Tutto quello che vuoi

Tutto quello che vuoi


Francesco Bruni

Commedia, Drammatico | Italia
(2017)
È il conflitto il terreno su cui “Tutto quello che vuoi” decide di porre le fondamenta del proprio interesse. Un conflitto che è, prima di ogni altra cosa, generazionale: tra le diverse visioni del mondo di adulti e giovani; tra le strutture alla base dei loro pensieri, delle loro azioni, delle loro idee. Un conflitto che è, in seconda battuta, tra culture ed educazioni differenti: umanistica e letteraria da una parte, pragmatica ed empirica dall’altra (una volta si sarebbero chiamate borghese e proletaria). Un conflitto – e qui si notano tutte le grandi doti del Bruni sceneggiatore – che è inoltre con se stessi: con ciò che si è, che si è diventati; ma anche con la propria memoria, la propria storia, il proprio passato. La terza fatica da regista di Francesco Bruni, sceneggiatore storico dei film di Paolo Virzì, si alimenta di contraddizioni e antitesi: non poteva esserci allora al centro che la poesia, la quale da sempre reca traccia dei turbolenti animi degli autori e che ora giace in bilico tra nuovo e antico, vita e morte (“Io non pensavo nemmeno ci fossero più, i poeti”), aulico e prosaico. Poeta di “Tutto quello che vuoi” è l’ottantacinquenne Giorgio (il modello sembra essere Ungaretti ma le liriche sono di Simone Lenzi, autore del romanzo “Tutti i santi giorni” che lo stesso, Bruni e Virzì poi adattarono per il grande schermo), vittima dell’Alzheimer, ormai abbandonato nella sua solitudine e i cui versi sono ricordati dai libri, mai dalle persone che incontra. Alessandro è invece il ragazzo di vita della odierna borgata romana: ignorante, vivace, viziato, passa le giornate con la solita compagnia di amici nelle strade e nei bar di Roma; almeno fin quando il padre, dopo l’ennesima trasgressione, gli troverà lavoro come assistente proprio dell’ormai trascurato poeta.

La presenza di questo giovane coatto suggerisce come “Tutto quello che vuoi” possieda una maggiore affinità con l’esordio “Scialla! (Stai sereno)“, più che con il successivo “Noi 4“. Bruni riprende il discorso sul contrasto generazionale e sul turbamento dei giovani romani interrotto nel 2011, aggiornandolo attraverso un soggetto – il ragazzo che deve badare al malato o disabile – che vanta innumerevoli predecessori nella storia del cinema, dal “Profumo di donna” di Risi (e l’omonimo remake con Al Pacino) fino, ancora una volta, al più recente “Quasi amici“. Bastano pochi minuti per riconoscere al regista la sensibilità dello sguardo verso il gruppo di amici di Alessandro e l’abilità – ormai sempre meno diffusa – nella riproduzione verosimile della vita degli stessi. Certo, affiorano più di una volta le ombre di qualche cliché di troppo, di qualche semplificazione eccessivamente forzata o di qualche caratterizzazione talvolta tendente allo stereotipo (in alcuni frangenti, la stupidità dei ragazzi viene rimarcata in modo assai poco naturalistico, probabilmente al fine di evidenziare lo scarto con l’alta conoscenza del poeta), ma non si può comunque evitare di affermare come, nel complesso, il ritratto offerto della borgata romana sia piuttosto riuscito. Più difficile giustificare invece il prevedibile svolgimento del canovaccio, che non riesce a trovare sufficienti espedienti narrativi in grado di donare vivacità (e originalità) all’incedere della storia.

I punti di forza di Bruni risiedono soprattutto nei dialoghi e nella direzione degli attori, nella messa in scena della quotidianità romana e dell’intrecciarsi dell’ex-lavoro intellettuale di Giorgio con quello manuale di Alessandro: nell’incontro-scontro tra due realtà che convivono sotto lo stesso tetto ma, inevitabilmente, si rivelano distanti l’una dall’altra. Che la macchina da presa segua gli adolescenti alla disperata ricerca di un passatempo, le passeggiate tra Giuliano Montaldo e Andrea Carpenzano – rispettivamente, gli attori dei protagonisti sopra nominati – o le relazioni con le donne dell’opera, Andrea Lehotska, Carolina Pavone e Donatella Finocchiaro (quest’ultima, tabacchiera, è forse un omaggio ad “Amarcord” di Fellini?), non si assiste mai a didascalismi o inopportuni momenti retorici: prevale il registro tenue e dimesso della realtà. Ecco, allora, come la poesia si riveli perfettamente coerente con i toni scelti per la caratterizzazione di questa pellicola, immersa così in un flusso ideale che abbraccia sia le borgate romane sia la casa-museo-tomba di Giorgio.

Al di là di queste – forse fuorvianti – speculazioni, bisogna ammettere come “Tutto quello che vuoi” abbondi anche di difetti. La sceneggiatura non si fa mancare alcune sonore cadute di stile (come l’innesto di sequenze oniriche fuori contesto con il registro a cui sopra abbiamo fatto riferimento), la regia si mantiene sempre piuttosto scolastica e accademica e si segnala, più che altro, qualche buona soluzione di montaggio; nelle interpretazioni abbiamo invece forse le maggiori soddisfazioni: se Montaldo – regista, prima che attore (suo era il “Sacco e Vanzetti” del 1971, con Gian Maria Volonté e l’indimenticabile colonna sonora di Ennio Morricone) – convince relativamente nella parte dell’anziano malato, Carpenzano (che, siamo pronti a scommetterci, rivedremo ancora) si rivela un’autentica sorpresa nella gestione dello spontaneo e superficiale Alessandro.

“Tutto quello che vuoi” scorre allora velocemente, contraddittorio come la realtà che intende raccontare, tra la brillantezza delle battute e la prevedibilità dell’intreccio, tra la potenza di alcune soluzioni narrative (la stanza come pagina di poesia) e la convenzionalità di altre (la malattia, la letteratura e la seconda guerra mondiale come rimandi al tema della memoria), fino a uno dei finali più genuinamente belli ci sia capitato di vedere al cinema in questi ultimi tempi. Lo stacco che cala il sipario sul filmato e introduce lo schermo nero, prima dei relativi titoli di coda, arriva con una dolcezza disarmante e con un tempismo veramente sorprendente, tanto da far rivalutare quasi per intero i più di cento minuti precedenti. Testimonianza delle indubbie capacità di Bruni e, tuttavia, della difficoltà che ancora manifesta nel realizzare un’opera veramente convincente in tutta la sua durata.

08/05/2017

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
106'
Produzione
IBC Movie, Rai Cinema
Sceneggiatura
Francesco Bruni
Fotografia
Arnaldo Catinari
Scenografie
Roberto De Angelis
Montaggio
Cecilia Zanuso, Mirko Platania
Musiche
Carlo Virzì

Trama

Alessandro (Andrea Carpenzano) è un ventiduenne trasteverino ignorante e turbolento; Giorgio (Giuliano Montaldo) un ottantacinquenne poeta dimenticato. I due vivono a pochi passi l’uno dall’altro, ma non si sono mai incontrati, finché Alessandro accetta malvolentieri un lavoro come accompagnatore di quell’elegante signore in passeggiate pomeridiane. Col passare dei giorni dalla mente un po' smarrita dell’anziano poeta, e dai suoi versi, affiora progressivamente un ricordo del suo passato remoto: indizi di una vera e propria caccia al tesoro. Seguendoli, Alessandro si avventurerà insieme a Giorgio in un viaggio alla scoperta di quella ricchezza nascosta, e di quella celata nel suo stesso cuore.

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