The Velvet Underground

The Velvet Underground


Todd Haynes

Documentario | Usa
(2021)

Todd Haynes e la musica. Il cinema e i Velvet Underground. Che il regista californiano sarebbe approdato, prima o poi, dalle parti di Lou Reed, John Cale, Nico e Andy Warhol era tutto sommato prevedibile. Tuttavia, restava aperto il modo in cui Haynes avrebbe approcciato la band e il suo mito, specie se consideriamo l’ecletticità della sua filmografia, nonché la presenza di almeno altre due opere ad ambientazione musicale, come “Velvet Goldmine” e “Io non sono qui“. Presentato all’ultimo Festival di Cannes, il documentario “The Velvet Underground” non è, però, un ritratto agiografico, né una ricostruzione fiction e nemmeno un racconto lineare dei trascorsi del gruppo; invece, mediante il magnifico, stordente uso-abuso dello split screen, associato a un altrettanto ipnotico utilizzo di filmati e musiche del periodo – è ricco il materiale recuperato dalla Factory warholiana –, Haynes ha provato a tradurre in cinema l’essenza della musica del combo di New York, giungendo a una sorta di copia carbone filmica del suo allucinato sound.

Protagoniste assolute del documentario non sono, dunque, solo le canzoni dei Velvet Underground, ma anche, soprattutto, l’avanguardia artistica newyorkese, nella quale, in modo del tutto coerente, Haynes ha collocato il sound del gruppo, in presa diretta dentro il suo ambiente, per così dire, perché irriproducibile altrove. Ed è proprio la variopinta comunità di artisti, fioriera di rotture con la tradizione e nuovi slanci in materia di cinema, pittura, videoarte, poesia e musica, il sostrato a cui si è appoggiato il regista per il suo lavoro, sposando l’oggetto del suo racconto col montaggio di un documento molto affine alle intenzioni di tali correnti, collocandolo così, simultaneamente, dentro e fuori dal tempo.

La musica dei Velvet Underground nasce, sostanzialmente, dalla fusione fredda di due composti con sensibilità solo in apparenza molto lontane: quella di Lou Reed, chitarrista newyorkese, studente di letteratura prestato al rock, e di John Cale, polistrumentista di formazione classica, originario del Galles, che giunge nella Grande Mela per avvicinarsi all’avanguardia musicale. Il sound così particolare e inclassificabile degli autori di “Venus in Furs”, “Sunday Morning” e “Sister Ray” trova una giunzione nelle liriche estreme e anticonvenzionali di Reed – che da vero poeta maudit di città racconta di rapporti sadomaso, bassifondi urbani e dipendenza dalle droghe pesanti – con la viola elettrica e psichedelica di Cale, alle quali si accompagnano i ghirigori chitarristici di Sterling Morrison e la batteria tribale di Maureen Tucker. La collaborazione con Andy Warhol, “produttore” del primo disco e creatore della celebre copertina (che identificherà lo stesso come il Banana Album), nonché con la cantante, attrice e modella Nico, rappresenterà per i Velvet Underground l’occasione per l’esordio discografico e gli stralunati concerti della Exploding Plastic Inevitable, lo show ideato dal celebre fondatore della pop-art.

Nel documentario, la presenza di persone legate in modo diverso ai Velvet Underground, come Merrill Reed Weiner, sorella di Lou, l’attrice Mary Woronow, musa di Warhol, o del musicista Jonathan Richman, fondatore dei Modern Lovers, permettono il racconto di aneddoti pubblici e privati, nonché di scandagliare le incomprensioni tra i membri del gruppo, fino al definitivo addio alle scene. Infiacchita dallo scarso seguito commerciale, dalla rottura con Warhol, nonché dai dissapori tra Reed e Cale – il primo propenso a una svolta pop, l’altro irremovibile prosecutore della vena più sperimentale –, la band si sfalderà una prima volta con l’allontanamento di Cale, “licenziato” da Reed per interposta persona (il malcapitato messaggero è l’altro chitarrista, Morrison), poi, con l’ingresso nel quartetto di Doug Yule, fino all’abbandono dello stesso Lou Reed, qualche anno prima di lanciarsi nella sua avventura solista.

Todd Haynes sceglie di presentarci la storia del gruppo e dei suoi componenti cadenzandola attraverso il recupero di filmati in bianco e nero – noti come gli Audition Tapes – girati nella Factory di Warhol, in cui i musicisti sono ripresi in primo piano, con sguardo immobile in camera, contrappuntati dagli spezzoni delle interviste ai superstiti della band, cioè Cale e la Tucker, nonché di altri artisti e musicisti, come Jonas Mekas, storico regista sperimentale scomparso nel 2019, a cui il documentario è dedicato, e La Monte Young, fondatore dei Dream Syndacate. È un tentativo di estrapolare l’anima dei protagonisti dal flusso di note, video, colori che impazza sullo schermo, frammentato e ricomposto come uno psichedelico puzzle. La rinuncia al materiale live della band, invece, è dovuta non solo alla limitata disponibilità delle riprese dei concerti dei Velvet Underground – però durante i titoli di coda assisteremo al duetto tra Reed e Cale in “Heroin”, con una silente (e bruna) Nico in ascolto – ma anche dalla volontà di Haynes, appunto, di lasciare all’avanguardia newyorkese la partitura principale. Aiutato, tra gli altri, dai film di Stan Brakhage e Maya Deren, infatti, Hayes scaraventa lo spettatore dentro il crogiolo crossover delle arti sperimentali della New York di metà anni Sessanta, in cui tutto sembra avvenire e riavvolgersi dentro un unico momento artistico, altrimenti intraducibile.

 

26/01/2022

Cast e credits

Distribuzione
Apple TV+
Durata
110'
Produzione
Carolyn Hepburn, Christine Vacho, Christopher Clements, David Blackman, Julie Goldman, Todd Haynes
Sceneggiatura
Todd Haynes
Fotografia
Edward Lachman
Montaggio
Affonso Gonçalves, Adam Kurnitz

Trama

La storia del leggendario gruppo di Lou Reed e John Cale vista all'interno dell'avanguardia newyorkese di fine anni Sessanta
A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso