The Mastermind

The Mastermind


Kelly Reichardt

Poliziesco | Usa
(2024)

Esiste una forma silenziosa di fallimento non attinente tanto all’errore, quanto alla distanza tra ciò che crediamo di essere e ciò che realmente siamo. Nel caso di JB Mooney (Josh O’Connor), la mente dietro l’operazione secondo Kelly Reichardt, si tratta dello scarto tra l’incolore padre di famiglia suburbano e l’arguto burattinaio a capo del furto d’arte, ovvero, dell’illusione di grandezza fatta motore di mediocrità. Con lucidità, Reichardt inquadra il sogno americano come una promessa di ascesa di cui raramente si indaga il rovescio più intimo: la convinzione ostinata e spesso ingenua di essere nati per qualcosa di più grande, di più rilevante e di più memorabile rispetto a ciò che la vita ci consegna nella sua concretezza. Ed è da questa crepa che costruisce “The Mastermind”, una pellicola che assume la forma dell’art heist movie solo per svuotarla dall’interno, rivelando non l’epica del colpo, ma la malinconia dell’autoinganno.

Nel Massachusetts degli anni 70, Mooney è un falegname dalla casa modesta, una moglie, due figli, e un presente che non lo soddisfa, ma senza che vi sia – almeno in superficie – nulla di esplicitamente opprimente. La sua insofferenza per il lavoro, per la precarietà economica, per la normalità di un’esistenza ordinaria, si condensa nell’idea del furto d’arte: non tanto una conquista materiale, quanto l’affermazione di quella che è la sua autopercezione, il protagonista rimasto per errore nel ruolo di comparsa, la sensazione che la vita non gli stia rendendo quanto realmente merita.

Il titolo, ironico, definisce l’ossimoro di un uomo che sovrastima costantemente impegno, merito, competenza: JB non è infatti un criminale professionista, né un uomo particolarmente brillante. Il museo locale è mal protetto, poco sorvegliato, custodisce dei dipinti di Arthur Dove che lo attirano in quanto promesse di un significato altro. Il piano stesso è approssimato, rudimentale, i complici raccolti quasi per caso. Su tutto, JB è contraddistinto da un individualismo declinato in ottusità, non è carente tanto di astuzia strategica, quanto nel concepire la complessità di ciò che non lo riguarda direttamente, nel non comprendere le persone che coinvolge, scambiandone l’indole con la funzione.

Reichardt contrappone l’individualismo spinto alla realtà collettiva del tempo: mentre nelle università e nelle strade si protesta contro la guerra in Vietnam, JB ne vive appena il rumore di fondo. Interpretato da O’Connor con neutralità opaca, costantemente disallineato e fuori tono, incarna qui la dicotomia più incisiva presa in disamina dalla regista, ovvero l’illusione di valore nella grande azione individuale a discapito della necessità di un agire comune. 

Nel momento in cui il furto fallisce e il film si riconfigura come un road movie dalla fuga scomposta, “The Mastermind” si apre a un movimento più diffuso, Reichardt mantiene la narrazione minima, ma la sottrazione si fa più radicale del solito, la progressione emotiva diventa trattenuta, diluita, a tratti quasi elusa. Il grigiore sospeso dell’inverno sostituisce l’autunno nostalgico del primo atto, il free jazz della colonna sonora si sfilaccia come eco della completa perdita di direzione del protagonista. Se da un lato questa rarefazione conferisce al film una discrezione di sguardo – un rigore che rifiuta consolazioni, facilità risolutive, drammi espliciti – dall’altro lascia intravedere un potenziale tematico più ampio che resta non del tutto espresso, soprattutto nel rapporto tra la vicenda individuale e il contesto politico e sociale degli anni Settanta. 

Ciò che “The Mastermind” mette in scena, però, rimane un tipo di fallimento raramente narrato: non l’epica del disastro, ma il dissesto di ciò che è ordinario, minimo, quotidiano. Reichardt osserva questo ristagno senza compiacimento né pietà, con uno sguardo che non giudica e non assolve, limitandosi a registrare la distanza tra il desiderio di essere eccezionali e la realtà dell’essere semplicemente umani. JB non impara. Non comprende. Non crolla. Nessun colpo di scena, nessuna morale, nessun riscatto. Solo un uomo che voleva essere qualcuno, e che resta esattamente ciò che era.

02/11/2025

Cast e credits

Titolo Originale
The Mastermind
Distribuzione
MUBI
Durata
110'
Produzione
Filmscience, MUBI
Sceneggiatura
Kelly Reichardt
Fotografia
Christopher Blauvelt
Scenografie
Anthony Gasparro
Montaggio
Kelly Reichardt
Musiche
Rob Mazurek
Costumi
Amy Roth

Trama

In un tranquillo paesino del Massachusetts negli anni '70, un falegname disoccupato diventato ladro d'arte dilettante pianifica il suo primo grande colpo. 
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