The Rover

The Rover


David Michôd

Drammatico | Australia, Usa
(2014)

Dieci anni dopo un non specificato, misterioso cataclisma che ha spazzato ogni residuo della civiltà occidentale, dell’Australia non è rimasta che una sconfinata steppa desertica. Tra sabbia, polvere e sangue, un uomo dà convulsamente la caccia a quattro persone, colpevoli del furto di un’automobile, suo ultimo avere. Quando incontra il fratello, esangue, di uno dei ladri, lo porta con sé per farsi condurre nel loro nascondiglio.

“The Rover”, nuovo ritaglio di un futuro post-apocalittico, non dice niente di nuovo, ma quel (poco) che racconta sa raccontarlo bene. L’opera numero due di David Michôd segue il notevole “Animal Kingdom”, frutto di una felice convergenza di approcci – quello del reporter e quello del cineasta -, e riprova che il regista australiano è capace e ha sguardo. Di fatti, nonostante gli effetti di questo ennesimo disastro fittizio siano senza dubbio debitori delle atmosfere angosciose di Cormac McCarthy e riverberino vagamente gli echi raggelanti de “Il tempo dei lupi” – devastante manifesto del pessimismo antropologico hanekiano -, il peregrinare del feroce protagonista in un diverso e devastato “regno animale” sa farsi a suo modo duro e affascinante. Merito, probabilmente, del secco minimalismo di cui Michôd si fa interprete rigoroso nel governo della composizione delle inquadrature e della loro scansione, con l’attenta alternanza di tempi dilatati e concitati sprazzi di violenza, come anche del sintetico commento musicale, diviso tra il mimetismo con i rumori naturali e passaggi più invasivi. A corroborare l’impianto stilistico della messinscena sono poi schierati due ottimi interpreti, Guy Pierce e il sorprendente Pattinson che, alle prese con due ruoli difficili, perché svuotati di ogni possibile forza empatica, riescono a somatizzare le proprie sofferenze, ascrivendo al paesaggio scabro e monotono, alterato solo dal ciclico avvicendarsi del giorno e della notte, il ruolo di unico e muto elemento catartico.

Purtroppo, la carica tensionale accumulata grazie a una costruzione attenta e a un’abile gestione dei tempi narrativi viene delusa da un epilogo evidentemente svigorito e frettoloso che pare celare dietro gli intenti laconici alcune carenze che riguardano la scrittura dell’intera pellicola. Non a caso, dietro la potenza meramente visiva ed espressiva delle immagini, si sente la mancanza di un’idea forte, di un intento unificatore convincente, capace di inalveare l’opera, anche soltanto in chiave estetica o simbolica, in un discorso più robusto e consistente, e di affrancarla semmai dai suoi numerosi modelli.

08/12/2014

Cast e credits

Distribuzione
Koch Media
Durata
100'
Produzione
David Linde, David Michôd, Liz Watts
Sceneggiatura
David Michôd
Fotografia
Natasha Braier
Scenografie
Josephine Ford
Montaggio
Peter Sciberras
Musiche
Antony Partos
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