INLAND EMPIRE – L’impero della mente

INLAND EMPIRE – L’impero della mente


David Lynch

Noir | Francia, Polonia, Usa
(2006)

E se quella fosse stata una scalinata verso le porte di un manicomio psichiatrico? Quella di Norma Desmond nel finale di “Viale del tramonto”, intendiamo. Se quell’avvicinarsi alla mdp fosse stato un preludio allucinatorio a “Inland Empire”?

Continuando il gioco metacinematografico, sarebbe facile intuire nella Susan di Laura Dern (titanica la sua prova) una parafrasi moderna della Renèe Falconetti interprete de “La passione di Giovanna d’Arco” di Dreyer che, nell’impersonare la Pulzella d’Orlèans, si dice non distinguesse più la realtà che la circondava dal ruolo affidatole.

Non pare poi tanto esagerato vedere in “Inland Empire” un “8 ½” lynchiano.

In questo caso, però, il regista non può essere riflesso in un solo personaggio del suo film. L’alter-ego di Lynch è il film stesso, catalogo di inestimabili visioni lunghe una vita intera.

Ma non ci troviamo certo davanti a una riproposizione di “Strade Perdute” o di “Mulholland Drive”: gli ultimi due film di David Lynch all’apparenza sfuggenti, si servivano comunque di schemi cari ai noir di fattura classica, pur circoscritti a circuiti labirintici e deformati dall’anello di Moebius.

Non che “Inland Empire” sia esente da uno spirito “di genere” (dal già citato “Sunset Boulevard” in giù), ma stavolta il gioco degli specchi si fa arduo, si frantuma in un numero indecifrabile di pezzi preziosi. Fatevi del bene: mettete da parte la vostra sterile ricerca della cartina di tornasole e fatevi ammaliare.

Capiterà di guardare Laura Dern che guadagna la parte da protagonista di un film-remake maledetto e mai realizzato, un’agghiacciante famigliola di conigli ad altezza d’uomo, Laura Dern in un quadro di Magritte che si imbarca in cento porte, squallida gentaglia polacca, un cacciavite trapiantato nello stomaco, Laura Dern che emette l’urlo di Munch, una discesa infernale nelle strade di Hollywood, scatenati balletti, baci per noi. E così via.

Ma, attenzione: il film non gioca di accumulo, ma piuttosto agisce in accostamenti il più delle volte impercettibili, talvolta da (non) intuire. Proprio come capita nei sogni.

Questo abbecedario dell’inconscio vive di paranoie e momenti grotteschi, di isterismi e di arte, di brutture e atrocità, di sensualità e di violenza. E di vita.

C’è vita nei discorsi tra puttane e c’è vita sulla griglia del barbecue, nelle lacrime amare consumate davanti alla tv e nelle sfrenate passioni amorose, nei banali e terribili dialoghi tra una barbona nera e una tossicodipendente asiatica.

C’è la vita, dunque il cinema e il tentativo di proiettare le immagini nel profondo dello spettatore, non più tale, ma paziente di un’analisi terribile quanto profonda, inquietante quanto salutare.

A ben vedere l’ottimismo della Straight Story è andato a farsi friggere. E’ rimasto il dolore con le sue conseguenze, la morte come apertura a ulteriore dolore.

A rendere il tutto, se possibile, ancora più straniante e spiazzante, ci pensa l’utilizzo del digitale (è la prima volta per il cineasta del Montana).

Quell'”arma” tanto cara ai filmaker indipendenti, scrutatrice di realtà quotidiane, sfida le sue radici scaraventando la sua immediatezza in territori altri, formando combustibili che sporcano la tela naturale, la stuprano di pennellate visive in continuo mutamento.

Il naturalismo sposa l’astrazione più invasata in turbini rivelatori senza soluzioni di continuità, facendoci piacevolmente affogare in tre ore prive di ogni coordinata spazio-temporale.

Le strade perdute del genio Lynch sono ancora perdute, ma stavolta scordatevi definitivamente di poter trovare la via del ritorno.

Film Impero in tutti i sensi, “Inland Empire” è forse la variazione cinematografica definitiva sul tema dell’ossessione in tutte le sue svariate e complesse sfaccettature.

Una delle vette del cinema contemporaneo.

01/01/1970

Cast e credits

Titolo Originale
INLAND EMPIRE
Distribuzione
Bim
Durata
180'
Produzione
Canal Plus, David Lynch, Mary Sweeney
Sceneggiatura
David Lynch
Fotografia
Odd-Geir Saether

Trama

La storia di un mistero.
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di altri mondi. Che si svela intorno
a una donna. Una donna innamorata
e in pericolo
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