Venom

Venom


Ruben Fleischer

Azione | Usa
(2018)

Venom

La questione più interessante dell’attuale corso produttivo cinematografico, quello in seno alle grandi major, è capire cosa stiano facendo per far rimanere alto l’interesse di pedine artistiche tutto sommato (quasi) ininfluenti ai fini della riuscita dello sforzo produttivo diretto alla sala. Registi, sceneggiatori, direttori della fotografia (e tutto lo staff annesso), attori, finiscono per essere partecipi di prodotti che quasi ne annullano le caratteristiche artistiche. Si pensi al tocco ininfluente di Bayona per “Jurassic World 2“, all’episodio di “Fast & Furious” girato da Wan e indistinguibile dagli altri.

Discorso analogo si potrebbe fare per l’apparizione di Tom Hardy in “Venom”, produzione Columbia (dunque Sony) e sganciata dal franchise dei Marvel Studios: l’attore britannico da “Bronson” a seguire aveva intrapreso una carriera misurata tra il blockbuster d’autore (Nolan e Iñárritu) e un cinema sempre chiaramente pop, ma interessato a platee laterali (“Locke“, “La Talpa“). Questione che andrebbe affrontata altrove, dall’approfondimento non delegabile soltanto a questioni di cachet, ma anche al flusso del nuovo corso produttivo avviato dal filone  supereroistico legato al destino del cinema in sala.

Tom Hardy impone il livello recitativo su un piano diverso, ma la sua qualità è indubbia e comunque non salva questo “Venom” dallo sconfortante risultato finale. La storia di Eddie Brock, giornalista d’inchiesta infettato da un organismo alieno in grado di alterarne la forma e la capacità fisica, mostra la sua debolezza sia nella sua componente visiva che testuale. Certo non può dirsi un problema di budget quando quest’ultimo è pari a 100 milioni di dollari, una cifra discreta che però restituisce uno sforzo minimo, incurante della pochezza tecnica. “Venom” è un film già vecchio, ancorato a modalità narrative che erano già stanche all’inizio degli anni Duemila. Possibile che non si sia accorto di quanto il cinecomic si sia spostato dal modello detestabile dei “Fantastici 4” (2005)?

Lo spettatore rivive ancora una volta la genesi dell’eroe, l’incontro col suo alter ego (in questo caso Venom ne è un doppio), la rinuncia e poi l’accettazione. E tutto questo senza sapere che al di là del profilmico il cinefumetto dei superheroes sfonda la quarta parete (“Deadpool“), impone dei canoni autoironici (“Guardiani della Galassia“) o si reinventa autoriale (“Glass”). “Venom” non riesce a uscire dal compitino già scritto e a poco vale l’apporto di Hardy se il baraccone non sta in piedi.

 

Il trauma più grande del film risiede nella scadente impostazione da commedia derivante dalle fila Marvel, esecrando l’apparato horrorifico che un personaggio come Venom genera. Il rated R è scampato. Al prezzo però di scenette stucchevoli in attesa di mettere in scena l’effetto speciale, con svilenti cadute trash (il bacio col Venom femminile). Purtroppo anche il comparto digitale fa fatica ad adattarsi, alternando risultati decenti ad altri insopportabili, ricordando il digitale farlocco e b-moviesh di Paul W. S. Anderson. Che “Venom” voglia sembrare serie b lo dimostrano gli schemi in cui sono chiuse le rappresentazioni (un antagonista ricco e malvagio, la multinazionale che opera illeciti, gli scagnozzi che le prendono) ma che finiscono per sclerotizzare il tutto e mostrarne i limiti più che le scelte.

La mano incolore di Ruben Fleischer non può che adattarsi, con onestà, a un progetto che sembra fallire nel pantano della produzione proprio in termini di sforzo artistico. Ultimi prima di questo sono stati “La Torre Nera” e “La Mummia“. Inutile aspettarsi una gestazione interessante della dualità di Venom, tema completamente castrato, implementato su una psicologia piattissima (Venom vuole salvare la Terra perché tra i suoi simili è uno “sfigato”). L’ultima parola sarà indubbiamente del box office, ma sembra che anche a puntare sul sicuro modello di business attualmente in uso (il film evento).

04/10/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Venom
Distribuzione
Sony Picture Entertainment Italia
Durata
112'
Produzione
Columbia Pictures, Marvel Entartainment
Sceneggiatura
Will BEall, Kelly Marcel, Jeff Pinkner, Scott Rosenberg
Fotografia
Matthew Libatique
Scenografie
Oliver Scholl
Montaggio
Maryann Brandon, Alan Baumgarten
Musiche
Ludwig Göransson
Costumi
Kelli Jones

Trama

Il giornalista Eddie Brock, durante un'indagine su esperimenti illeciti, viene conteminato da un parassita alieno che scatenera in lui una dualità feroce.
Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli