Crows Zero

Crows Zero


Takashi Miike

Azione | Giappone
(2007)

“Crows Zero” (conosciuto anche col titolo di “Crows: Episode 0“) è la trasposizione di un popolare manga di Hiroshi Takahashi degli anni Novanta. Basandosi sulla sceneggiatura di Muto Shogo (che lavorerà anche al secondo capitolo uscito nel 2009), Miike Takashi mette in scena la scalata che il giovane Genji intenta ai vertici di una scuola molto particolare, la Suzuran All-Boys High School. Il ragazzo si iscrive con l’unica intenzione di sgominare tutte le bande e arrivare là dove suo padre, un boss della yakuza, non riuscì mai: in cima alla Suzuran. Dovrà prima scontrarsi con tutti gli altri studenti, per poter poi sfidare il capo in carica, Tamao Serizawa, dotato di una forza leggendaria.

“Crows Zero” possiede quella vena nostalgica per l’adolescenza di chiara marca miikiana: i protagonisti del film infatti riescono a instaurare rapporti basati sull’onore e il rispetto; nonostante le botte da orbi, sono capaci di affezionarsi, di stare in pena per un amico (si veda la sottotrama dedicata all’amicizia tra Tamao e Tokio) o preoccuparsi per la ragazza dei sogni (che suona in un gruppo di j-rock!). A differenza degli insulsi o corrotti adulti, tenuti ai margini del racconto, se non soppressi (la scuola è popolata praticamente solo dagli studenti che fanno il bello e il cattivo tempo), i ragazzi presentano ancora un’innocenza di fondo. Non a caso lo scontro decisivo per il dominio della Suzuran, sotto la pioggia battente, si svolgerà in contemporanea con l’operazione di Tokio, colpito da un aneurisma cerebrale e sancirà anche un legame d’amicizia tra i due rivali, Serizawa e Takaya.

Al di là degli aspetti prettamente tematici, l’opera numero settantasei del maestro di Osaka porta avanti il discorso sul sincretismo linguistico insito nella trasposizione in pellicola delle tavole dei manga, che si perpetua -possiamo dire- dal cultIchi the Killer“: una sperimentazione acuta e intelligente che negli ultimi tempi ha portato anche in Occidente a un risultato eccezionale (vedi: “Scott Pilgrim vs. The World“). La frenetica sequenza iniziale, la scena della palla da bowling gigante che usa Tamao per giocare con i compagni di scuola, i momenti quasi slapstick, sono trovate che sottolineano la plasticità “fumettosa” dei corpi oltre ad essere ironiche gag tipicamente miikiane.

Bisogna però ammettere che in questo caso l’appellativo di “film minore” può non essere una riduzione sbrigativa: pur essendo perfettamente contestualizzabile nella filmografia di Miike, pur tenendosi su un livello ben sopra la sufficienza, “Kurozu Zero” non ha né gli scatti di follia, né gli squarci visionari del miglior cinema del regista. E forse dilungare una trama striminzita per più di due ore limita il complesso dell’opera, anche se il ritmo è molto più sostenuto rispetto ai canoni del regista che ha sempre sfruttato moltissimo i tempi morti per avvicinare lo spettatore alle sensazioni e agli abissi psicologici dei suoi protagonisti. 

Questo film d’azione ambientato in una scuola è uscito lo stesso anno di “Sukiyaki Western Django” e, in comune, ha anche l’anima ludica di quel frullatone avant-pop. Insomma un giocattolone di puro entertainment, con nobili teppisti che se le danno di santa ragione a suon di rock. Una ventata di giovanilismo modaiolo che ha portato “Crows Zero” al successo nei box office giapponesi. 

15/05/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Kurôzu zero
Durata
128'
Produzione
Akita Publishing, Happinet Pictures, Toho Company, Tristone Entertainment Inc.
Sceneggiatura
Shogo Muto
Fotografia
Takumi Furuya
Montaggio
Shuichi Kakesu, Tomoki Nagasaka
Musiche
Naoki Otsubo

Trama

Takaya, uno studente appena trasferitosi alla Suzuran Boys High School prova, con l'aiuto dello yakuza Katagiri, a prendere il controllo della scuola e a sconfiggere il suo rivale Serizawa.
Ketticè
Ketticè

Al suo secondo lungometraggio, Giovanni Tortorici ripropone la matrice autobiografica e il ritratto dell'adolescenza negli anni '10, nonché il suo stile ancora acerbo, in sintonia con i personaggi rappresentati

Hokum
Hokum

Terza pellicola dello specialista dell'horror irlandese Damian McCarthy la suggestiva "Hokum" cerca di espandere i confini volutamente angusti del suo cinema ad altri immaginari e sottogeneri, mostrando la versatilità del suo regista al netto di alcuni limiti di scrittura

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte
Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

"Camp Miasma" di Jane Schoenbrun è un meta-slasher queer, così concettuale che se vi interessano tre su tre di questi concetti non potete perderlo, e se ve ne interessano uno o due potrebbe piacervi perché è girato molto bene

Il Cileno
Il Cileno

LOCARNO 79 - Fra i più attesi film della kermesse svizzera "Il Cileno" di Sergio Castro-San Martín è un film storico che gioca coi canoni del thriller, interessante sulla carta ma irrealizzato nella forma

La fine di Oak Street
La fine di Oak Street

Ritorno di David Robert Mitchell dopo una lunga pausa e suo approdo al cinema ad alto budget "La fine di Oak Street" è un dramma suburbano che si evolve in un survival film coi dinosauri, tanto curato nella forma quanto irresoluto nello sviluppo, al netto dei molti spunti di riflessione

Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale