Benvenuti al Sud

Benvenuti al Sud


Luca Miniero

Commedia | Italia
(2010)
Nel momento in cui scrivo, il film in questione ha sostanzialmente sorpassato per tre volte il ben più blasonato “Inception” nel box-office italiano relativo al weekend scorso (si parla di 3 milioni a uno di incasso). E l’errore più grossolano sarebbe quello di considerare perciò “Benvenuti al Sud” alla stregua di un cinepanettone con l’uscita anticipata e la risposta di pubblico leggermente più ridimensionata. Ma sarebbe anche questo “ragionare per cliché“. 
  
Quindi il film di Miniero, più che remake diciamo “rivisitazione” spaghettomandolino del francese “Giù al Nord” (postilla: curiosa la proposta di titolo italiano che congiunge sia l’originale francese “Bienvenus chez les Ch’tis” che quella tradotta), a conti fatti ce la mette in saccoccia pure a noi. 
O meglio, a chi pensa che, siccome si tratta di una commedia italiana, e siccome si tratta di una commedia italiana costruita sui clichè, si finirà irrimediabilmente per finire risucchiati in un vortice di banalità, gag scontate, dialoghi annacquati e happy-end di infima lega.
D’altronde, i più (brrr) “autoriali” Veronesi e Brizzi da questo punto di vista ci hanno abituato abbastanza male, direi. 
 
E invece si esce dal cinema col sorriso sulle labbra di chi non è andato sicuramente alla pretesa né alla ricerca del capolavoro e s’è trovato sullo schermo una commedia intelligente, ben costruita, pronta ad accelerare sul grottesco quando serve per far risaltare al meglio l’effetto comico (le scene si sprecano: la gag della carrozzina, i preparativi pre-partenza di Bisio, la superba ed esilarante carrellata nel “ricostruito” quartiere di Castellabbate dove si inscena una cinematografica rappresentazione dei luoghi comuni del Sud Italia), disposta a scivolare (ma il minimo possibile) sul retorico per accontentare chi da questo tipo di film vuole l’esaltazione dei buoni sentimenti, per poi invece innalzarsi dalla media dei prodotti/paccottiglia nostrani con una sceneggiatura briosa, asciutta e piena di battute se non memorabili quanto meno simpatiche (“Sud Italia? Ma tipo Bologna?”, “Andiamo in un posto bellissimo, Chateaux de la Baix”, “E adesso cos’ha detto sto tipo? Eh, dottò, questa non l’ho capita nemmeno io”). Roba che, anestetizzati da anni e anni ricorrenti di gag scatologiche e doppi sensi penosi, ci risulta persino inaspettata. 
 
L’andamento della storia riprende sostanzialmente quella del già citato originale transalpino, inclusi gli spaesamenti linguistico/dialettali (resi qui dal personaggio di Salvatore Misticone), la caratterizzazione “a macchietta” degli autoctoni coi quali il protagonista si scontra e poi incontra (e nei quali ritroviamo quel Giacomo Rizzo che anni fa Sorrentino aveva salvato dall’oblio delle commedie sexy facendolo diventare infimo – e perfetto – strozzino), l’abile gioco di riappropriazione dei clichè ad uso comico, equilibrando e smorzando i toni (per ogni campano che urla, gioca a calcio e beve caffè, c’è un lombardo che fa le ronde, non dice parolacce e si mette il corsetto antiproiettile).
 
Il finale poi, complici anche le buone interpretazioni di Bisio e – soprattutto – dei comprimari, non stucca e, più che di un intento didattico, si fa portatore di una morale antiretorica e antimoralista.
Proprio come per il film: basta poco, che ci vuole.

07/10/2010

Cast e credits

Distribuzione
Medusa
Durata
101'
Produzione
Cattleya, Constantin Film Produktion, Medusa
Sceneggiatura
Massimo Gaudioso
Fotografia
Paolo Carnera
Scenografie
Paola Comencini
Montaggio
Valentina Mariani
Musiche
Umberto Scipione
Costumi
Sonu Mishra

Trama

Alberto, capo ufficio postale in una nebbiosa cittadina lombarda, sogna Milano ed è disposto anche a fingersi handicappato per arrivarci. Una volta scoperto, viene spedito "per punzione" in un paese minuscolo vicino Napoli. Incubo? Non è detto...
L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica