Auguri per la tua morte

Auguri per la tua morte


Christopher Landon

Horror, Thriller | Usa
(2017)

Prendete la struttura narrativa di “Ricomincio da capo” di Harold Ramis, aggiungeteci i personaggi e la maschera di “Scream” di Wes Craven, inseriteci un pizzico di Robert Zemeckis, l’aroma del cinema di John Carpenter e una spolverata del cinema horror e thriller anni 90; mescolate il tutto e otterrete questo “Auguri per la tua morte” del giovane regista Christopher Landon. Un film che appare come quei dolci molto colorati, pieni di zucchero che al primo morso sembrano piacevoli, ma che alla fine ti provocano una leggera nausea.

La studentessa Tree Gelbman (Jessica Rothe) si sveglia nella camera di Carter (Israel Brussard, uno degli interpreti di “Bling Ring” di Sofia Coppola) dopo una notte di bagordi. Non si ricorda nulla e scappa dalla stanza per rientrare nel suo studentato. Il personaggio è descritto come la classica antipatica, piena di sé, che appartiene a un’associazione femminile “cool” del college dove studia, litigiosa e strafottente, che si diverte con gli uomini, ruba i fidanzati alle amiche e ha come amante un professore del suo corso. È il giorno del suo compleanno, evita di rispondere al padre e di incontrarlo e, alla sera, quando si reca a una festa, un personaggio misterioso vestito di nero, con indosso una maschera di neonato, la uccide. E Tree si risveglia nella stanza di Carter ritornando indietro alla mattina.

Il film procede con l’iterazione della stessa giornata, dove gli eventi si ripetono con piccole variazioni per finire sempre allo stesso modo. A differenza del suo modello originario, il meccanismo viene ripreso e replicato con la variante thriller, senza dare nessuna spiegazione del perché ciò accada. Se pensiamo poi che l’ideatore e creatore della maschera del killer, che perseguita la studentessa, è Tony Gardner, il designer di quella di “Scream”, si può comprendere come il film sia un grande giocattolo visivo, un patchwork che assembla senza nessuna elaborazione idee già messe in scena in precedenza. Non c’è niente di originale in “Auguri per la tua morte”, né la sceneggiatura né tanto meno la messa in scena. Tutto è già visto e ripetitivo, come le decine di giornate (e di morti) che deve rivivere la protagonista.

Il film esce dalla casa di produzione Blumhouse, di quel Jason Blum che, dal ’95, sforna pellicole di vario livello, sfruttando al massimo l’immaginario collettivo contemporaneo, utilizzando piccoli budget e incassando parecchio. Una produzione efficiente ed efficace, dove con il minimo sforzo riesce a ottenere grandi risultati economici. Il livello estetico poi è quello del classico B Movie con risultati assai differenti: andiamo così dalle opere di M. Night Shyamalan (“The Visit” e “Split“), “Le streghe di Salem” di Rob Zombie, “Sinister” di Scott Derrickson alla serie di Paranormal Activity. E ci fermiamo qui, perché la lista è lunga e ci sono moltissimi film horror negli ultimi vent’anni che hanno creato un vero e proprio canone (e non solo, se pensiamo anche, a titolo di esempio, a produzioni mainstream come “Whiplash” di Damien Chazelle).

Non sempre, però, il risultato estetico rispecchia quello economico. In “Auguri per la tua morte” è tutto esplicitato, apparecchiato per lo spettatore, arrivando al punto in cui c’è una scena in cui Carter dice a Tree che la sua storia gli ricorda appunto il film di Harold Ramis. E quando la ragazza gli risponde che non lo conosce, lui si stupisce (uno che ha nella sua stanza i poster di “Ritorno al futuro” di Zemeckis e di “Essi vivono” di Carpenter). Ecco, è lo stupore del giovane spettatore che conosce il cinema dai film di Quentin Tarantino in poi. Invece, il pubblico che aveva in mente Blum sono proprio i ragazzini/e che non sanno quasi nulla di cinema, ma sono alla ricerca di un semplicissimo divertimento con pop corn e bibita annessa, con un po’ di sangue (senza esagerare), con bellezze e bellocci che si confrontano sul campo sessuale, facce giovani e simpatiche (e antipatiche) con cui empatizzare (o risconoscersi). Insomma uno spettacolo indolore, divertente per i più piccoli, pieno di stereotipi per i più grandicelli. Ancora una volta, però, dobbiamo ammirare in Blum uno che conosce bene le regole del mercato produttivo cinematografico – visto che a fronte di poco meno di cinque milioni di dollari investiti, finora il film ne ha incassati la bellezza di settantotto. Aspettiamo però come reinvestirà i guadagni nel prossimo lavoro, sperando che ci regali questa volta un vero film, finanziando casomai o un giovane talentuoso (un Jordan Peele con un altro “Scappa – Get Out“?)  o qualche bravo regista con idee originali (uno come Shyamalan, ad esempio).

13/11/2017

Cast e credits

Titolo Originale
Happy Death Day
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
96'
Produzione
Blumhouse Productions, Digital Riot Media
Sceneggiatura
Scott Lobdell
Fotografia
Toby Oliver
Scenografie
Michelle C. Harmon
Montaggio
Gregory Plotkin
Musiche
Bear McCreary
Costumi
Meagan McLaughlin

Trama

Tree Gelbman, è una studentessa del college molto popolare e dal carattere superficiale e sbarazzino, che pensa di ottenere tutto ciò che vuole con la sua bellezza. Il giorno del suo compleanno viene uccisa da qualcuno che indossa una maschera inquietante. Anziché morire, si risveglia il mattino dello stesso giorno e così capisce di star rivivendo il giorno del suo compleanno all’infinito.
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