Cover-Up

Cover-Up


Laura Poitras, Mark Obenhaus

Documentario | Usa
(2025)

Poche ore prima della stesura di questa recensione il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato, dopo aver rapito il Presidente del Venezuela, che d’ora in poi saranno gli Stati Uniti ad amministrare il Venezuela, in primis grazie alle compagnie petrolifere statunitensi che si occuperanno del petrolio venezuelano. Pare quindi un momento quanto mai opportuno per guardare “Cover-Up”, l’ultimo documentario della sempre efficace Laura Poitras (in collaborazione questa volta con Mark Obernhaus).

Il film si occupa infatti della singolare figura di Seymour Hersh, forse il giornalista investigativo più famoso degli Stati Uniti, che dal 1967 si occupa di rivelare il modus operandi del governo statunitense (e in particolare del suo esercito). Il rilievo di Seymour Hersh è infatti tale che ripercorrendo i suoi reportage si assiste a una sorta di controstoria degli Stati Uniti, utile a inquadrare il presente. Appena trentenne racconta degli esperimenti sulle armi chimiche e batteriologiche, e sulla popolazione civile statunitense involontariamente coinvolta; il momento che ne definisce la statura arriva due anni dopo, quando porta alla luce il massacro di My Lai, in cui l’intera popolazione di un villaggio vietnamita, abitato – come capita in tempo di guerra – esclusivamente da anziani donne e bambini, viene brutalmente sterminata da soldati statunitensi.

Il nodo tematico del documentario è però metodologico, quasi epistemologico: come fa Hersh a sapere? Il punto di partenza sono sempre le fonti interne. Sono spesso i soldati a testimoniare, a scattare foto che denunciano i loro commilitoni e a volte anche loro stessi. Nei rari casi in cui le fonti sono pubbliche, vediamo le loro interviste che fanno luce su un aspetto fondamentale. Se purtroppo non c’è una massa critica tale da evitare che ci si rifiuti di obbedire a ordini disumani, capita spesso che ci sia chi torna a casa con un tarlo e decida di parlare. Questo è il concetto chiave della lunga intervista a Hersh che costituisce l’ossatura del documentario, al punto tale che quando sembra che il documentario stesso possa mettere a rischio una delle sue fonti, Hersh ne richiede la sospensione. Laura Poitras non compare mai esplicitamente nei suoi documentari per cercare di tenere le distanze e sceglie sempre una rappresentazione fredda anche quando si parla di massacri. Rendendo però centrale il momento in cui Hersh valuta di interrompere le riprese, ci mostra come l’atto stesso di documentare abbia conseguenze, positive (nel caso dei reportage di Hersh, ma anche del capolavoro “Citizenfour” della stessa Poitras) ma potenzialmente anche negative, come nel caso in cui si rischia di compromettere una fonte. Allo stesso tempo le fonti vanno controllate accuratamente – l’unico momento in cui vediamo Hersh veramente scosso è il momento in cui negli anni 90 stava quasi per pubblicare documenti da una fonte poi rivelatasi inaffidabile. Questo quasi-errore viene sviscerato nel dettaglio dal documentario, perché non si tratta di un’agiografia ma dello studio di un metodo.

Tornando dalla forma al contenuto, di particolare impatto sono le immagini di Abu Grahib, venute alla luce anche grazie al lavoro di Hersh, perché – ricordiamolo ai lettori più giovani o più sbadati – quelle immagini di torture furono scattate e condivise dagli stessi soldati americani sorridenti che ne erano responsabili, segnando una frattura nel riconoscimento dell’altro come essere umano che è stata ben raccontata anche nel bel “Il collezionista di carte“. Eppure. Eppure il film ci fa vedere come il responsabile del massacro di centinaia di persone a My Lai, William Calley, venga dopo poco tempo messo comodamente agli arresti domiciliari mentre in mezzo c’è una folla che lo acclama e gli dedica canzoni. E allora perché passare una vita a scrivere reportage, perché a quasi novant’anni lo vediamo tra uno spezzone di intervista e l’altro cercare testimoni per i massacri di Israele, e provare a capire cosa è successo al condotto Northstream? Ve lo dirà Hersh stesso, nel finale.

04/01/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Cover-Up
Distribuzione
Netflix
Durata
118'
Produzione
Praxis Films
Fotografia
Mia Choffy Henry
Montaggio
Laura Poitras
Musiche
Maya Shenfeld

Trama

La ricostruzione della carriera e del metodo di Seymour Hersh, il più importante giornalista investigativo americano
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