CAST & CREDITS

cast:
Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver, Amanda Seyfried, Charles Grodin

regia:
Noah Baumbach

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
94'

produzione:
Scott Rudin Productions

sceneggiatura:
Noah Baumbach

fotografia:
Sam Levy

scenografie:
Adam Stockhausen

montaggio:
Jennifer Lame

musiche:
James Murphy

Giovani si diventa | Recensione | Ondacinema

Giovani si diventa

di Noah Baumbach

commedia, Usa (2014)

di Giancarlo Usai

Voto: 8.0

Nel 2004, quando ha già diretto tre film, Noah Baumbach comincia a far circolare il suo nome nei circuiti cinematografici che contano, grazie alla sua prima collaborazione con Wes Anderson, nella scrittura dello script de "Le avventure acquatiche di Steve Zissou". Da allora, al grande pubblico, risulta noto più come la spalla del talentuoso regista de "I Tenenbaum", con cui sceneggerà anche il magnifico "Fantastic Mr. Fox", che come un autore a tutto tondo della generazione esplosa negli anni Duemila. Un vero peccato perché, lavorando sempre sotto traccia, il cineasta di Brooklyn ha sempre dato prova di una grande sensibilità nel cogliere i mutamenti della società e del costume contemporanei, riuscendo sempre, o quasi, con abili doti da equilibrista, a fondere questo sguardo sul mondo reale con un tatto pressoché unico nell'affrontare tutte le sfaccettature delle dinamiche familiari e sentimentali.

Ma quello che nessuno poteva immaginare era l'esplosione di vitalità e brillantezza che il suo cinema avrebbe messo in mostra una volta superati i quarant'anni. "Giovani si diventa", prodotto e distribuito un po' in sordina dopo l'ovazione globale per "Frances Ha", è un terzo capitolo, dopo "Lo stravagante mondo di Greenberg" e, appunto, lo stupendo film con Greta Gerwig, che va a comporre un prezioso grande romanzo americano dei nostri giorni. Un kolossal dell'introspezione che finalmente riesce a declinare il concetto di postmoderno in chiave riflessiva, come tema portante di una trattazione molto articolata di ciò che sta succedendo alle generazioni di trentenni e quarantenni negli Usa contemporanei. Ma è anche una saga su New York, ripresa da mille angolature, prima con sguardo quasi horror che soffoca il povero Greenberg, poi con venature di nostalgia verso i magnifici anni 60 e le loro luci al neon lungo i marciapiedi in bianco e nero percorsi da Frances/Greta, infine un teatro a cielo aperto, in cui la commedia umana diventa corale, come in questo "While We're Young", e dove anche il traffico, le vetrine e i colori di diverse sfumature dei vari quartieri sono protagonisti della pellicola.

In questa metropoli confusa, caotica eppure così ricca di opportunità va in scena il ritratto di due coppie sposate. Una sui 45 anni, composta da Josh/Ben Stiller e da Cornelia/Naomi Watts, l'altra di una quindicina d'anni più giovane con Jamie/Adam Driver e Darby/Amanda Seyfried. I primi due vivono con grande tormento un passaggio delicato: troppo giovani e giovanili per i loro coetanei, tutti con prole al seguito, ma troppo vecchi e legati a ritmi e abitudini della loro generazione e del loro ceto sociale di una classe media intellettuale, moderatamente progressista, per poter davvero immaginare di stringere un'amicizia profonda con due 25enni. Hanno vissuto due gravidanze finite male, hanno rincorso il successo professionale senza troppa convinzione e adesso i capelli si fanno bianchi, arrivano i primi acciacchi, le prime rughe e l'idea di diventare genitori è sempre più lontana. Baumbach, però, non perde la lucidità di un narratore maiuscolo e mette in scena le loro ansie e i loro turbamenti con un'attinenza alla realtà assolutamente credibile, senza per questo rinunciare a una sceneggiatura volutamente artefatta, ricca di dialoghi esistenzialisti che elevano la commedia a panoramica ambiziosa sul mondo circostante. Il regista sa essere tenero e spietato: tenero quando osserva lo spaesamento di questi due ex-contestatori ora in cerca di nuovi orientamenti, oppure anche quando espone candidamente il cinismo e l'ipocrisia della coppia giovane di Jamie e Darby. I due, infatti, nella loro esasperazione dei modi e nelle loro intransigenze, non fanno altro che palesare semplicemente ciò che tutti vivono a quell'età: una visione del reale poco sfumata, idealizzata, necessariamente tagliata con l'accetta.

Nel desiderio di Jamie di conquistare Josh, anche mentendo fino all'esagerazione, non c'è cattiveria, ma solo ingenuità, immaturità, convinzioni ancora vergini non confutate dall'esperienza. Ma, da buon quarantenne cresciuto con centinaia di Vhs in camera, Baumbach non disprezza né mette alla berlina la voracità dei nuovi trentenni. Il loro ascoltare ogni tipo di musica, vedere ogni tipo di film, leggere ogni tipo di romanzo è innalzato a segno di un cambiamento positivo: basta con i radical chic che seguono gli stereotipi! Basta con la storia che "I Goonies" sia un brutto film!

Baumbach è spietato, dicevamo, quando rivolge la sua macchina da presa verso i coetanei di Josh e Cornelia. La filiazione diventa un modo di realizzare se stessi, un trofeo da esibire alla comunità, agli amici, ai colleghi. L'ossessione di andare incontro al tempo, ostentando la maturità con cui si decide di diventare genitori e smettere di essere dei professionisti egoisti, è un comportamento che Baumbach, evidentemente, sente molto suo e per questo ne fa affrontare il profondo sconforto ai suoi due protagonisti. Eppure anche qui, l'autore non perde il controllo della materia trattata e non si lascia andare a filippiche o a prese di posizione sterili. Caduto il velo dell'ipocrisia, quando si arriva al regolamento di tutti i conti, per tutti i personaggi, le cose vengono rimesse al loro posto: chi voleva essere genitore a tutti gli effetti, in fondo, ha solo nascosto i propri fallimenti. E chi si sentiva a disagio perché non era come tutti gli altri dissimulava invidia e fastidio. Insomma, Baumbach rimescola per 94 minuti le carte: fa satira sociale, di costume, parteggia per alcuni contro altri, è vero, ma poi ha come un gesto di comprensione e magnanimità verso tutti. È questa l'arma segreta di "Giovani si diventa": i giovani, gli adulti delusi, gli adulti cambiati, tutti i gruppi presi in considerazione si confondono fra loro, infine.

Poteva davvero essere un'altra commedia perfetta, se nel finale non ci fossero alcune scivolate nella narrazione che francamente non abbiamo compreso. Né la parte thrilling in cui lo scontro generazionale diventa quasi ossessione morbosa, né l'ultima scena in aeroporto che strizza l'occhio troppo smaccatamente alla commedia sentimentale mainstream, vera spada di Damocle che pende sulle produzioni hollywoodiane. Ma in fine dei conti, a questo bellissimo film si perdona tutto: è un'opera sull'amore, d'altronde. L'amore per se stessi, da nutrire a ogni età, l'amore per una persona con cui condividere la vita (la relazione tra i due protagonisti raggiunge vette assolute di romanticismo strisciante), l'amore per il proprio lavoro, per l'arte, per il cinema, per la vita. Insomma, diciamolo: Noah Baumbach è il vero e più bravo cantore dell'America contemporanea, nessuno è come lui.