CAST & CREDITS

cast:
John Krasinski, Maya Rudolph, Catherine O'Hara, Jeff Daniels, Maggie Gyllenhaal, Chris Messina

regia:
Sam Mendes

durata:
98'

sceneggiatura:
Dave Eggers, Vendela Vida

fotografia:
Ellen Kuras

scenografie:
Jess Gonchor

montaggio:
Sarah Flack

costumi:
John A. Dunn

musiche:
Alexi Murdoch

American Life | Recensione | Ondacinema

American Life

di Sam Mendes

commedia, Usa/Uk (2009)

di Alex Poltronieri

Voto: 5.5
Acuto osservatore della società americana e del nucleo famigliare in tutte le sue sfaccettature, Sam Mendes torna a parlarci di una giovane coppia, confusa e in cerca di qualche certezza. Ma pare realizzare la controparte positiva e intinta nella melassa del crepuscolare melodramma "Revolutionary Road", di cui viene capovolta la tesi. Là la coppia e il matrimonio erano visti come la tomba di tutte le ispirazioni e libertà, qua la "salvezza" è riposta nell'amore reciproco tra due persone. Burt e Verona, poco più che trentenni, non sanno che fare nella vita e sono in attesa di un bebè. Alle soglie di questo grande evento decidono di intraprendere un viaggio in lungo e in largo per gli States, alla ricerca di una "casa", di una famiglia, per loro e il bambino che aspettano.

Mendes adotta la prevedibile struttura del road movie (vedi il sopravvalutato "Little miss sunshine") per avanzare la sua zuccherosa teoria, e pone i personaggi davanti ad uno schematico percorso a tappe, ove incontrano diversi spaccati di vita, tutti egualmente disfunzionali, squilibrati o comunque inadatti per Burt, Verona e il loro bimbo. Dai genitori di lui (Jeff Daniels e Catherine O'Hara), egoisti e superficiali, ad una vecchia amica di Burt (Maggie Gyllenhaal), invaghita di un guru new age, sino a dei conoscenti a Vancouver, incapaci di avere propri figli, circondati da un'allegra combriccola di infanti adottati. Una serie di macchiette più o meno riuscite, e alla lunga ripetitive (però la Gyllenhaal, che rifiuta di utilizzare il passeggino e copula davanti al neonato perché "così è la natura" strappa un sorriso) incapaci di amare sé stesse e quindi gli altri, che spingerà Burt e Verona a trovare la forza per andare avanti, nel bene e nel male, nella loro unione.

Il film, che porta la firma in sceneggiatura dell'illustre scrittore statunitense Dave Eggers (autore dell'altrettanto didascalico "Nel paese delle creature selvagge"), è senza dubbio garbato, ma quasi fastidioso nella sua carineria. Girato con uno stile a là "Sundance", con tanta macchina a mano, attori televisivi semi sconosciuti (Krasinski e la Rudolph sono abbastanza antipatici a dirla tutta, e le battute sulla vagina non fanno ridere!), belle cartoline e un'invadente colonna sonora "indie" (del songwriter scozzese Alexi Murdoch), è il classico cocktail, realizzato ad hoc per accontentare ogni tipo di palato. In definitiva, un bel passo indietro nella carriera di Sam Mendes, che con "Jarhead" e "Revolutionary Road" pareva essere giunto ad una sorprendente maturità.