Viva l’Italia

Viva l’Italia


Massimiliano Bruno

Commedia | Italia
(2012)

Qualche tempo fa salutammo con piacere l’arrivo di un nuovo filone nella commedia nostrana, capeggiato da quel Fausto Brizzi che, dopo una serie sconfortante di cinepanettoni vissuti nel ruolo di sceneggiatore, aveva preso il volo con un cult generazionale come “Notte prima degli esami”, avventura adolescenziale che faceva il verso ai teen movie hollywoodiani targati anni 80.

Brizzi aveva saputo dare uno slancio diverso al genere. Aveva riscoperto il piacere della scrittura, della costruzione di un impianto narrativo che non si accontentasse di affastellare una serie di trovate estemporanee. Ma poi, il regista di uno dei più grandi exploit degli ultimi anni si è un po’ perso, ha cominciato, è proprio il caso di dirlo, a girare a vuoto, rincorrendo, strano a dirsi, proprio quel cinema festaiolo da cui si era discostato nella sua opera da regista. E chi c’era al suo fianco nello scrivere il copione sui diciottenni che andavano verso l’esame di maturità? C’era proprio quel Massimiliano Bruno che ora, anche lui, si emancipa, si mette in proprio e diventa regista di proprie storie. Avevamo già parlato con favore della sua opera prima, quel “Nessuno mi può giudicare” dove Bruno metteva alla berlina una certa Roma dei ceti medio-alti che, per far fronte alla crisi, era disposta a umiliarsi e farsi ridere dietro.

Ora, il regista romano torna con un secondo film ben diverso dal primo, se non altro per l’ambizione che si nasconde dietro all’intera impresa. Sì, perché “Viva l’Italia” si presenta come un affresco corale basato sulla storia di una famiglia in via di disgregazione che, pur assommando in sé una quantità di stereotipi e vezzi qualunquisti del nostro Paese, non rinuncia a una messa in scena brillante, sicura, ricca di dialoghi e dinamiche tra i protagonisti che vanno oltre la banalità e lo scontato. Ma il più grande pregio dell’opera seconda di Bruno sta in altro: sta, infatti, nell’immaginare accanto al pugno di personaggi principali della storia, secondo l’esempio della miglior tradizione tutta italiana, un insieme di eventi e di figure di contorno che arricchiscono l’opera e tendono ad evidenziare qualcosa di molto preciso e ben poco divertente. All’esterno di casa Spagnolo, infatti, c’è un Paese in completo disfacimento; c’è una società, in altre parole, che si sgretola davanti l’indifferenza generale. Ci sono vertici aziendali inetti che portano allo sfascio le proprie compagnie, c’è un precariato nel lavoro giovanile quasi accettato come caratteristica intrinseca della nostra comunità, c’è un mondo dell’arte e dello spettacolo consegnato all’immaginario lurido della televisione commerciale, che detta, anche a teatro, gli standard qualitativi della bravura degli attori.

E poi c’è la politica, dove, è vero, esagerando in populismo, Bruno mette tutti sulla stessa barca, destra e sinistra, corrotti sessuali e corrotti economici. Ma nonostante questo, la forza di alcune immagini è reale e resta impressa anche dopo la visione: valga a titolo di esempio ricordare la scena dei due leader avversari che, nudi in una camera da letto, osservano vogliosi tre escort davanti a loro truccate volgarmente con i colori verde, bianco e rosso.

Viene anzi quasi da dire che il meglio del film sta nell’impianto generale che Bruno riesce a dipingere, aiutandosi forse con l’aiuto degli esterni della Roma che conosce così bene. Ma oltre a questo, vale anche la pena ricordare come la storia familiare dell’onorevole Spagnolo (Michele Placido si conferma incontenibile nei ruoli comici o demenziali) e dei suoi tre figli, pur scoprendo troppo, forse, l’ispirazione presa da alcuni affreschi di andersoniana memoria, si riveli, a dispetto di tutte le leggerezze di cui abbiamo già dato conto, una ventata d’aria fresca per il nostro cinema: fare film popolari e divertenti, senza ricadere nell’asfittica abitudine dell’usa e getta natalizio, è ancora (o nuovamente) possibile.

26/10/2012

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
100'
Produzione
Italian International Film, Rai Cinema
Sceneggiatura
Massimiliano Bruno e Edoardo Falcone
Fotografia
Alessandro Pesci
Scenografie
Sonia Peng
Montaggio
Patrizio Marone
Musiche
Giuliano Taviani e Carmelo Travia

Trama

In seguito a un grave malore, il politico Michele Spagnolo perde i freni inibitori e dice tutto ciò che gli passa per la testa, diventando una mina vagante per se stesso e per il suo partito nonché per la sua famiglia. Corrono a salvarlo i suoi tre figli che poco si sopportano tra di loro: Riccardo, medico integerrimo e socialmente impegnato, Susanna, attrice di fiction senza alcun talento, e Valerio, buono a nulla che deve tutto al padre.
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