Don’t Worry

Don’t Worry


Gus Van Sant

Biografico, Drammatico | Usa
(2018)
Gus Van Sant ci ha ormai abituato a questo suo doppio binario: da un lato, un cinema di ricerca e indipendente (“Drugstore Cowboy”, “Belli e Dannati”, “Elephant“, “Paranoid Park“), dall’altro pellicole mainstream di grande richiamo per il pubblico con attori famosi (“Will Hunting”, “Scoprendo Forrester”, “Milk“) ma con il minimo comun denominatore di avere sempre una visione autoriale e un’accortezza nello sviluppo dei personaggi e della sceneggiatura che li contraddistingue.

“Dont’t Worry”, ultimo lavoro in ordine di tempo, si può inserire in quest’ultimo filone. Tratto dall’autobiografia del vignettista satirico John Callahan, Van Sant narra la coraggiosa ascesa a nuova vita di un giovane uomo ridotto su una sedia a rotelle a ventuno anni dopo un incidente automobilistico. Callahan, dedito a droghe ma soprattutto alcolizzato fin da ragazzino, non smette di bere nemmeno dopo l’incidente. Saranno tre gli elementi che lo faranno rinascere come un’araba fenice dalle proprie ceneri: l’incontro con la giovane hostess svedese Annu (Rooney Mara) che gli farà conoscere l’amore e il sesso; l’adesione a un gruppo di alcolisti anonimi guidati da Donnie (Jonah Hill), giovane, ricco e omosessuale, nei confronti del quale sviluppa un rapporto di affetto profondo nei continui scontri-incontri; la scoperta della passione per il disegno che lo porteranno a diventare un vignettista caustico e sarcastico, amato e odiato dal pubblico, ma di grande successo.

Il regista americano ama affrontare personaggi liminali e che, in qualche modo, si affrancano da condizioni di disagio per affermarsi come persone nella società in cui vivono.  Il John Callahan di Joaquin Phoenix si affianca al genio della matematica Will Hunting di Matt Damon e al politico omossessuale Milk di Sean Penn, dove la disabilità diventa non un ostacolo bensì uno stato attraverso cui ottenere il riscatto sociale e personale, un’accettazione della propria condizione che lo pone non come diverso rispetto agli altri, ma una persona alla ricerca di se stessa e di un posto nel mondo.

Se il tema forte di “Don’t Worry” è manifesto fin dal titolo programmatico – così come lo erano nelle pellicole appena citate – quello che fa la differenza tra l’opera di Van Sant e un qualsiasi altro film che parla di disabilità è la sua capacità di rendere emotivamente le convulsioni interne (ed esterne) grazie a degli elementi formali di grande pregio. Innanzitutto, una sceneggiatura estremamente precisa nella sua caotica rappresentazione, dove i dialoghi hanno sempre delle accelerazioni e degli stop improvvisi, dei capovolgimenti di situazioni da momenti drammatici a esiti comici o rivelatori. Tutto ciò supportato da una direzione degli attori che sono un vero valore aggiunto: dal protagonista Phoenix (che mette un’ipoteca per le prossime candidature agli Oscar) ai comprimari come la dolce e angelicata Rooney Mara e il mimetico e sornione Jonah Hill, fornendo performance da co-protagonisti maiuscole.

Ma l’elemento stilistico principale è l’uso di un montaggio (curato dallo stesso regista) spezzettato, frattale, che gioca su flashback e flashforward, in una rappresentazione che porta in immagine lo stile vignettistico di Callahan che faceva della disabilità e della sua presa in giro caustica l’elemeto principale dei suoi lavori. Questa messa in serie composta da stop and go, con inneschi tragicomici e di vignette che si animano, danno anche il senso della visione alcolica di Callahan e del lungo percorso per uscire dalla dipendenza.

Joaquin Phoenix trasforma corpo e voce in uno strumento attoriale che diviene il mezzo materico attraverso cui l’immagine filmica prende continuamente corpo, in una prestazione che danza da eccessi interpretativi a sottrazioni nella recitazione con grande maestria, tenendo incollato il pubblico e facendolo continuamente partecipe della sua vita. Lo spettatore così parteggia e accompagna Callahan per tutta la durata filmica, beandosi dei successi, emozionandosi dei drammi personali, arrabbiandosi per le sue (ri)cadute, ma perdonandolo sempre, sorridendo amaramente alle caustiche battute (auto)ironiche. Se alla fine Callahan si perdona, possiamo anche noi (auto)assolverci un po’ tutti.

27/08/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Don't Worry, He Won't Get Far on Foot
Distribuzione
Adler Entertainment
Durata
113'
Produzione
Amazon Studios, Anonymous Content, Big Indie Pictures, Iconoclast
Sceneggiatura
Gus Van Sant
Fotografia
Christoper Blauvelt
Scenografie
Jahmin Assa
Montaggio
Gus Vant Sant, David Marks
Musiche
Danny Elfman
Costumi
Danny Glicker

Trama

Storia vera di John Callahan, drogato e alcolizzato, che a 21 anni, dopo un grave incidente automobilistico, rimane paralizzato. Costretto su una sedia a rotelle, riuscirà a disintossicarsi, a trovare l’amore e diventare uno dei più famosi vignettisti satirici americani.
Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale

L’amore che rimane
L’amore che rimane

Pálmason si fa cantore della semplicità e mette in scena un'elegia del quotidiano in cui il paesaggio, rispettato e custodito dai personaggi, diventa protagonista e spazio emotivo del racconto

The Sea
The Sea

Premiato ai locali Ophir Awards, il candidato israeliano al Premio Oscar per il miglior film internazionale "The Sea" di Shai Carmeli-Pollak narra il viaggio clandestino di un giovane palestinese attraverso Israele secondo i canoni del road movie e del coming of age più classici, che si condivide più di quanto si apprezzi