CAST & CREDITS

cast:
Mouna Hawa, Sana Jammelieh, Shaden Kanboura, Riyad Sliman, Mahmud Shalaby

regia:
Maysaloun Hamoud

distribuzione:
Tucker Film

durata:
103'

produzione:
Shlomi Elkabetz

sceneggiatura:
Maysaloun Hamoud

fotografia:
Itay Gross

scenografie:
Hagar Brutman

montaggio:
Lev Golster

musiche:
MG Saad

Libere, disobbedienti, innamorate | Recensione | Ondacinema

Libere, disobbedienti, innamorate

di Maysaloun Hamoud

drammatico, Israele/Francia (2016)

di Mirko Salvini

Voto: 7.0

Con le sue scelte la Tucker Film si sta dimostrando nel tempo una delle realtà distributive più incoraggianti del nostro paese. Adesso fa uscire questo "Libere, disobbedienti, innamorate", coproduzione franco-israeliana, già accolta con favore in festival internazionali come Toronto e San Sebastian. Opera prima della regista palestinese Maysaloun Hamoud, il film vede fra i produttori Shlomi Elkabetz, una delle nuove voci del cinema israeliano, nonché fratello di Ronit, famosa attrice, prematuramente scomparsa. La pellicola è dedicata a lei, come a tutte le persone che in Medio Oriente cercano, in mezzo a tante difficoltà, di vivere la propria vita senza i condizionamenti delle tradizioni secolari. Naturalmente quando si racconta di individui per i quali vivere a modo proprio è difficile in certe realtà si parla soprattutto della condizione femminile, e infatti "In Between" (titolo che riprende l'originale "Bar Bahar") racconta appunto di tre giovani donne palestinesi che vivono a Tel Aviv e che nella più occidentale delle città mediorientali si trovano nel mezzo, appunto, fra i dettami della propria cultura e gli stimoli di una società che aspira a essere più contemporanea.

Le libere (fino a un certo punto), disobbedienti (ma con un prezzo da pagare) e innamorate (ma non fortunate in amore) del titolo italiano si chiamano Layla, Salma e Noor. Sono, rispettivamente, un'avvocatessa molto disinibita e apparentemente sicura di sé, una dj lesbica che i genitori sognano di vedere ammogliata quanto prima e una studentessa islamica che sta per laurearsi in informatica. Dividono l'appartamento e condividono gioie e dolori, anche con Noor che si unisce più tardi e inizialmente sembra così diversa dalle altre due. E' fidanzata da più di un anno con un giovanotto di buona famiglia molto religioso e, pur non provando per lui un grande trasporto, sa che una volta finiti gli studi lo dovrà sposare. Le altre, invece, hanno meno legami: Layla ha molti corteggiatori ma preferisce spassarsela con gli amici la sera, fumando, bevendo e concedendosi qualche avventura, senza troppe remore. Almeno fino all'incontro con Zayd, un giovane aspirante regista di ritorno dagli Stati Uniti. Per lui il cuore della donna comincia a battere più forte, ma sfortunatamente il ragazzo non è così di larghe vedute da accettare una fidanzata ufficiale tanto emancipata e per Layla nessun amore è così importante da rinnegare il proprio modo di essere e quindi se stessa. Salma sembrerebbe più fortunata perché incontra una dottoressa molto carina di nome Dunya che si innamora di lei, ma i genitori quando scoprono la loro storia reagiscono malissimo e per la dj non resterà che la scelta di ricominciare altrove. Dal canto suo, Noor scoprirà che il suo religiosissimo fidanzato è in realtà un prevaricatore ipocrita e alla fine romperà il fidanzamento, incoraggiata anche dalle sue compagne di sventure. Il film si conclude con una festa, che invece di essere l'occasione di divertirsi e celebrare il superamento dei momenti più duri, finisce col diventare a sua volta un momento di dolore.

Film che sente soprattutto l'urgenza del messaggio che vuole lanciare senza pretendere di costituire il nuovo spartiacque della cinematografia mondiale, "In Between" si colloca brillantemente nel filone in cui precedentemente potevano essere inseriti "Caramel" di Nadine Labaki, "Mustang" di Deniz Gamze Ergüven e "Much Loved" di Nabil Ayouch. Se la sceneggiatura e i dialoghi a volte risultano didascalici, la storia ha comunque una sua forza e soprattutto può contare su tre personaggi centrali coi quali lo spettatore non fatica minimamente a entrare in empatia, anche grazie al contributo considerevole delle tre interpreti, Mouna Hawa/Layla, Sana Jammelieh/Salma e Shaden Kanboura/Noor.
Maysaloun Hamoud chiaramente ama e ammira le sue donne anticonformiste e coraggiose. Come probabilmente ammira le persone che sanno essere dalla loro parte vedendo il buono che c'è in loro, malgrado le loro abitudini non propriamente convenzionali, almeno per quanto riguarda le comunità arabe. Mentre hanno coloriture negative i fidanzati che voltano loro le spalle, quelli che usano la violenza o i familiari che non le capiscono o comunque non le accettano. Le tre "eroine" possono contare sull'amicizia e solidarietà di alcuni amici gay, anche loro in Israele per vivere una vita che nei luoghi d'origine sicuramente sarebbe ardua (e sarebbe bello che qualcuno raccontasse la storia di questi uomini), ma è anche significativa la scelta di mostrare il padre di Noor, uomo devoto che sceglie di stare dalla parte della figlia, a suggerire che la religione non è solo per persone di vedute ristrette.
Chi scrive non ama particolarmente il finale coi fermi immagine ma bisogna ammettere che difficilmente un film così poteva scegliere una conclusione simbolicamente altrettanto forte come quella di Layla, Salma e Noor con le lacrime agli occhi, provate ma non sconfitte. Andare avanti è difficile ma tornare indietro ormai sarebbe impossibile.