Woody

Woody


Robert B. Weide

Documentario | Usa
(2012)

Documentario della serie televisiva “American Masters”, prodotta dalla PBS e creata da Susan Lacy, che da ventisei stagioni realizza un ritratto biografico all’anno dei più eminenti artisti americani. Robert B. Weide, regista e produttore anche della serie (capolavoro) “Curb Your Enthusiasm” di Larry David, sembra così completare un percorso ideale, iniziato a ventitré anni col suo primo documentario sui fratelli Marx a cui è seguito quello su Lanny Bruce del 1998, giungendo a Woody Allen dopo averlo corteggiato più volte a partire dagli anni ottanta. Un lavoro durato due anni per ripercorrere la carriera del regista newyorkese attraverso le testimonianze dei suoi collaboratori e di Allen stesso, che ovviamente si è dimostrato da subito ritroso sostenendo di non essere abbastanza interessante. Ha concesso al regista di “Star System” di seguirlo sul set e nei luoghi della sua infanzia avvisandolo che si sarebbe annoiato. Il risultato, però, è tutt’altro che noioso.

Magari un po’ agiografico dato che Weide per sua stessa ammissione è grande estimatore di Allen e nei suoi documentari si occupa solamente di soggetti che conosce particolarmente bene, ma Allen non è certo il pomposo Lester di “Crimini e Misfatti” (il personaggio di Alan Alda che commissionava un documentario sulla sua vita) e si concede tra lo schivo e il sornione com’era facile immaginare.

La scelta formale è quella di utilizzare lo stesso font dei titoli di testa e un tappeto musicale che richiama le atmosfere alleniane. Niente voice over, ma solo testimonianze alternate a clip di film e interventi grafici per un lavoro che Weide ha definito “scritto in sede di montaggio” – scremando quasi 12 ore di interviste al solo Allen. Una carrellata che si sofferma molto sulle origini: racconta l’infanzia a Brooklin e il rapporto con i genitori, l’amore per il cinema e la scrittura dei primi pezzi comici per i giornali con la nascita dello pseudonimo; gli esordi nello stand-up letteralmente spinto sul palco da Rollins e Joffe, la sua timidezza, ma anche la grande capacità di improvvisare (vedi il “Dick Cavett Show”). Non mancano il jazz e il grande amore per il clarinetto, con i concerti-festa-comandata del lunedì sera al Carlyle. Emerge il grande legame di Allen con la scrittura, il suo sentirsi prima autore che comico, e si stringerà il cuore dei fan vedendo la storica macchina da scrivere, un’Olympia portatile tedesca, che “funziona ancora come un carro armato”.

Si alternano dichiarazioni di critici cinematografici e del biografo Eric Lax, della sorella e collaboratrice Letty Aronson, e di altri storici sodali come Rollins e Joffe, Gordon Willis, Robert Greenhut, Mashall Brickman, Diane Keaton, Mariel Hamingway e Juliet Taylor. E poi l’ex moglie Louise Lasser che racconta come la mattina del primo giorno di riprese di “Prendi i soldi e scappa” lo sorprese a leggere “How to direct”. La biografia artistica viene ripercorsa in ordine cronologico, evidenziandone evoluzioni e rivoluzioni fino al recente cambio di pelle con l’Europa e la riscoperta della sensualità. Un ritratto che comprende il suo rapporto con le donne, la ritrosia per gli eventi mondani, il disinteresse per i premi, un sistema produttivo che gli permette di essere sempre attivo, senza curarsi dei fallimenti pur mantenendo intatta l’onestà verso lo spettatore; la facilità nel licenziare gli attori e il disagio nell’incontrarli durante i casting confermati dalle star dei film più recenti. Non mancano i momenti difficili, come la gogna mediatica in seguito alla separazione da Mia Farrow, che però non ha impedito ad Allen di andare avanti grazie alla sua conclamata capacità di vivere a compartimenti stagni, e l’indagine del suo rapporto con la morte e la religione – interessante in questo senso il contributo del teologo Robert Lauder.

Il documentario di Weide esce nei cinema in una versione ridotta rispetto alle 3 ore di quella per la tv. Non è proprio “tutto quello che avremmo voluto sapere ma non abbiamo mai osato chiedere” perché molte cose sono risapute, però ci restituisce forse il più approfondito e sentito ritratto di uno dei più grandi artisti del novecento, che sembra aver dichiarato: “In realtà volevo rifiutarmi ma in fondo avevo del tempo libero e non sapevo cosa fare prima della partita dei Knicks”. Anche se a nostro avviso sembra non coincidere con una delle fasi più brillanti sotto il profilo artistico, la sorella Letty definisce quest’ultimo periodo della vita di Allen tra i più felici e conciliati lasciandoci quel cauto ottimismo di molti finali del suo cinema.

22/09/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Woody Allen: A Documentary
Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
113'
Produzione
Mike's Movies, Rat Entertainment, Thirteen's American Masters, Whyaduck Productions
Sceneggiatura
Robert B. Weide
Fotografia
Neve Cunningham, Anthony Savini, Nancy Schreiber, Bill Sheehy, Buddy Squires
Montaggio
Robert B. Weide, Karoliina Tuovinen

Trama

Documentario su Woody Allen costruito con testimonianze di Allen stesso e di molti collaboratori storici, che racconta la vita e la filmografia del regista newyorkese.
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