Recensioni

Che - L'argentino

di Steven Soderbergh

biografico, Usa/Francia/Spagna (2008)

CAST & CREDITS

cast:
Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Edgar Ramirez, Jorge Perugorría, Elvira Mínguez, Santiago Cabrera, Victor Rasuk, Armando Riesco

regia:
Steven Soderbergh

distribuzione:
Bim

durata:
126'

sceneggiatura:
Peter Buchman, Ernesto 'Che' Guevara

fotografia:
Steven Soderbergh

scenografie:
Antxón Gómez

montaggio:
Pablo Zumárraga

costumi:
Sabine Daigeler

musiche:
Alberto Iglesias

Che - L'argentino | Recensione | Ondacinema

Che - L'argentino

di Steven Soderbergh

biografico, Usa/Francia/Spagna (2008)

di Dario Seghizzi

Voto: 6.5
"Che - L'argentino" è il primo episodio dell'ambizioso progetto dedicato alla vita di Ernesto Guevara De La Serna, allestito da Steven Soderbergh. Un progetto che ha avuto una gestazione assai lunga e travagliata (durata circa sette anni) dovuta per lo più alle lunghe ricerche svolte sulla vita e la morte del protagonista dal regista e dai suoi collaboratori, i quali alla fine si sono ritrovati tra le mani una mole di materiale talmente imponente da convincerli a realizzare un'opera divisa in due parti.

Guardando "Che - L'argentino", il primo carattere che balza all'occhio è quello della discontinuità temporale, si salta infatti, con legami semantici connessi tra loro unicamente dalla comprensione del sentimento rivoluzionario, dai momenti della guerriglia sulla Sierra Maestra avvenuta tra il 1957 ed il 1958 al discorso che il Che tenne alle Nazioni Unite nel 1964. La discontinuità in questione di certo non giova alla scorrevolezza del racconto ma d'altra parte la sterminata quantità di informazioni ed aneddoti che sono stati raccolti e che volevano essere raccontati, ha obbligato il regista a "frullarli" in un modo che, più che discutibile, può essere considerato leggermente confusionario.

Al di là di questo, a Soderbergh va riconosciuto il merito di aver realizzato un film su un personaggio leggendario senza essere stato minimamente attirato dal (in questi casi assai tentatore) facile approccio celebrativo, privilegiando invece la rappresentazione del lato più umano del protagonista (la debilitazione dovuta all'asma, la volontà di alfabetizzare i soldati, l'umiltà dell'essere medico tuttofare e comandante militare allo stesso tempo) impersonato da un notevole Benicio Del Toro, il quale per l'interpretazione qui offerta ha giustamente ricevuto la palma d'oro a Cannes, bissando così l'altro riconoscimento più significativo ottenuto lungo l'arco della sua ormai ventennale carriera, ossia l'Oscar come miglior attore non protagonista ricevuto nel 2001 per il ruolo ricoperto in "Traffic" diretto sempre da Soderbergh.

"Che - L'argentino" va considerato come un film teso alla riflessione sul sentimento rivoluzionario che ha animato il suo protagonista e la gente di Cuba piuttosto che la semplice ricostruzione del "mito" Che Guevara. La suddetta riflessione, pur a scapito della linearità narrativa, è efficacemente supportata dalla bellissima ricostruzione del viaggio che il nostro fece a New York nel dicembre del 1964, dove tenne un memorabile discorso alle Nazioni Unite in cui denunciava la frustrante condizione di sudditanza degli Stati Sudamericani nei confronti delle ideologie imperialiste.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, merita una menzione positiva la fotografia (spesso una garanzia nei film del regista statunitense, basti ricordare "Intrigo a Berlino" per fare un esempio recente), realizzata con luce naturale e molto suggestiva soprattutto nelle scene ambientate nella foresta della Sierra Madre. Il doppiaggio rappresenta invece, come del resto era prevedibile, un punto debole in quanto non permette di cogliere la differenza di accento tra il protagonista ed i suoi soldati, dettaglio non da poco visto che proprio il titolo di questa prima parte sottolineava il fatto che Ernesto Guevara era argentino e quindi, nonostante tutto, uno straniero.

La conclusione del film, con le truppe rivoluzionarie che marciano verso l'Avana, lascia inevitabilmente il discorso in sospeso. Per dare un giudizio definitivo bisognerà attendere di vedere se la seconda parte (in uscita il primo maggio) darà all'opera una sensazione di compiutezza che qui non poteva essere presente. Intanto ci si può consolare rimarcando il fatto che Soderbergh non abbia edulcorato l'immagine dell'icona della rivoluzione cubana all'interno di un film che, probabilmente, avrebbe reso di più se fosse stato pensato per essere proiettato interamente in un'unica occasione (possibilmente durando un po' meno di quattro ore e mezza).