghe sintetiche. C’è il neurobiologo appena licenziato che disegna la molecola, il chimico adesso cameriere che la sintetizza, ci sono anche un economista, un antropologo, un archeologo e addirittura due latinisti, tutti al limite della miseria. Cosa succede quando questi ex-accademici senza speranze si ritrovano tra discoteche trendy, escort di lusso e boss della mala? Che si ride molto.

 

La trama di “Smetto quando voglio”, una via di mezzo tra un “Breaking Bad” capitolino e un “Boris” ambientato alla Sapienza invece che alla Rai, è carina quanto basta, gli attori sono tutti simpatici e in parte, ma la vera sorpresa del film è la messa in scena. L’idea vincente è di dare a una commedia una struttura narrativa da film d’azione. Come mostrato dall’efficace trailer, abbiamo tre quarti della storia in flashback, la presentazione dei ricercatori per brevi spezzoni via via che vengono arruolati (come ne “I magnifici sette”), e anche altri elementi del genere come l’antagonista sfregiato (Neri Marcorè!) e lo scontro finale. Alcune sequenze poi sono tecnicamente d’azione, come i due inseguimenti all’inizio del film. Certo, all’origine c’è sempre una situazione comica e paradossale, ma montaggio, inquadrature e velocità sono adrenaliniche, e le sequenze contribuiscono molto a dare ritmo alla vicenda. Se il prossimo film di Sybilia fosse un poliziesco o un horror non ci sorprenderemmo (e lo andremmo a vedere). L’altra idea forte di regia è la palette cromatica, quasi fluorescente sull’asse verde-rosso, che dà all’intero film un tono azzeccato tra il fumetto e l’allucinato, sullo stile del Danny Boyle degli anni d’oro. Rispetto alle luci piatte della commedia italiana, un risveglio per gli occhi.

 

Tutto questo naturalmente è solo la forma dell’opera, quello che rimane impresso dopo la visione sono i dialoghi, che a tratti tolgono il fiato dalle risate, tanto per gli spunti di umorismo surreale (i latinisti benzinai) quanto per l’ironia con cui affondano il coltello nell’assurdità della vita dei ricercatori precari e di riflesso di una generazione (l’amarissimo finale). L’ex-chimico Alberto (Stefano Fresi), in particolare, conquista alla prima scena in cui appare e diverte fino all’ultima. Ci sono delle imperfezioni: a parte lo spunto non proprio originale, un paio di battute sono un po’ facili e i personaggi secondari rimangono quasi delle idee di personaggio. Ma complessivamente siamo su livelli che la maggior parte delle sceneggiature di commedie italiane neanche tentano di raggiungere. Il tutto senza nessun elemento televisivo, senza uno stereotipo, senza una scena prevedibile, si veda ad esempio il taglio leggero e inedito con cui viene gestita l’importante sottotrama che ha luogo nella comunità Sinti di Roma. La scelta fondamentale è il rifiuto del conformismo speculare del moralismo e della volgarità, tipico delle commedie italiane. Il film risulta al contrario di una freschezza rara, in cui la critica sociale affilata e non banale e le risate continue convivono con naturalezza.

 

“Smetto quando voglio” è un’opera prima notevole per divertimento, intelligenza e ritmo. Andate a vederlo se volete essere sorpresi da una commedia italiana, o semplicemente se volete passare due ore davvero divertenti. E se siete o siete stati coinvolti nella ricerca universitaria, non perdetelo per nulla al mondo.

08/02/2014

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
100'
Produzione
Fandango
Sceneggiatura
Sydney Sibilia, Valerio Attanasio, Andrea Garello
Fotografia
Vladan Radovic
Montaggio
Gianni Vezzosi
Musiche
Andrea Farri

Trama

Una banda di ricercatori si converte alla produzione e allo spaccio di droghe sintetiche. Un'opera prima sorprendente per divertimento intelligenza e ritmo.
L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt