Eva

Eva


Kike Maillo

Fantascienza | Spagna
(2011)

Il brillante ma incasinato Alex è richiamato dall’istituto di robotica dove ha iniziato le prime ricerche col fratello David e l’amata Lana (che adesso stanno assieme). Lo scopo è terminare un progetto ambizioso iniziato anni prima: costruire un androide dotato della curiosità e della vitalità di un bambino. La situazione si complica quando Alex scopre chi è la ragazzina che ha scelto come modello comportamentale per l’androide…

La festa per i laureati della classe 2041 si tiene tra i mobili di legno di una birreria vecchio stile, con un giradischi che suona “Space Oddity” mentre sopra di esso un ologramma disegna forme sonore guidato dalla musica. E’ un futuro vintage con piccoli tocchi tecnologici quello disegnato dal regista Maillo. A parte la presenza pervasiva di robot con apparenze che variano dalla ruspa al gatto, passando ovviamente per il maggiordomo, e a parte un inevitabile progresso nelle tecnologie informatiche e della comunicazione, non molto sembra essere cambiato nel futuro prossimo, anzi. Forse perché la storia si ambienta in un piccolo paese di montagna si respira una atmosfera vagamente retrò, dalla SAAB 900 dei protagonisti fino agli interni delle case. Questo futuro quasi fermo, un po’ scoraggiato, è l’idea più incisiva del film e, nel suo realismo, contribuisce non poco a disorientare e piacevolmente inquietare lo spettatore. L’impressione è rafforzata dalle insistite inquadrature dall’alto che ci mostrano le dinamiche dei protagonisti quasi trascurabili  in confronto alla natura che li circonda, e, grazie alla neve che continua a cadere, danno anche un tono fiabesco alla vicenda.

Nota importante in un film di fantascienza, gli effetti speciali sono notevoli proprio perchè discreti – sopra a tutto il gatto artificiale – e la rappresentazione dei robot è accurata: tra le variegate macchine che popolano il paesino e l’istituto vediamo il famoso Big Dog della Boston Dynamics e altri modelli veramente esistenti (anche lo scheletro del robot-bambino ricorda l’italiano Icub, usato anche in Spagna). Anche qui non si sfugge alla nostalgia, dato che per la sua “programmazione simbolica” Alex usa un robot modello PUMA degli anni ’80…

La recitazione è forse un po’ soffocata dai toni melò della vicenda – al di là della fantascienza stiamo pur sempre parlando di una tensione amorosa lui-lei-fratello di lui – il solitamente ottimo Daniel Bruhl è un po’ stretto nel personaggio, e anche Marta Etura era più convincente nel recente “Bed Time“. Infine Claudia Vega che interpreta Eva è a tratti irritante ma anche in quel caso si trattava di un personaggio veramente difficile. Come ripetono spesso i protagonisti del film, i bambini reali sono molto peggio dei bambini robot. Spicca invece Lluis Homar nella parte secondaria del robot-maggiordomo di Alex con livelli di emotività regolabili, una prova di stile non banale.

Maillo si colloca consapevolmente nel filone cinematografico dell’intelligenza artificiale. I riferimenti a “A.I”. sono innumeri, a tratti affiora una malinconia da “Ghost in the Shell” e soprattutto una delle scene chiave è abilmente ripresa da “2001”. “Eva” non è a livello di cotanti maestri, sia chiaro, ma può meritare la visione per come ri-combina elementi noti con un tocco personale, nell’ambientazione e in una particolare delicatezza nell’affrontare il tema delle leggi etiche dei robot di asimoviana memoria.

12/08/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Eva
Distribuzione
Videa-CDE
Durata
94'
Produzione
Escandalo Films
Sceneggiatura
Sergei Belbel
Fotografia
Arnau Valls Colmer
Montaggio
Elena Ruiz
Musiche
Sacha Galperine
Costumi
Maria Gil

Trama

Il brillante ma incasinato Alex è richiamato dall'istituto di robotica dove ha iniziato le prime ricerche col fratello Daivd e l'amata Lana (che adesso stanno assieme). Lo scopo è terminare un progetto ambizioso iniziato anni prima: costruire un androide dotato della curiosità e della vitalità di un bambino. La situazione si complica quando Alex scopre chi è la ragazzina che ha scelto come modello comportamentale per l'androide...

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi