Vallanzasca – Gli angeli del male

Vallanzasca – Gli angeli del male


Michele Placido

Biografico, Poliziesco | Francia, Italia, Romania
(2011)
Michele Placido fa un cinema – la cui firma ormai si riconosce in un tocco molto esterofilo e poco nostrano – che appare fragoroso, un po’ alticcio, nella sua esuberante esagerazione. “Vallanzasca” non tradisce il tocco e si conferma “film di genere che rielabora vicende reali” alla Michele Placido.

Come il nostro paese ci ha più volte abituato, alle prime diffusioni dei trailer sui circuiti tv sono seguite polemiche accese e a tratti bizzarre. Nulla da eccepire sulla contrarietà alle azioni violente di cui si è macchiato il Bel René negli anni. Non a caso sconta due ergastoli. Ma visto che parliamo di cinema, il punto qui non è se il film moralmente sia ignobile o meno, il punto è che, cinematograficamente, non ha una sua vera e totale “personalità”.

Non che manchi di ritmo o agilità narrativa, questo “Vallanzasca”, ma benché Placido possa averlo sperato, non gli riesce di discostarsi poi molto da “Romanzo criminale”. Troppe analogie, troppo simile la parabola criminale di Kim Rossi “il freddo” “Vallanzasca” Stuart, troppa coerenza filmica nella messinscena action delle due vicende, troppa autoreferenzialità nella scena dei ragazzini che giocano felici – simbolo di un tempo magico e ormai perduto.

La prova di Rossi Stuart poi, egregia nonostante qualche difficoltà col dialetto milanese, non aiuta certo il film ad allontanarsi dalla vicenda della banda della Magliana.

C’è da dire che la cura per la ricostruzione dell’epoca ha il suo fascino. Il virato fotografico verso tratti verdognoli o violacei nelle scene diurne assume quell’effetto vintage che riporta lo spettatore alla “memoria”. Memoria che, per come è stata costruita a livello di sceneggiatura, non tende poi molto all’analisi psicologico-sociale di Renato Vallanzasca e ne giustifica alcune azioni (da qui le molte polemiche). Placido ne segue i movimenti, ne ricrea l’aura di belloccio sopra le righe, a un metro da terra, convinto di girare al massimo, a due velocità in più rispetto al resto della Milano d’allora.

Ecco, indubbiamente è esagerato questo dipinto di Vallanzasca un po’ troppo “bello e dannato”. Una sorta di semidio che non perde la calma, che sa sempre cosa fare, che anche di fronte alla notizia della morte del rinnovato amico Turatello – altro personaggio troppo da Mafia Movie con l’onore nel sangue – esprime il suo dolore con compostezza.

Come detto in apertura, questo è il cinema di Placido. La sua visione molto cinefila, che pesca con arguzia a destra e a manca, soprattutto nel cinema oltreconfine, può non piacere perché a tratti esaspera i toni e a volte appare eccessivamente celebrativa.

Ma guardare tutto ciò con occhio estremamente critico sarebbe comunque un errore. La pellicola ha più d’un pregio (recitazione, musiche ad hoc) e in buona sostanza porta avanti quel “discorso” filmico iniziato da Placido con “Romanzo criminale”. Vedetelo, se volete, come un seguito. Un film di genere che, in Italia, necessita di spazio e nuova linfa e, chissà, magari grazie anche a questo nuovo, non eccelso ma filmicamente dignitoso tassello, potrà avere davanti a sé una strada un po’ più spianata.

23/01/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Vallanzasca - Gli angeli del male
Distribuzione
20th Century Fox Italia
Durata
125'
Produzione
20th Century Fox Italia, 21st Century Fox, Babe Film, Comune di Milano, Cosmo Production, FIP, Lomba
Sceneggiatura
Michele Placido, Kim Rossi Stuart, Toni Trupia, Andrea Purgatori, Antonio Leotti, Gerardo Amato, Antonella d’Agostino, Andrea Leanza, Angelo Pasquini
Fotografia
Arnaldo Catinari
Scenografie
Tonino Zera
Montaggio
Consuelo Catucci
Musiche
Davide Cavuti, Negramaro
Costumi
Roberto Chiocchi

Trama

Vita, fuori e dentro il carcere, di Renato Vallanzasca - attivo con rapine e sequestri di persona negli anni 70 a Milano e provincia - e dei suoi complici.
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi