Come pecore in mezzo ai lupi

Come pecore in mezzo ai lupi


Lyda Patitucci

Azione, Crime | Italia
(2023)

“Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi…”. A leggere Matteo 10,16 e i versetti successivi, gli uomini appartengono a una o all’altra schiera, alle pecore o ai lupi. Secondo la parola di dio non esistono che due categorie di individui.

In un mondo così inteso, i protagonisti del film devono scegliere da che parte stare. Isabella Ragonese – tinta corvina che cola accanto all’orecchio, piercing e cicatrice nell’angolo della bocca – è alla guida di un’auto e conduce due uomini. Ai piedi di un palazzo le viene detto di attendere mentre i passeggeri scendono. L’inquadratura dall’alto del parabrezza allerta lo spettatore (o sollecita un déjà-vu): un corpo precipita e sfonda una macchina (come in “Collateral” di Michael Mann). Quando gli uomini rimontano, lei finge spietatezza. Ma questo rancore lugubre, questo mood alla Lisbeth Salander di “Millennium” non basta: Ragonese era magnifica nel “Nuovomondo” di Crialese e in “Sole cuore amore” di Vicari, ma non è lupo. Il suo personaggio possiede due identità, poliziotto sotto copertura e fixer della malavita, e vive un limbo a metà tra la prima e la seconda; nello stesso limbo si muove l’interprete, ed è come se trattenesse il respiro per la maggior parte delle scene, perché il ruolo non le si addice; “la meravigliosa interpretazione” di cui riferisce qualche testata sembra un giudizio affettato; la bravura di Ragonese volge altrove. Arcangeli, dal canto suo, lupo lo è stato: nel sorprendente “Muto di Gallura” di Matteo Fresi indossava il costume del leggendario bandito sardo; qui invece è un piccolo rapinatore, arrabbiato e di animo tenero, un personaggio funzionale alla trama.

Il senso della storia si rivela piano, in modo intermittente, come un impianto di luci che tremolano prima di accendersi. Il ritmo conta pochi strappi, di lieve intensità, e buona parte del film scorre lungo un alveo incavato con cautela. Le vicende dei protagonisti seguono corsi indipendenti ed è difficile immaginare come e quando possano congiungersi. C’è questo signorotto del crimine serbo con i suoi bravi: sono carogne della peggior specie ma non si riesce a odiarli visceralmente, non come si odierebbero Genny Savastano di “Gomorra” la serie o Manfredi Anacleti di “Suburra” il film. Ed è all’incontro con il malavitoso che i fatti di Ragonese e Arcangeli s’intrecciano. È sufficiente uno sguardo tra i due: c’è qualcos’altro, qualcosa di nascosto, perché il mondo non può essere fatto solo di pecore e lupi. Delle loro storie, però, è possibile afferrare pochi brandelli: una provenienza comune e un predicatore, Tommaso Ragno, perentorio come il dio del versetto di Matteo. Se Ragonese ha due identità soffocate sotto un unico costume, Arcangeli è un delinquente ma anche un padre che ama la figlia, interpretata da Carolina Michelangeli, una bambina paralizzata dalla crudele indifferenza degli adulti. Sono poche tracce biografiche, adatte a un episodio pilota, come suggestioni di qualcosa a venire, nondimeno sufficienti a sviluppare la trama e darle compiutezza.

L’intreccio, tuttavia, segue un percorso troppo prudente, nonostante lo sceneggiatore, Filippo Gravina, abbia cofirmato negli ultimi anni script coraggiosi come “Veloce come il vento” o “La terra dei figli“. “Come pecore in mezzo ai lupi” è un buon esordio. Lyda Patitucci mantiene un buon registro dalle prime scene fino alle sequenze dell’assalto al blindato, dove l’azione è concentrata. I novantanove minuti della pellicola sono proporzionati al contenuto narrativo e al suo sviluppo. Una maggiore ambizione, nella scrittura di storia e personaggi, avrebbe reso il film meno fiacco e aggiunto qualcosa di originale a un genere largamente esplorato.

25/07/2023

Cast e credits

Distribuzione
Fandango
Durata
99'
Produzione
Groenlandia, Matteo Rovere
Sceneggiatura
Filippo Gravino
Fotografia
Giuseppe Maio
Scenografie
Paola Soldini
Montaggio
Giuseppe Trepiccione
Costumi
Sara Fanelli

Trama

Roma, giorni nostri. Vera è una poliziotta infiltrata in una banda criminale serba. Bruno è un piccolo delinquente in attesa del colpo grosso. Entrambi si ritrovano al cospetto del boss Dragan per pianificare l’assalto a un blindato portavalori. Vera, per mantenere la sua copertura e arrestare i serbi, dovrà convincere Bruno a mantenere segreto il loro passato comune.
Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.