Tower Heist – Colpo ad alto livello

Tower Heist – Colpo ad alto livello


Brett Ratner

Commedia | Usa
(2011)

C’è in quel di Hollywood un circolo aureo di scribacchini che del cinema fa buon mestiere confezionando prodotti impeccabili, che regalano un intrattenimento a buon mercato. La scuderia di Bruckheimer e quella di Spielberg, sopra a tutti, hanno sfornato negli ultimi decenni talenti di questo genere, capaci di rivolgersi ad un pubblico amplissimo con diverse miscele di celluloide che giocano sull’equilibrio tra azione, comicità ed emozioni sempliciotte, il tutto però impacchettato con dovizia certosina. Se tra questi McG è l’ultimo della classe Michael Bay spicca, invece, per inventiva, lungimiranza, e attenzione nei confronti del suo pubblico lavorando dei prodotti perfetti per il target di spettatori cui si rivolge. Ai due si unisce il meno ambizioso Brett Ratner, autore di questo “Tower Heist – Colpo ad alto livello”, che dai tempi del semicult “Rush Hour” si è fatto strada tra televisione, videoclip e cinema tanto da regista che da produttore.

Guardando “Tower Heist” non possono non venire in mente “I soliti Ignoti” di Monicelli (la scena della lezione di “scassinaggio” sul tetto di un edificio ne è palese citazione/stupro) questa volta però è la New York della crisi finanziaria lo sfondo su cui si muove la strana coppia formata da Ben Stiller ed Eddie Murphy che, dopo essersi preso una lunga pausa dall’essere divertente, torna in grande spolvero sul grande schermo. La crisi finanziaria aleggia sullo sfondo della pellicola ed il cattivo di turno non può che essere uno squalo della finanza in stile Bernie Maddoff che ha, tra i tanti, frodato un gruppo stravagantemente eterogeneo di impiegati della Tower Heist, un grattacielo residenziale d’alto lusso nel cuore della grande mela. I lavoratori non ci stanno e si ribellano: ecco nata la banda di vendicatori dell’era finanziaria!

Ratner però è pigro. Si accontenta di portare a casa la giornata dirigendo disciplinatamente un film dall’alto potenziale comico che deflagra, invece, solamente in rare occasioni tra buchi di sceneggiatura così  grandi da poterci far passare attraverso tutto il “Titanic” di Cameron con tanto di  Winslet e DiCaprio ad abbracciare il vento sulla prua. Ratner è pigro, e si accontenta di mettere in piedi una commedia per uno spettatore che deve spengere il cervello e godere di episodiche accelerazioni e prendere le metafore qua e là lanciate dal regista (quella scacchistica in primis) per quel che valgono, ovvero niente. Ratner è pigro ed infila nel film una serie di scene solo perché certi ingredienti non possono essere tralasciati: la storia d’amore tra Kovacs (Ben Stiller) e l’agente FBI Denham (Tea Leoni), le venature agrodolci ed il faccione di Affleck.

Nell’era del fastfood cinematografico non è alla fine questo un film che genera scandalo, ma può risultare anche gradevole nel suo essere un piccolo film su piccole persone. Passerete però sicuramente una serata migliore andando nella sala a fianco dove stanno proiettando “Miracolo a Le Havre“.

27/11/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Tower Heist
Distribuzione
Universal
Durata
104'
Produzione
Brian Grazer, Eddie Murphy
Sceneggiatura
Ted Griffin, Jeff Nathanson, Adam Cooper, Bill Collage
Fotografia
Dante Spinotti
Scenografie
Kristi Zea
Montaggio
Mark Helfrich
Musiche
Christophe Beck
Costumi
Sarah Edwards
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi