Alienoid

Alienoid


Choi Dong-hoon

Azione, Fantascienza, Wu Xia Pian | Corea del Sud
(2022)

Alienoid

Girato back-to-back col seguito “Alienoid: Return to the Future”, andando a comporre quelle che essenzialmente sono due parti dello stesso progetto, il penultimo film del maestro del cinema di genere sudcoreano più disimpegnato Choi Dong-hoon gioca fin dal titolo del secondo film con la più iconica saga cinematografica che ha a che fare con viaggi nel tempo e affini, ovviamente quella di “Ritorno al futuro” di Robert Zemeckis. È solo uno dei tanti riferimenti e omaggi che va a sostanziare “Alienoid” e che contribuisce a farne un’opera di facile accesso e ancora più facile gradimento, sorretta com’è da interpretazioni in parte, da una trama avvincente, argutamente divisa in due linee narrative destinate poi a saldarsi, e da una confezione estetica in genere molto curata (per quanto la CGI, in particolar modo quella degli animali, sia a tratti poco convincente). Non risulta a questo punto peregrino definire il film di Choi come una sorta di stato dell’arte del cinema sudcoreano più pop, quello (ma non solo) che d’altronde ha sempre avuto nel Far East Film Festival una vetrina privilegiata per presentarsi ai mercati occidentali, come si potrebbe arguire anche dall’annuncio che il film (col sequel) sarà prossimamente distribuito in Italia, seppur probabilmente solo in streaming.

Arrivati a questo punto della recensione si potrebbe pensare che le uniche ragioni che possano rendere “Alienoid” interessante siano quelle produttive e distributive, finendo per assimilarlo a molta produzione sudcoreana vista recentemente al FEFF, composta da film di genere ricchi di stereotipi e che paiono più meritevoli per ragioni industriali che per quelle artistiche. Sia chiaro: il film di Choi è in primo luogo un progetto commerciale ma è proprio l’efficacia con cui porta a casa il risultato nonostante tutti i propri limiti a farne un’opera meritevole d’analisi, e di visione. Partendo difatti dalla commistione fra dramma storico, fortemente ispirato al wu xia pian hongkonghese e poi cinese, e film d’azione con una spolverata di poliziesco ambientato nel presente “Alienoid” propone un ibrido di generi che, anche se fosse già visto, meriterebbe comunque l’attenzione di chi guarda e che, non a caso, viene sbattuto in faccia agli spettatori fin dalla prima, adrenalinica, sequenza. Poi la narrazione si bipartisce, e più di una volta la sezione ambientata nella Corea del Sud dei nostri giorni risente di qualche calo di ritmo, ma per fortuna le elaborate coreografie dei combattimenti delle sequenze del passato, così come l’apprezzabile galleria di personaggi, permettono alla pellicola di proseguire quasi senza rallentamenti o momenti di stanchezza, confermandosi come una festa per gli occhi.

A sancire la fusione delle due sezioni narrative della pellicola, e anche dei vari generi che la compongono, è la trama fantascientifica che vede un gruppo di carcerati alieni costretti sulla Terra cercare di colonizzare il pianeta ai danni degli umani, mentre un duo di robot carcerieri (con l’aiuto di una giovane umana da loro adottata) tenta di bloccare i loro piani. Questa parte si dipana da quella contemporanea, meno convincente, e va a innestarsi nella apparentemente slegata (almeno all’inizio) sezione ambientata nell’ultimo decennio del XIV secolo, alla fine dell’era Goryeo, un’avventura che racconta con più linee narrative la ricerca di un misterioso artefatto (alieno, ça va sans dire) a opera di un gruppo di stregoni esperti di arti marziali. Sono proprio le elaborate coreografie da wu xia pian a valorizzare al meglio il florilegio di colori sgargianti e forme elaborate di questa parte della pellicola, ovviamente col supporto di una regia mobile che sa servirsi con efficacia del montaggio per rendere ogni duello diverso dall’altro, complici le differenti abilità dei partecipanti di questa strana caccia al tesoro. Non stupisce pertanto che la sezione ambientata nella Corea di oggi finisca per rivelarsi quasi un necessario tramite per arrivare alla sfavillante parte in costume, in cui il film di Choi ha finalmente la sua occasione di brillare e di distinguersi dalla usuale commistione fra umorismo sopra le righe, dramma famigliare e investigazioni che è al centro di buona parte del cinema pop sudcoreano.

È affascinante che una pellicola che si ispira come non mai al tradizionale cinema d’arti marziali cinese sia ambientata, almeno parzialmente, nell’ultimo anno della dinastia Goryeo, presto destinata a essere succeduta dal regno di Joseon, la cui posizione nei confronti della Cina fu quasi sempre di maggiore subordinazione. Pur non volendo suggerire interpretazioni storiche o politiche che probabilmente andrebbero ben oltre lo scopo di una pellicola così francamente e piacevolmente “d’intrattenimento”, e di questa recensione, non si può non considerare interessante che un film dalla forma così innovativa (nel suo contesto, certo) sia locato proprio in un momento di simile trasformazione politica e culturale, in cui i residui fantastici e folklorici del passato medioevale della Corea e un contesto di grande irrequietudine sociale possono ricevere una considerazione, e una rappresentazione, migliore. Trasfigurando l’usuale cura per il décor e per le coreografie del cinema pop sudcoreano in una variegata avventura fra più linee temporali “Alienoid” può tranquillamente elevarsi a stato dell’arte della produzione succitata senza dimenticare di offrire alcuni validi spunti di riflessione, prevedibilmente sepolti dietro l’accumulo delle vicissitudini dei suoi molti protagonisti e dietro le elaborate coreografie da wu xia pian. Raramente film così apparentemente sciocchi si rivelano così intelligenti.

30/04/2024

Cast e credits

Titolo Originale
Oegye+in 1bu
Distribuzione
Amazon Prime Video
Durata
142'
Produzione
Caper Film
Sceneggiatura
Choi Dong-hoon
Fotografia
Tae-Kyung Kim
Scenografie
Lee Ha-Jun
Montaggio
Park Jin-young
Musiche
Young-gyu Jang
Costumi
Ryu Hyun-min, Oh Jung-geun

Trama

Nel presente, in Corea del Sud, un duo di robot alieni funge da carcerieri per vari criminali del loro mondo d'origine, intrappolandoli dentro gli esseri umani, all'insaputa della bambina umana che hanno adottato. Sempre in Corea, ma nel 1391, un eterogenea torma di stregoni e avventurieri, molti dei quali non sono chi dicono di essere, si lancia alla ricerca di un misterioso artefatto dai grandissimi poteri. Il viaggio nel tempo, permesso dalla tecnologia degli alieni, unirà queste due linee temporali.
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia