Laurence Anyways

Laurence Anyways


Xavier Dolan

Drammatico, Melò | Canada, Francia
(2012)

Giunto al suo terzo lungometraggio in quattro anni Xavier Dolan è pronto per la prova della maturità. Dopo un esordio sorprendente in cui faceva i conti con sé stesso, con l’ossessione per la madre e per il proprio orientamento sessuale (“J’ai tué ma mère“, 2009), e un secondo film, ancor più stilizzato, in cui giocava intelligentemente con i cliché della commedia e dei ménage a trois cari a tanta nouvelle vague (“Les amours imaginaires”, 2010), con “Laurence Anyways” il baby-regista del Québec si sposta dal centro della scena, concependo il suo progetto più ambizioso senza esserne il protagonista.

Laurence Alia è un docente di letteratura trentacinquenne il cui primo libro di poesie sta per essere premiato e convive con una donna indipendente di nome Fred – gara di bravura attoriale tra Melvil Poupaud e Suzanne Clément. La sua vita sembra tranquilla, appassionato al suo lavoro, innamorato della ragazza con la quale convive in un equilibrio complice e idilliaco. Ciononostante, è possibile intuire l’instabilità emotiva del protagonista attraverso il riflesso filmico abilmente composto da Dolan, il quale, nel primo quarto d’ora, passa rapidamente in rassegna la quotidianità di Laurence con un montaggio sincopato ed ellittico, corredato da un attento uso del sonoro che, tra cambi di tono e di volume, sottolinea la crescente alienazione del personaggio, il suo distacco. La turbolenza finisce per esplodere nella confessione all’autolavaggio, dove l’uomo ammette a se stesso e a Fred di aver vissuto in una farsa per trentacinque anni. Che lui è una donna, intrappolato in un corpo con attributi in cui non si riconosce.

La sessualità e come ci si rapporta ad essa sono due dei fulcri dei film di Dolan, punti fermi che poi vengono sviluppati di volta in volta attraverso forme e codici differenti. In “Laurence Anyways” l’interessante non riguarda soltanto la questione del “gender”, la diffrazione della personalità in base alla collocazione sessuale (tema sviscerato anche da Almodovar), aspetto che viene trattato comunque con notevole cura per le dinamiche psicologiche tra i vari personaggi, quanto il lavoro che viene fatto sul genere cinematografico di riferimento. Infatti, la storia squadernata da Dolan porta con sé i topoi del melodramma: all’amore puro che diviene impossibile perché extra-coniugale o a causa delle differenze di classe, il regista canadese sostituisce la differenza di genere, l’accettazione (o meno) di un sesso in transito, di un corpo in trasformazione. Riflettendo in maniera non così lontana dal Cronenberg di “M. Butterfly“, che aveva però puntato sull’inquietante autoinganno della ragione, Dolan realizza un melodramma purissimo, logorante per come si estende senza posa verso il futuro con un unico leitmotiv: la certezza che due esseri continuino ad amarsi anche se impossibilitati ormai a stare insieme. L’odissea di Laurence è lunga i fondamentali dieci anni della sua trasformazione in donna, dal 1989 al 99, giro di boa di un secolo e di un millennio. Dopo il coming out cambia la percezione che il mondo ha di Laurence, e il coraggio non basta per risolvere il suo contraddittorio cammino per sentirsi pienamente se stessa. Mantenendo una costante tensione emotiva, anelando verso una felicità che si manifesterà solo in maniera transitoria ed effimera, Dolan muove i suoi personaggi nello spazio e nel tempo facendoli confligere – dopo la prima parte – nei momenti chiave della vita della scrittrice, piazzando in coda il loro primo incontro, ormai un ricordo spazzato via dal vento di un autunno incombente.

Difficile capire come e perché l’autore sia pervenuto a una storia che reca con sé le caratteristiche della summa artistica e del bilancio esistenziale. E ci si stupisce della compiuta padronanza della macchina filmica da parte di un autore ventitreenne, che è uno di quei sempre più rari registi che vogliono il controllo assoluto sulla propria opera non solo a un livello autoriale ma anche eminentemente pratico: scrive, dirige, monta, sceglie i costumi e le musiche. La sceneggiatura è un fiume in piena, i personaggi e le situazioni presentati nel corso della narrazione rimangono credibili nonostante Dolan abbia un debole per le scene madri e per un’enfasi stilistica debitrice a Wong Kar-wai, che regala guizzi surreali con fulminanti metafore annesse e veri e propri videoclip. Lo studio cromatico costituito da una sinergia tra costumi, scenografie e la fotografia iper-satura di Yves Bélange potenzia ogni immagine, veicolando un poliedrico gusto per la messa in scena che si mostra sempre cangiante. I peccati di Dolan sono, pertanto, tutti di generosità verso un personaggio in cui crede e il cui ritratto a tutto tondo è il manifesto di uno degli autori più giovani e sorprendenti degli ultimi anni.

“Laurence Anyways” è un melodramma dilaniante che riesce a non appesantirsi pur nella sua durata fluviale di due ore e quarantotto minuti. La narrazione cambia più volte pelle e scenari, perché l’esistenza di Laurence, che vive seguendo liberamente la propria identità di genere e sessuale, non può avere una direzione univoca: l’autore non dà mai risposte nette, preferendo mettere in evidenza la complessità e le sfaccettature di ciò che si definisce “normale”, provando a valicarne i limiti. Nel cuore serberemo la sequenza di Île au Noir, montata al ritmo elettronico dei Moderat, poiché l’onirica bellezza di quei vestiti variopinti che piovono dal cielo è il miglior biglietto da visita per il cinema spudorato e personale firmato da Xavier Dolan.

29/12/2013

Cast e credits

Distribuzione
Movies Inspired
Durata
168'
Produzione
Lyla Films, MK2
Sceneggiatura
Xavier Dolan
Fotografia
Yves Bélanger
Montaggio
Xavier Dolan
Musiche
Noia
Costumi
Xavier Dolan, François Barbeau

Trama

Nel 1989, mentre festeggia il suo compleanno, Laurence comunica alla sua fidanzata Fred che ha scelto di cambiare sesso e diventare donna, pur manifestando l'intenzione di continuare la loro relazione. Fred, dopo un iniziale tentennamento, accetta di rimanergli accanto e lo accompagna in un percorso difficile, tra il rifiuto della famiglia del ragazzo, la stigmatizzazione della società e le incomprensioni dettate dalla differente visione del mondo che si apprestano a vivere, con segreti e bugie
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