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Immaturi - Il viaggio

di Paolo Genovese

commedia, Italia (2012)

CAST & CREDITS

cast:
Raoul Bova, Ricky Memphis, Barbora Bobulova, Ambra Angiolini, Luca Bizzarri

regia:
Paolo Genovese

distribuzione:
Medusa Film

durata:
0'

produzione:
Medusa Film

sceneggiatura:
Paolo Genovese

fotografia:
Fabrizio Lucci

scenografie:
Chiara Balducci

montaggio:
Patrizio Marone

costumi:
Grazia Materia

Immaturi - Il viaggio | Recensione | Ondacinema

Immaturi - Il viaggio

di Paolo Genovese

commedia, Italia (2012)

di Giancarlo Usai

Voto: 6.0

Motivi del fallimento dei cinepanettoni: 1. Il pubblico non ha più molto da ridere; 2. A Natale ci sono talmente tante spese che gli otto euro del cinema possono essere risparmiati; 3. Sia la banda De Sica sia la banda Boldi continuano a rifare lo stesso film, alla lunga anche il più affezionato spettatore si annoia. Ma soprattutto: 4. La commedia italiana si sta lentamente frammentando in decine di esperimenti, di nuove leve, nuovi scenari, per altro disseminati lungo i dodici mesi dell'anno, per cui c'è una vasta gamma di scelta per ridere "all'italiana".

L'esperimento di "Immaturi" dell'anno scorso, ad esempio, era stato uno dei più felici risultati. Dal punto di vista commerciale, un successo senza se e senza ma. Dal punto di vista, invece, della riuscita del film, qualche riserva andava giustamente avanzata, data la fin troppo evidente programmaticità di alcune svolte nella storia, tese fin troppo a incontrare il favore del pubblico più largo possibile. La storia si ripete a un anno di distanza, ma il tiro è stato aggiustato. Paolo Genovese ha iniziato la carriera dirigendo a quattro mani con Luca Miniero. Poi i due si sono separati: uno ha centrato il colpo con "Benvenuti al Sud" e l'altro, appunto, ha incontrato sulla sua strada prima Aldo, Giovanni e Giacomo e poi il cast stellare degli immaturi italiani.

La storia, come il lettore saprà, era arcinota. Quarantenni di varia estrazione sociale, un tempo grandi amici, chiamati a rifare l'esame di maturità per via di un'irregolarità che aveva invalidato il precedente test. Il ritrovarsi era l'occasione per un piccolo bilancio e un confronto fra tutti. L'intenzione era ovviamente quella di ricreare una sorta di "grande freddo" all'amatriciana, un misto di nostalgia per un decennio glorioso ormai andato e sentimentalismo fallimentare. Alla fine, il primo film era riuscito maggiormente negli intenti comici, ché il dipanarsi della storia rendeva abbastanza evanescenti i caratteri dei protagonisti.

Genovese, nonostante venga chiamato a scrivere di getto una seconda sceneggiatura in poco tempo per non disperdere l'attenzione del pubblico verso il "marchio", stavolta migliora la qualità dello script: rinuncia fin da subito ad ambizioni da "commedia del ricordo" e, senza guardare più al passato, si concentra sui personaggi così, come appaiono nel presente. Ecco perché, oltre tutto, chiunque potrà vedere il film, anche chi non ha vissuto le vicende del primo capitolo. Dando maggiore importanza agli eventi istantanei, il giovane regista romano riesce a bilanciare meglio gli equilibri, nel corso del film, fra tutti i caratteri, dando il giusto risalto a quelli forse più interessanti (il bamboccione Ricky Memphis è fondamentalmente il protagonista principale). Sottolineiamo una scelta registica che non abbiamo gradito: basta riprese in campo lungo su ambientazioni esotiche e località turistiche! È in effetti un vezzo ereditato da certo cinema vacanziero di cui soffrono in tanti, una sorta di facile espediente per far sognare il pubblico nostrano con piccole scene da villaggio turistico che interrompono il flusso narrativo.

Ma per il resto, la scelta di dare a questi quarantenni, che non si rassegnano all'età adulta, la possibilità di vivere, dopo l'esame di maturità, anche la gita di fine anno tutti insieme è solo l'occasione per Genovese di imbastire una piccola commedia sugli uomini di oggi, presi fra responsabilità e rimpianti. Una modesta, ma efficace, dimostrazione che in Italia c'è la possibilità, ormai, di avere un cinema che non debba necessariamente sobbarcarsi gli oneri dell'impegno civile, ma che al tempo stesso non si trovi ad accettare passivamente l'idea che da noi, sul grande schermo, si possa ridere solo a Natale.