Tomboy

Tomboy


Céline Sciamma

Drammatico | Francia
(2011)

Luminoso e leggero come un’estate infantile, fisico come un ginocchio sbucciato, il secondo film di Céline Sciamma racconta la storia di Laure (Zoé Hérann), una bambina di 10 anni che approfitta del trasferimento della famiglia in un nuovo quartiere per completare la sua vocazione da maschiaccio (tomboy) presentandosi a tutti come Mickael. Mickael gioca bene a calcio, sa menare e difende la sorella minore se qualcuno le dà noia, conquistandosi l’amicizia di tutti e i sospiri dell’unica (altra) ragazza del gruppo, Lisa. Ma anche quando si portano i capelli corti i nodi prima o poi vengono al pettine…

 

La regista si colloca nella bellissima tradizione di film francesi sull’infanzia, con “Zero in condotta” di Vigo e “I quattrocento colpi” di Truffaut come numi tutelari. La sensazione di spontaneità nella recitazione dei bambini è ottenuta non con l’improvvisazione, ma con una sceneggiatura accurata, un sapiente montaggio e una eccezionale direzione dei piccoli attori. La scuola inizierà tra qualche settimana, quindi in quasi tutte le scene i bambini giocano: giocano alla bandierina, a obbligo e verità, a calcio, col pongo, con la schiuma mentre fanno il bagno (come in una delle scene più belle di “The Tree of Life”). La regista racconta che per ottenere ognuna di queste scene lasciava giocare per una decina di minuti i bambini, riprendendoli senza dirigerli, e solo quando il gioco era avviato si inseriva chiedendo loro le frasi della sceneggiatura. Il gioco viene poi mostrato nel film con un montaggio molto rapido rendendo bene il divertimento e l’affanno. Le due attrici principali sono bravissime: non solo Zoé, fisicamente perfetta per il ruolo e il cui raro sorriso vale pagine di dialogo, ma anche Malonn Lévanna che interpreta la sorella minore Jeanne e conduce in modo splendido l’unico piano sequenza.

 

Un film sull’identità sessuale non può non essere un film sul corpo (ma senza nulla a che fare per fortuna con le sofferenze di “Boys don’t Cry”). La macchina da presa circonda i protagonisti inquadrandone i giovani volti, i dettagli del corpo, senza mai allontanarsi troppo, e in questo rispecchiando il comportamento dei personaggi che, sia nelle dinamiche del gioco tra coetanei che in quelle familiari, hanno tutti relazioni molto fisiche, dall’abbraccio, alla lotta, al lavarsi e tagliarsi i capelli tra sorelle. Questi contatti, oltre a essere coinvolgenti a vedersi, sono un simbolo efficace del gruppo, dell’accettazione, della complicità. Solo nel momento in cui inevitabilmente il travestimento salta, una carrellata all’indietro segna una cesura e i personaggi iniziano a muoversi a distanze cinematografiche standard, rendendo benissimo la sensazione di un’intimità che si è spezzata. Da segnalare infine sullo sfondo la rinfrescante descrizione di una famiglia quasi inedita per il cinema, cioè contemporanea e normale, affettuosa, con difficoltà precarie ma senza drammi, con genitori che si impegnano ma possono sbagliare anche perché hanno molto da lavorare.

 

Il film è stato adottato per ovvi motivi dalla comunità GLBT (Gay Lesbian Bisex Transgender), vincendo premi “di categoria” da Berlino a San Francisco passando per Torino. La regista però non incasella la protagonista in nessun profilo specifico (vedi il finale) e racconta di appassionarsi alle storie di identità sessuale anche e soprattutto per motivi cinematografici: “Le storie di identità raccontano di doppie vite, di bugie, di sotterfugi, di relazioni intricate, di disvelamenti. Hanno elementi di suspense, di thriller: sono perfette per fare un film che sia allo stesso tempo d’autore e appassionante, mai noioso”. E’ il caso di “Tomboy”.

04/10/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Tomboy
Distribuzione
Teodora Film
Durata
82'
Produzione
Hold Up Films
Sceneggiatura
Céline Sciamma
Fotografia
Crystel Fournier
Scenografie
Thomas Grézaud
Montaggio
Julien Lacheray
Musiche
Para One

Trama

Laure, una bambina di 10 anni, approfitta del trasferimento della famiglia in un nuovo quartiere per completare la sua vocazione da maschiaccio (tomboy) presentandosi a tutti come Mickael. Dalla Francia una delle sorprese più piacevoli di inizio autunno

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