Tom à la ferme

Tom à la ferme


Xavier Dolan

Drammatico, Thriller | Canada, Francia
(2013)

Curioso come nel 2013 riscuotano consenso nei maggiori festival europei (Cannes e Venezia) due film differenti ma che convergono su alcuni comuni spunti, cioè “Lo sconosciuto del lago” di Alain Guiraudie e “Tom à la ferme” di Xavier Dolan. Entrambi sono estemporanee sortite nei territori del thriller di due autori di generazione diversa, entrambi dichiaratamente gay e che ai temi LGBT hanno dedicato i lavori precedenti (anche se Dolan ha più volte dichiarato che per lui l’omosessualità non è una tematica ma un fatto). L’opera di Guiraudie è una meditazione sulle conseguenze del desiderio che fa valicare al protagonista quella linea oscura che lo porta a rischiare la vita pur di mantenere vicino a sé l’amore appena trovato, sebbene sia accompagnato da una non tanto latente pulsione di morte. Il Tom interpretato con intensità e con spregio di qualsiasi accusa di narcisismo (che puntualmente sono arrivate) da Dolan stesso, invece, si fa risucchiare in un ambiguo e malato rapporto dal fratello del fidanzato defunto, nella campagna canadese. In entrambi i casi vi è un sottile quanto consapevole delirio masochista che nel film di Dolan, tratto dalla pièce di Michel Marc Bouchard, si evolverà in un jeux de massacre.

Il rapidissimo dolly questa volta non corre su uno scenario candido e glaciale con in sottofondo i trascinanti Moderat di “A New Error”, bensì su una più che normale strada in mezzo alla campagna, col commento della voce calda di Kathleen Fortin che canta “Les Moulins de Mon Cœur”. Al di là della notazione musicale, si potrebbe affermare che la cesura tra “Laurence Anyways” e “Tom à la ferme” sia innanzitutto cromatica: al variopinto mondo dei precedenti  film, che traboccavano di contrasti, illuminazioni al neon, fotografia calda (in ossequio a Wong Kar-wai), si sostituisce una realtà terrigna, dominata dai colori e dalle atmosfere campestri. Il marrone, il verde, il giallo ma anche una densità brumosa che non permette di guardare troppo lontano irretiscono lo sguardo di Tom, finto biondo che in un’emblematica sequenza si confonderà nel giallo delle spighe di grano.

Il protagonista arriva alla fattoria per prendere parte al funerale del suo fidanzato, morto in un incidente di cui non saranno mai chiarite le cause. Dilaniato dal senso di perdita e da un non meglio identificato senso di colpa, cerca di essere il più mansueto possibile con Agathe, la madre afflitta che lo accoglie come un amico/collega del figlio, l’unico a essere venuto dalla città per partecipare alla commemorazione. Tom capisce come la madre non abbia idea dell’omosessualità di Guillaume e, come controprova, Francis, fratello del morto, gli piomba addosso nel cuore della notte minacciandolo di farlo a pezzi se non mantiene il segreto.

Spaventato dalla violenza del ragazzo che sembra la parodia del redneck canadese, non di meno finisce più volte per provocarlo, inventando di sana pianta, davanti ad Agathe, la confessione sessualmente esplicita di Sarah, l’immaginaria fidanzata di Guillaume (in realtà la “ragazza delle fotocopie” nell’azienda pubblicitaria in cui lavoravano i due), oppure, meno volontariamente, suggerendogli come comportarsi con la madre. Al centro di questo strano triangolo ritorna quindi la figura-chiave del cinema dolaniano, in questo caso, donna solo apparentemente remissiva, chiusa in un microcosmo che la separa dal contesto circostante anche a causa dell’isolamento intorno a Francis, per un fatto del passato del quale nessuno vuole parlare. Tutte le tensioni accumulate sfociano in una scena drammatica e survoltata, un susseguirsi serrato di primi piani con il personaggio di Agathe che assurge a protagonista nel suo isterico sfogo.

“Tom à la ferme” non è un manifesto sulle differenze tra la vita in città e l’autenticità della vita in campagna, che è il pretesto che usa Tom per spiegare a Sarah (che improvvisamente arriva davvero) perché sia rimasto a lavorare alla fattoria, né sul bigottismo ipocrita dei piccoli paesi;  è piuttosto una variazione hitchcockiana che Dolan compie su alcuni dei suoi temi prediletti, a cui si aggiunge il lutto, elaborato in maniera tutt’altro che canonica. Il giovane regista québécois è ormai un uomo di cinema adulto, abile nel manipolare materiale non originale e adattarlo: per farlo asciuga la propria esuberanza visiva, marginalizza l’enfasi ad alcuni momenti più o meno utili (la lettera sul tovagliolo prima dei titoli di testa che, a conti fatti, riassume l’antefatto del film) e stende sullo scatto della cinepresa il teso commento musicale di Gabriel Yared che echeggia volontariamente la colonna sonora di Bernard Hermann di “Psycho”. Capolavoro di Hitchcock prontamente citato nella scena della doccia, quando Tom, angosciato dal regime di terrore impostato da Francis, immagina la sua comparsa (con un volto stilizzato senza occhi e senza bocca) che poi si rivela essere assolutamente non-violenta. E proprio nelle scene in cui la violenza irrompe, il formato dell’immagine passa al CinemaScope, così da allargare il quadro intimo fino ad allora considerato a uno sfondo naturale che è placido osservatore delle ossessioni che esplodono. In questo smaliziato gioco di suspense e tensione, dove l’elemento queer contamina e complica il jeux de massacre – si pensi ad esempio alla sensuale scena del tango, ennesima ripresa wonghiana – Dolan riflette sulla coperta di menzogne con cui ci copriamo davanti al mondo, anche attraverso il controverso e omofobico personaggio di Francis che, alla fine, capiamo dormire more uxorio insieme a Tom.

Da parte sua, il regista sembra smarrire e ritrovare se stesso come il suo personaggio: limita infatti il proprio stilismo, ma perdura la ricerca di un concept estetico duttile e personale. Avendo eliminato la parte vitale e originale del suo cinema, molti si sono esaltati parlando della “prova della maturità”, ma la quidditas dolaniana si reifica nella sua gioiosa immaturità e nella prodigiosa sfrontatezza con cui affronta ogni nuova opera. Che aspetteremo trepidanti.

05/12/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Tom à la ferme
Distribuzione
Movies Inspired
Durata
100'
Produzione
MK2, Sons of Manual
Sceneggiatura
Xavier Dolan
Fotografia
André Turpin
Scenografie
Colombe Raby
Montaggio
Xavier Dolan
Musiche
Gabriel Yared
Costumi
Xavier Dolan

Trama

Tom, un giovane copywriter, si reca in campagna per partecipare al funerale di quello che era stato il suo grande amore, Guillaume. Qui rimane scioccato nello scoprire che nessuno sappia di lui e dell'omosessualità di Guillaume, ad eccezione del fratello di quest'ultimo, Francis, che gli impone violentemente il silenzio.
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