Il seme della discordia

Il seme della discordia


Pappi Corsicato

Commedia | Italia
(2008)

Si possono realizzare dei grandi film modellando il contenitore, facendo attraversare il contenuto esclusivamente da una sottile linea di umorismo leggero e inoffensivo.

Da “La marchesa von O.”, novella di Heinrich von Kleist del 1808, Rohmer ricavò uno dei suoi film più belli, una rilettura tanto fedele al drammaturgo tedesco quanto ai suoi racconti morali, la possibilità di trovare una chiave di lettura moderna e personale in un’epoca e in una letteratura apparentemente distante dalla propria poetica.

Il ragionamento di Corsicato è nelle premesse non tanto dissimile, ma nei fatti totalmente distante da quell’idea rohmeriana. Il regista napoletano non solo si prefigge di mantenere intatto il suo ideale citazionista, ma trapianta il tutto in una realtà contemporanea. Chiude la storia e i personaggi in una gabbia (il Centro Direzionale di Napoli) e riesce ad evitare il claustrofobismo più semplice.

Pappi Corsicato non vuole dimostrare nulla, non ci prova nemmeno a tracciare paralleli tra il mondo di fine 700 – inizio 800, a realizzare il suo racconto morale.

Il film comincia e prosegue come uno yo-yo impazzito, con quegli incroci di gambe femminili che si fondono e confondono lo spettatore (d’obbligo il rimando al François Truffaut de “L’uomo che amava le donne”).

Corsicato ha come nume tutelare Pedro Almodóvar (nel 1990 ebbe modo di assistere alle riprese di “Legami!”), e si vede benissimo: deve essere stato folgorato non poco dal capolavoro “Volver”, tanto che il quadro generale, quello che vede le diverse generazioni di donne in primo piano con gli uomini a fare da spalle fesse, sembra preso di pari passo dall’ultimo Almodóvar, anche se gli intrecci e l’aria scanzonata potrebbero venire dritti dai primi ed irregolari film del regista spagnolo, da “Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio” in poi.

“Il seme della discordia” si destreggia tra innumerevoli citazioni e rimandi (consapevoli e non) e i richiami alti si alternano con quelli bassi senza soluzione di continuità: dalla soap opera a di Leo, dalle commediacce italiane a Ejzenštejn, da Matarazzo all’auto citazione (in tv si vede una scena di “Libera”), da “Via col vento” ai melodrammi filippini di Lino Brocka, dagli spot pubblicitari al videoclip, da De Sica padre a De Sica figlio.

Ma se questo bric-à-brac splende di colori luminosi e riesce a rendere imponente la bellezza femminile, stonano ed irritano la carrozzina che cade giù dalle scale (uff!), il reggiseno che si stacca magicamente dal corpo e l’orgasmo ritardatario che provoca la distruzione dei vasetti del negozio (qui siamo a livello dei cinepanettoni!), i gratuiti giochi di specchi, sguardi e colori tra marito e moglie. Per ovvie ragioni dispiace meno Caterina Murino che fa la doccia e la stessa ricoperta di fiori, ma sono rispettivamente sequenze viste nel buco della serratura di tutti i pierini del mondo e dalle generazioni post “American Beauty”.

E forse ci sono troppi personaggi manichino, oltre a una premeditata freddezza che frena ogni vera emozione.

Il puzzle, nel suo insieme, somiglia a poco altro e nel complesso l’easy pop del film è probabile che tale voglia essere. Ma sono tanti, troppi gli intoppi in una pellicola sostanzialmente sbagliata, che si ingolfa attraverso un assemblaggio di idee altrui.

11/09/2008

Cast e credits

Distribuzione
Medusa Film
Durata
85'
Produzione
Medusa Film, Rodeo Drive, Sky
Sceneggiatura
Pappi Corsicato, Massimo Gaudioso
Fotografia
Ennio Guarnieri
Scenografie
Antonio Farina
Montaggio
Giogiò Franchini
Costumi
Maria Grazia Colombini

Trama

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