Travolti dalla cicogna

Travolti dalla cicogna


Rémi Bezançon

Commedia | Belgio, Francia
(2011)

Sembra che la distribuzione italiana stia cercando di pescare il jolly proponendoci sempre più spesso commedie francesi nel tentativo di replicare il successo al botteghino di “Quasi amici“. Ma nemmeno oltralpe sono organizzati per certi miracoli. Almeno abbiamo la possibilità di vedere oggetti interessanti come questo “Un heureux événement”, il cui titolo italiano suona un po’ truffaldino, dando l’idea di una commedia spensierata sui piccoli inconvenienti dei nove mesi. Il film di Rémi Bezançon, tratto dal romanzo “Lieto evento” (Marsilio) di Eliette Abécassis, invece è qualcosa di più. Non contiene l’estro politicamente scorretto e il divertimento del film di Nakache e Toledano, ma ha dei punti di contatto con la prima parte di un’altra recente opera francese come “La guerra è dichiarata“, con una storia e degli intenti chiaramente diversi e senza la stessa inventiva formale del film della Donzelli, ma condividendone certe atmosfere e il punto di vista femminile.

Una variazione sul tema delle commedie sulla maternità, evidenziando la prospettiva più amara, disincantata, ironica e per alcuni aspetti tragica. Al centro Barbara, una giovane laureanda in filosofia, che nonostante le letture impegnate si sente impreparata di fronte alla vita, al diventare madre in particolare, forse per il rapporto conflittuale con i suoi genitori. Come detto, il punto di vista è principalmente femminile, evidenziato dalla voce narrante della protagonista che ci racconta il mutamento del corpo, strumento violato, analizzato, anestetizzato e infine mutato. Il dramma è quello raccontato dalla stessa autrice del libro, “l’impressione che non mi avessero detto la verità su quello che succede quando si ha un figlio”.

Pur non essendo madre, Louise Bourgoin è chiamata a un grande lavoro fisico che ricorda quello di Isabelle Carré ne “Il rifugio” (che invece era veramente incinta) e ne esce un’interpretazione sentita e riuscita. A cambiare sono anche i rapporti col compagno, inizialmente fiabeschi – molto carino il corteggiamento cinefilo nella videoteca dove lui lavora – e poi orientati a un reciproco egoismo, alla difficile gestione degli spazi dopo l’arrivo della terza entità. Non mancano incomprensioni e confronti generazionali femminili di Barbara con la propria madre e la suocera in particolare, e in parallelo con le coetanee.

La forza del film sta nel non prendersi troppo sul serio, nel mantenersi in equilibrio, ma soprattutto nel tratteggio dei personaggi, nei loro aspetti fisici e umani, in particolare della protagonista, nella precisione con cui entriamo nei suoi mutamenti d’umore, passando da uno spettro all’altro dei sentimenti, a volte semplicemente con soluzioni di montaggio, altre volte con sequenze più elaborate (la notte di ebrezza e libertà con le conseguenze del giorno dopo). Gioie, dolori, paure, nevrosi, frustrazioni, perplessità, solitudine, la presa di responsabilità si mescolano finché il tema si sposta leggermente, passando dalla commedia sui piaceri e i piccoli drammi del diventare genitori a un rapporto più complesso genitori-figli con una crasi, anche cromatica, tra il prima e il dopo.

L’andamento è però altalenante: momenti ironici particolarmente riusciti come la scelta del nome (nulla a che vedere col torneo di “Aprile” di Nanni Moretti) si mescolano a cali di ritmo e alcune lungaggini che fanno arrivare in fondo col fiatone e con una certa prevedibilità. Ma anche una commedia come questa, con i suoi cambi di registro, la sua attenzione per la colonna sonora e per la costruzione dei personaggi, riesce a risultare più gradevole del pantano in cui si invischiano quelle nostrane più recenti, indecise tra ritmi televisivi, personaggi-macchietta o i soliti vorrei ma non posso. La regia di Bezançon si muove sul confine tra l’essere partecipe e diventare spettatore senza risparmiare momenti di ostentato verismo (il parto, l’allattamento), ha il merito di riuscire a comporre un film onesto e soprattutto disincantato, che, pur con qualche virata sul melenso, si sofferma sui particolari più prosaici del diventare genitori e lo fa anche grazie a due ottimi interpreti.

31/07/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Un heureux événement
Distribuzione
Gaumont
Durata
107'
Produzione
Mandarin Films
Sceneggiatura
Rémi Bezançon, Vanessa Portal
Fotografia
Antoine Monod
Scenografie
Maamar Ech-Cheikh
Montaggio
Sophie Reine
Musiche
Sinclair
Costumi
Marie-Laure Lasson, Christian Schnezler

Trama

Barbara è una laureanda in filosofia, Nicolas è impiegato in una videoteca. Tra i due è subito amore e la loro storia ha contorni fiabeschi. Quando decidono di avere un figlio vengono messi di fronte alle responsabilità, ai problemi e agli imprevisti legati al diventare genitori, che metteranno in discussione anche il loro rapporto.
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