CAST & CREDITS

cast:
Toni Servillo, Alessio Boni, Jean Reno, Galatea Ranzi, Michela Cescon

regia:
Donato Carrisi

distribuzione:
Medusa

durata:
128'

produzione:
Colorado Film, Medusa

sceneggiatura:
Donato Carrisi

fotografia:
Federico Masiero

scenografie:
Tonino Zera

montaggio:
Massimo Quaglia

costumi:
Patrizia Chericoni

musiche:
Vito Lo Re

La ragazza nella nebbia | Recensione | Ondacinema

La ragazza nella nebbia

di Donato Carrisi

thriller, Italia (2017)

di Antonio Pettierre

Voto: 7.0

Il genere giallo-thriller ha una grande e lunga tradizione nel cinema italiano con esempi eclatanti che vanno dalle tante pellicole "poliziottesche" degli anni 70 alla "trilogia degli animali" ("L'uccello dalle piume di cristallo", "Il gatto a nove code", "4 mosche di velluto grigio") e il capolavoro "Profondo rosso" di Dario Argento; dai gialli politici come "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Elio Petri ai film sulla mafia di Damiano Damiani e Francesco Rosi. E ci fermiamo qui, ma la lista potrebbe essere lunghissima. È un genere che va per la maggiore non solo sul grande schermo, ma anche in televisione e molti registi italiani si sono cimentati con soggetti originali o sceneggiature tratte da opere narrative nostrane e straniere.

Donato Carrisi è un giovane autore di thriller di fama internazionale, con alle spalle un nutrito gruppo di romanzi e, proprio da uno di questi, "La ragazza nella nebbia", ha sceneggiato e diretto il suo primo film dal titolo omonimo, rivelandosi più di un semplice importatore di vicende e personaggi dalla pagina scritta alla narrazione per immagini. Carrisi, fin dalle prime inquadrature, dello chalet di montagna immerso nella nebbia dell'alba buia illuminata da una luce porosa e con colori desaturati, dà prova di conoscere il mezzo cinematografico e il suo linguaggio. La scelta delle inquadrature è sempre utilizzata per mettere in evidenza dettagli o situazioni che creano, più che suspense, una sorta di curiosa attesa nello spettatore, turista di passaggio nel villaggio di Avechot, racchiuso in una stretta valle alpina, al confine del mondo civile. Il microcosmo, dove scompare una giovane adolescente, diventa il palcoscenico in cui il poliziotto Vogel (Toni Servillo, in un'interpretazione impeccabile) mette in scena il teatrino di un'indagine alla ricerca del colpevole che appare fin da subito una dimostrazione dei meccanismi della creazione di una recita di cui tutti fanno parte: dalla vittima al potenziale assassino, dai genitori della ragazza scomparsa agli agenti di polizia locale; dai giornalisti, che accorrono a frotte, a tutti gli abitanti del piccolo borgo, e Vogel si muove come il protagonista assoluto di una pièce in cui non è importante la ricerca della verità e delle giustizia, ma piuttosto la spettacolarizzazione della caccia al mostro.

Altro elemento determinante per la riuscita de "La ragazza nella nebbia" è un'articolata sceneggiatura, ben calibrata nei colpi di scena e twist finali, dove la descrizione d'atmosfera e la rappresentazione della psicologia dei personaggi è più interessante dell'intrigo stesso, supportata da un montaggio alternato molto controllato con continui flashback e détour rivelatori che riscrivono le vicende viste sullo schermo da punti di vista diversi. Così, Vogel dopo un incidente notturno, si ritrova nello studio dello psichiatra Flores (Jean Reno) a raccontare l'indagine già svolta durante le feste natalizie appena trascorse. E il passaggio dal confronto presente dei due personaggi con il passato prossimo dell'investigazione creano una dinamicità emotiva e compongono delle pause di riflessione ai vari segmenti appena visti che pongono continui dubbi allo spettatore.

Se i sospetti di Vogel si appuntano quasi subito sul professor Loris Martini (Alessio Boni, che costruisce il personaggio luciferino con uno sguardo mobile ed enigmatico) e il confronto tra i due è prima a distanza e poi ravvicinato, quello che conta in effetti nel film sono le dinamiche della creazione dell'evento di cronaca e dell'utilizzo dei media. Uno dei temi principali de "La ragazza nella nebbia" è proprio la strumentalizzazione della notizia, la sua falsificazione e l'utilizzo cinico che ne fa Vogel per i suoi scopi (trovare e incastrare chi considera colpevole) e i giornalisti, rappresentati per tutti dalla figura di Stella Honer (Galatea Ranzi), che a loro volta non si fanno nessuno scrupolo a "sbattere il mostro in prime time" pur di innalzare l'audience televisiva. In un continuo scambio tra sfruttati e sfruttatori in cui i ribaltamenti di forza tra Vogel - rappresentate della legge - e Honer - emblema dell'informazione - sono continui, solo per avere successo personale e non certo per una pulsione etica alla ricerca della verità e giustizia. Anzi, il confine tra giusto e sbagliato, tra bene e male, tra verità e menzogna, è continuamente attraversato dai personaggi in una visione liquida della realtà che prende forma nei loro pregiudizi e convinzioni per ottenere una vittoria personale senza fatica e a discapito di chiunque.

L'altro tema fondante de "La ragazza della nebbia" è di carattere etico, dove il Male, alligna nell'anima di insospettabili persone comuni, rappresentanti di categorie come il poliziotto, la giornalista, il professore, lo psichiatra che dovrebbero avere come alto scopo la giustizia, la verità, l'educazione e la salute, ma che alla fine invece tendono solo alla soddisfazione egotistica. Oltretutto spinti non da pulsioni emotive o di vendetta o di un mal riposto amore, ma per il denaro, il successo o il soddisfacimento di perversioni. E questo marasma morale, il continuo travisamento di certezze che sono solo apparenti, sono immerse in uno scenario nebbioso, freddo, innevato in cui il villaggio di montagna, dove esiste una sola strada per entrare e uscire da una valle chiusa, rende bene la società moderna finita in un cul de sac dove tutto può essere messo in discussione e rende travisata e immobile la visione della realtà. Anche quella di ciò che scorre sullo schermo fino all'ultima inquadratura.