Suffragette

Suffragette


Sarah Gavron

Drammatico | Regno Unito
(2015)

I cattivi film storici risultano spesso appesantiti da una ricostruzione manieristica, statica e polverosa. I cattivi film d’impegno civile, invece, non riescono a evitare le trappole della retorica e del didascalico. Presentato in anteprima al Torino Film Festival 2015, “Suffragette” è un film storico d’impegno civile, nella peggiore delle accezioni.

Londra, 1913. La timida Maud, moglie remissiva e madre amorevole, fa l’operaia per tredici ore al giorno dall’età di 8 anni, sopportando silente il peso del lavoro e gli abusi del suo superiore. Nelle strade impazzano le proteste delle donne che lottano per il suffragio universale, ma la ragazza,  intimorita dai subbugli, rimane estranea a qualsiasi rivendicazione politica. Dopo l’arrivo in fabbrica della suffragetta Violet, però, Maud si lascerà sedurre dalla solare caparbietà della compagna, fino a rimettere in discussione (e sacrificare) i fondamenti della sua intera esistenza.

Diretto da Sarah Gavron, già inserita da Variety nella prestigiosa lista dei “10 Directors to Watch”, “Suffragette” racconta il preciso momento in cui la decennale battaglia della donne inglesi per ottenere il diritto di voto è passata da pacifica a violenta, dalle manifestazioni alle rappresaglie, dai tentativi di riforma agli attentati dinamitardi.

La sceneggiatura di Abi Morgan sceglie di porre al centro di questo poliedrico affresco storico la figura fittizia di Maud e la sua particolare vicenda personale. Già nel precedente “The Iron Lady” la Morgan aveva scelto di giocare con il privato di una personalità estremamente pubblica per ridefinire nel suo complesso il ritratto di Margaret Thatcher. In “Suffragette”, purtroppo, l’operazione opposta non restituisce il risultato sperato e il film rimane avvilentemente in bilico tra dramma intimista e il pamphlet politico.

“Suffragette” è infatti interamente caricato sulle esili spalle della protagonista, piegate e piagate (letteralmente) da una vita di stenti e sacrifici. Solo attraverso la visione parzialissima dei suoi occhi perennemente sgranati e spauriti, lo spettatore può entrare in contatto con le motivazioni, le aspirazioni e le contraddizioni di questa organizzazione attivista cruciale per la vita culturale e politica del Regno Unito e non solo. Il contesto storico e sociale rimane ai margini del racconto, se non quasi del tutto escluso, col risultato grottesco che il movimento femminista inglese sembra sia stato interamente animato da uno sparuto gruppo di operaie temerarie e ostinate. E rimane del tutto inesplorata una componente interessante che suggerisce come anche la militanza sia, in fondo, una questione di censo. In buona sostanza, “Suffragette” è la storia del Movimento femminista senza il Movimento femminista.

Gli scioperi della fame, le arringhe lungo i vicoli della città, gli scontri feroci con la polizia, gli arresti e le campagne denigratorie della stampa più conservatrice rimangono semplici episodi aneddotici nel percorso di crescita ed emancipazione della docile Maud, che si scoprirà pronta a infrangere ogni limite, fino al martirio, pur di sostenere la causa. Una fervente presa di coscienza che, a ben vedere, risulta fin troppo repentina e forzata.

Forse per questo la prova di Carey Mulligan, al centro di una nutrita compagine di ottime interpreti, risulta tanto più convincente ed efficace quanto più si concentra sulla dimensione privata del suo personaggio, soprattutto nel ruolo di madre e moglie. I duetti tra lei e il marito Ben Whishaw sono i momenti più riusciti ed emotivamente coinvolgenti del film, che per il resto rimane un’operina opaca e priva di guizzi, gravata inoltre da un intento edificante che però non la riscatta dal rischio del didascalico. 

29/02/2016

Cast e credits

Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
106'
Produzione
BFI, Film4, Pathé
Sceneggiatura
Abi Morgan
Fotografia
Edu Grau
Montaggio
Barney Pilling
Musiche
Alexandre Desplat

Trama

Storia del Movimento femminista inglese di inizio Novecento visto attraverso gli occhi dell'operaia e attivista Maud.
L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt