Transformers 4 – L’era dell’estinzione

Transformers 4 – L’era dell’estinzione


Michael Bay

Azione, Fantascienza | Cina, Usa
(2014)
Sono tornati i robot alieni Transformers, è tornato Michael Bay (dopo la parentesi soprendente “Pain & Gain“), e anche a questo giro di giostra non cambieranno parere sostenitori e acerrimi nemici della saga sci-fi action e del modo di intendere il cinema del regista californiano. Il capitolo tre (“Dark of the Moon“) era consciamente summa e sintesi delle caratteristiche del franchise multimilionario e della nuova estetica digitale inaugurata da Bay. Difficile dire qualcosa di più. Difatti questo quarto episodio segna una battuta d’arresto, è un passo indietro rispetto al precedente.

Il cast (umano) completamente rinnovato, senza guadagnarci granché (Whalberg nel ruolo dell’inventore fallito non è credibile, sul cast di teenager meglio stendere un velo) segna la volontà di distaccarsi quasi del tutto dai film precedenti, ambizione confermata dalla sceneggiatura (del “solito” Ehren Kruger) che opera una sorta di reboot-sequel della saga: sconfitti i malvagi Decepticon, gli Autobot sono braccati dagli umani, che cercano cieca vendetta dopo il disastro di Chicago (si veda il terzo film) e vorrebbero annientarli. Ma non sono i soli a dare la caccia ai robottoni: dallo spazio siderale spunta un temibile cacciatore di taglie, Lockdown, incaricato di riportare Optimus Prime ai suoi “creatori”. Dulcis in fundo, un industriale senza scrupoli (un divertito Stanley Tucci che modella il suo personaggio su Steve Jobs) clona la tecnologia Transformers, scoprendo un segreto nel loro passato, e crea un nuovo esercito di robot per scopi bellici. In mezzo ci si mette uno squinternato e povero inventore texano, assieme alla sua famiglia (figlia più fidanzato scavezzacollo) che ha la “sfortuna” di ospitare il leader degli autobot nella sua fattoria. Quello che segue è talmente contorto e assurdo da non poter essere spiegato (a partire dall’inserimento dei dinosauri-robot Dinobot, tanto cari ai fan della saga, quanto inutili e ridicoli nell’economia del racconto), ma non è quello che importa al regista.

Ancora una volta l’importante, per Bay, è spingere all’eccesso la componente visiva, sovraccaricando ogni immagine di elementi digitali (e sonori), in uno spettacolone dalla durata monstre (ben centosessantacinque minuti) che delizia o satura già dopo la prima mezz’ora, in un delirio catastrofico iconoclasta che non risparmia nessuna città o continente (nell’ultima, memorabile, mezz’ora Pechino viene letteralmente “aspirata” da una gigantesca astronave aliena). Il tono, rispetto alla precedente trilogia, si incupisce, svanisce l’alchimia tra ironia e azione, aumenta la dose di violenza (giustificata dal fatto che a scontrarsi sono personaggi creati al computer) e turpiloquio, e il film assume i connotati di un disaster movie fracassone e ambiguo (stavolta i veri “nemici” sono gli umani, avidi e vendicativi, al contrario del goliardico agente governativo interpretato da John Turturro nelle pellicole precedenti) in cui patteggiare per i terrestri diventa sempre più difficile. Forse anche questo fa parte delle intenzioni di Michael Bay, in quello che senza dubbio è il film più “concettuale” e “teorico” della saga (non a caso inizia in un cinema in disuso), ovvero slegare completamente la macchina-cinema dall’elemento umano, in un cortocircuito visivo senza via di ritorno. Stavolta i personaggi digitali stanno in scena molto più dei loro alleati umani, e il film assomiglia a un gigantesco cartoon live action in cui non le leggi della fisica e di causa-effetto sono completamente sovvertite (difatti il finale prelude ad un capitolo cinque interamente ambientato nel pianeta natale dei Transformers, che, a conti fatti, è il conseguente passo più logico) Difficile a questo punto (soprattutto per il pubblico adulto) sospendere l’incredulità, e anche la tensione è inesistente in questo quarto episodio “di passaggio” (imparentato con il debole e disequilibrato “La vendetta del caduto“), in cui non basta accampare qualche tema “creazionista” nello stile di “Prometheus” (nel promettente incipit scopriamo che la causa dell’estinzione dei dinosauri è legata a quella della comparsa dei robot alieni) per dare spessore e interesse all’insieme.

Resta, come già scritto, l’imponente ed estenuante spettacolo visivo, che, se gustato nella giusta sala (magari in ottimo 3D) sicuramente non deluderà i fan dell’epopea fantascientifica.

16/07/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Transformers: Age of Extinction
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
165'
Sceneggiatura
Ehren Kruger
Fotografia
Amir Mokri
Scenografie
Jeffrey Beecroft
Montaggio
Paul Rubell, Roger Barton, William Goldenberg
Musiche
Steve Jablonsky
Costumi
Marie-Sylvie Deveau

Trama

Dopo aver salvato il nostro pianeta in ben tre occasioni, gli alieni metallici Autobot, capitanati dal prode Optimus Prime, sono braccati dagli umani che tentano di clonarne la tecnologia per scopi bellici. Troveranno aiuto in un umile meccanico e la sua famiglia. Ma i temibili Decepticon tornano all'attacco...
Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi