Sparrow

Sparrow


Johnnie To

Commedia | Hong Kong
(2008)

C’è un sottile filo rosso che collega le opere più personali di Johnnie To come questo “Sparrow”, o come “Throw down”, ed è l’amore che trapela nel fotografare Hong Kong e l’amore per il cinema sotto diverse forme. E se “Throw down” omaggiava “Kuorosawa, il più grande fra i registi”, quest’ultimo sembra essere una declinazione toeiana della Nouvelle Vague, soprattutto se si pensa alle particolari modalità di realizzazione: questo lavoro ha avuto una vicenda produttiva atipica, essendo stato girato nei ritagli di tempo fra un film e un altro, nell’arco di tre anni (com’era già accaduto per il notturno “PTU”), per poi essere presentato in concorso al Festival di Berlino 2008, lo stesso festival che aveva fatto conoscere To alle platee europee quando nel 99 portò fuori concorso una delle sue opere-chiave, “The mission”.

Un’altra anomalia di “Sparrow” è il suo essere stato girato quasi “a soggetto”, senza mai avere una sceneggiatura completa, ma aggiungendo di volta in volta una scena nuova per poterlo continuare, aspetto che non ha però precluso la buona riuscita dell’opera, visto che tale “anomalia” è assolutamente irrintracciabile e il film mostra al contrario una compattezza impensabile. Estremizzando potremmo dire che il film si tiene in piedi sul nulla, o quasi. Su una base anche più solida altri registi avrebbero partorito un film ridicolo, mentre To riesce a realizzare una commedia spensierata, una jam session di cinema che trova un’inaspettata armonia fiabesca.

L’intera impalcatura narrativa si basa comunque su una trama esile: Kei (presentato in un incipit che non può non ricordare “Le Samourai” di Melville) e i suoi “fratelli” vivono alla giornata facendo i borseggiatori (questo il significato gergale del “passerotto” a cui allude il titolo), finché la loro routine non viene spezzata da un’enigmatica lady che seduce i vari componenti del gruppo per poi ottenere il loro aiuto.

L’usuale perizia tecnica della Milkyway Image caratterizza anche questo lavoro; da sottolineare, in particolare, la versatile fotografia di Cheng Siu Keung e le musiche suadenti di Xavier Jamaux e Fred Avril.

Johnnie To costruisce la storia non con la penna (come detto la sceneggiatura non esiste), bensì con la macchina da presa. Il plasticismo delle sue riprese sono un marchio di fabbrica riconoscibile, oltre che momenti di cinema purissimo.

Nel suo cinema l’uso dei corpi e dello spazio ha sicuramente un’importanza capitale: corpi in movimento o (e)statici, la composizione dello spazio-scena parla da/di sé senza bisogno di essere veicolato da altro.

To è uno dei pochi registi in circolazione che può permettersi di descrivere una seduzione con un semplice ralenti sull’accensione di una sigaretta, di coreografare il furto dei portafogli come se fosse un leggiadro balletto (la stessa cosa succedeva negli scontri urbani di judo in “Throw down”), il suo lavoro sugli attori (il cast è composto da vecchie conoscenze della Milkyway) è come sempre perfetto e in una manciata di dialoghi e di inquadrature si delineano i rapporti che intercorrono fra i personaggi e il loro ruolo all’interno dell’intreccio. Memorabile la sequenza della sfida sotto la pioggia fra le due fazioni: un duello tra “passerotti” dove contano gli scatti delle mani (come se fossero pistoleri) e gli svolazzi degli ombrelli tutti uguali, come i costumi di un corpo di ballo.

Tra il mystery e la commedia (evidenti i richiami a Hitchcock), emerge prepotente il volto giocoso e fiabesco della storia (una donna misteriosa da salvare, dei ladruncoli che per il gioco delle parti si ritrovano a fare gli eroi, un uomo potente che vive in una sorta di fortezza) che rende plausibile l’intreccio assai rarefatto. Certamente non un capolavoro, più semplicemente uno di quei rari prodotti che si guardano con piacere, “Sparrow” è l’ennesima prova di forza dello stile di Johnnie To, che da solo è capace di reggere un intero film.

22/02/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Man jeuk
Durata
87'
Sceneggiatura
Chan Kin Chung, Fung Chih Chiang
Fotografia
Cheng Siu Keung
Scenografie
Tony Yu
Montaggio
David M. Richardson
Musiche
Fred Avril, Xavier Jamaux
Costumi
Stanley Cheung

Trama

Quattro spensierati borseggiatori (nel gergo HKese detti passeri, come nel titolo), una donna prigioniera di se stessa e di un misterioso personaggio, una città piena di fascino, le musiche dolci e suadenti di Xavier Jamaux e Fred Avril: pochi, semplici ingredienti per una storia leggera come una
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