Viaggio nell’isola misteriosa

Viaggio nell’isola misteriosa


Brad Peyton

Avventura | Usa
(2012)
Jules Verne da una parte e Dwayne “The Rock” Johnson dall’altra sono entrambi due certezze. Il primo di un’avvincente storia picaresca, di una recitazione sciatta il secondo. A decidere le sorti di questa equazione su cui si regge “Viaggio nell’isola misteriosa” è il deciso intervento del regista Brad Peyton che – se siete fortunati – non ricorderete per “Cani & gatti – la vendetta di Kitty” (2010), suona male e alla prova dei fatti è ancor peggio di quanto possiate immaginare, e che con questo secondo episodio della saga cinematografica di viaggi verso l’impossibile ispirati ai romanzi dello scrittore francese Verne cuoce a fuoco alto nel calderone del suo immaginario un piatto misto dal gusto troppo forte.

Quasi fosse un episodio minore della serie “Lost”, quasi ispirata da una turbolenta indigestione stevensoniana, quasi al modo d’una lunga catena di sant’Antonio di informazioni e notizie inanellate che si succedono l’un l’altra arrivando sempre nel momento più opportuno la pellicola procede mandando avanti forzatamente una trama agghindata ad hoc coi belletti della peggior fucina hollywoodiana. Gli effetti sciatti nell’era del cinema digitale risaltano subito anche all’occhio dello spettatore meno smaliziato che provando a concentrarsi sulla storia intrisa d’un esotico che oramai sa di posticcio si trova sperduto in un oceano di cattive trovate (The Rock che con tanto di ukulele alla mano intona “What a wonderful world” valga da esempio sopra a tutto il resto). Tra i salti mortali che Peyton prova a fare per rendere il tutto intrigante poco resta di intentato, nei risultati poco resta di convincente al di là di quei luccicanti specchietti per le allodole cinematografiche che alla fine dei conti sembrano essere state catturate (240 miliondollari di incassi contro ad un investimento di 80).

Chiamatelo “film per ragazzi” se volete, io dico piuttosto “spazzatura” perché di interessanti lavori dedicati anche ai più giovani ne possiamo trovare in abbondanza anche solo nella passata stagione cinematografica (partendo dalle spielberghiane avventure di Tintin) mentre ora ci troviamo a fronteggiare il puro male fattosi celluloide nell’incarnazione d’un fastfood cinematografico: siediti e prendi la tua porzione d’avventura in formato famiglia senza dover chiedere e chiederti nulla, senza il bisogno di porre domande, senza nulla più di quello che scorre sulla pellicola. Se la lezione che uno dei grandi del cinema dei nostri giorni vorrebbe regalarci con “Hugo Cabret” sta nella potenza immaginifica che la settima arte può suscitare tanto da stravolgere la vita di chiunque ora ci troviamo dinanzi alle soglie del cimitero dei sogni. Alla effettiva morte celebrale degli spettatori. R.I.P.

01/03/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Journey 2: The Mysterious Island
Durata
94'
Produzione
Beau Flynn
Sceneggiatura
Brian Gunn, Mark Gunn
Fotografia
David Tattersall
Montaggio
David Rennie
Musiche
Andrew Lockington
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi