The Host

The Host


Andrew Niccol

Fantascienza, Romantico | Usa
(2013)

“The Host” segna il casuale incontro tra due personalità diversissime e dalle alterne vicende. Da una parte la scrittrice Stephanie Meyer, “rea” di aver inculcato nelle nuove generazioni il culto dell’esangue (e in gran parte pudico) amore vampiresco tra Bella ed Edward nella saga di “Twilight“, dall’altra un regista discontinuo, di nicchia, amante della fantascienza che si trasforma in apologo sociale. La carriera di Niccol non ha conosciuto la fortuna globale della scrittrice di young adult perché, nonostante un esordio da sceneggiatore che si intitola “The Truman Show” e un primo film che è un piccolo cult, “Gattaca”, ha poi inanellato opere passate inosservate e dalla tiepida accoglienza critica (si veda anche l’ultima fatica, “In Time“).

“The Host” è un film con un budget da 40 milioni di dollari, realizzato con l’evidente scopo di incassarne il più possibile (probabilmente per convincere la Meyer a trasformare il romanzo in una trilogia), seguendo la scia di “Twilight” che, costato nel 2008 37 milioni di dollari, ne incassò oltre 392.

Sebbene Niccol abbia firmato l’adattamento per il grande schermo non si può non catalogare il suo quinto lungometraggio nella cartella “marchette”; ma anche lavorare con l’onesta volontà di timbrare il cartellino di un prodotto preconfezionato e pianificato a tavolino si può trasformare in un disastroso suicidio.

“The Host” narra le vicende in una Terra invasa da una forza aliena che insedia le proprie “anime” immortali nei corpi umani, controllandoli come burattini e sconfiggendo lo spirito dell’uomo. Queste anime non sono però bellicose, ma esseri pacifici che vivono in armonia con la natura, istituendo un sistema politico-economico che appare a metà tra il comunismo e il socialismo di stato. L’invasione non è però completa, visto che alcune sacche di resistenza si annidano nel deserto e in altri luoghi sperduti. Compito dei “cercatori” è quello di scovare gli ultimi umani e di innestarvi l’ultracorpo, proveniente da chissà quale pianeta dello spazio profondo. A Melanie Stryder, che si fa catturare per proteggere il fratellino, viene data un’anima che si fa chiamare Viandante e con la quale riesce a dialogare prima e a collaborare poi. La Viandante capisce i sentimenti umani di Melanie, scoprendoli in lei stessa e si fa convincere a fuggire per trovare le segrete gallerie allestite dallo zio in pieno deserto, dove potrà riabbracciare l’amato Jared e il fratello Jamie. La ragazza ha però gli occhi fosforescenti, specchio dell’anima aliena e, di conseguenza, non viene ben accolta dalla tribù di resistenti – sebbene il saggio zio Jeb intuisca che nella Viandante alberga anche l’identità umana di Melanie.

Niccol si affida alla fotografia patinata e pulitissima di Robert Schaefer, asettica sia negli spazi urbani, composti da vetro e acciaio, che in quelli desertici; stessa cosa si potrebbe dire dei primi piani degli attori protagonisti che mantengono inalterata l’inespressività di una bellezza imbalsamata e senza spirito sia che si parli di umani che di alieni. Saorsie Ronan e Debra Kruger ce la mettono tutta a non sfigurare troppo: la prima, combattuta tra l’essere basita del nuovo mondo e la didascalica voce off di Melanie, sembra semi-catatonica, mentre l’altra, oltre a serrare le mascelle e a digrignare i denti, non si impegna in altri segnali per farci capire la sua tenace aggressività. Per rimarcare questo aspetto, già didascalico di per sé, ci pensa un montaggio che alterna le sequenze di Melanie nella tana dello zio con la fermezza della Cercatrice che aspetta rinforzi in mezzo al deserto: coerenza spazio-temporale non pervenuta. Interessante il personaggio dello zio Jeb, interpretato con un filo di gas da William Hurt, che ha ricostruito la vita sottoterra, sfruttando l’energia geotermica, con tanto di grano coltivato (con un ingegnoso sistema di specchi riflettenti), pronto per la mietitura. Questo ritorno alla terra forzato, che esprime la bellezza della vita nel nostro mondo e le sue infinite risorse (le lucciole sulla parete, come le costellazioni del manto celeste), appare molto lontano dalle idee di Niccol e pertinente col primitivismo della Chiesa mormone della quale la Meyer fa parte. La strisciante xenofobia che permea “The Host” con gli uomini invasi perché deboli (e imperfetti), con una resistenza basata sullo spazio raccolto ed ecosostenibile non pare quindi casuale: addirittura, per un momento, l’anima della Viandante sembra decisa a darsi la morte, piuttosto che continuare ad abitare corpi non propri, in una sorta di eutanasia per espiare le proprie colpe millenarie. Naturalmente viene fermata dai pii uomini e re-incistata in un corpo morente, affinché anche lei possa vivere il suo sogno d’amore. In conclusione, la coesistenza è sì possibile ma solo qualora le “anime” si innamorino di noi umani: persino il nome, Viandante, diviene presto il ben più yankee Wanda, così per eliminare qualsiasi inquietudine aliena. 

L’assenza di una progressione drammatica o di qualunque escalation emotiva e psicologica sono i difetti centrali dell’operato di Niccol, sgretolando l’appiglio verso un cinema di fantascienza “adulto” e confinando “The Host” nell’enesima storiella di un amore che sconfigge ogni avversità per potersi ricostituire. Lontanissimi dalle contaminazioni vampiresche di Richard Matheson che con crudele fatalismo accettava la realtà dell’estinzione, la Meyer continua a infondere alle sue storie buoni sentimenti infidi e privi di logica. 

01/04/2013

Cast e credits

Titolo Originale
The Host
Distribuzione
Eagle Pictures
Durata
125'
Produzione
Chockstone Pictures; Nick Wechsler Productions; Silver Reel
Sceneggiatura
Andrew Niccol
Fotografia
Roberto Schaefer
Scenografie
Andy Nicholson
Montaggio
Thomas J. Nordberg
Musiche
Antonio Pinto
Costumi
Erin Benach

Trama

La storia è ambientata in un prossimo futuro in cui la Terra è stata occupata da una specie di parassiti alieni noti come 'anime'. Una di queste anime, Wanderer, si fonde con un essere umano morente di nome Melanie Stryder nel tentativo di far sopravvivere l'ultimo briciolo di umanità presente sulla Terra. Ma quello che Wanderer non si aspetta è che Melanie rifiuta di fondersi con l'alieno e di permettergli di impossessarsi della sua mente. La reistenza della donna permette all'alieno di vedere cosa contiene la sua mente, invasa da ricordi dell'amato, l'umano Jared, che vive da qualche parte nascosto in un rifugio. Wanderer decide così di mettersi alla ricerca di Jared per aiutare Melanie e per comprendere a fondo il segreto del loro amore.
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