Scott Pilgrim vs. The World

Scott Pilgrim vs. The World


Edgar Wright

Azione, Commedia, Romantico | Canada, Uk, Usa
(2010)
Pubblicata in sei volumi tra il 2004 e il 2010 la graphic novel “Scott Pilgrim” di Brian Lee O’Malley ha ottenuto un insperato successo underground, ma difficilmente sarebbe stata ipotizzabile una riduzione cinematografica. Tratto schematico e naif in bianco e nero, l’opera del canadese O’Malley è un’originalissima accozzaglia di generi (coming-of-age, romanticismo supereroi, commedia), medium (comic book, musica, videogame), humour delirante e citazioni della cultura pop statunitense. La storia è una calcolata commistione tra semplicità e sensazionalismo pulp: Scott Pilgrim è un adolescente scansafatiche che vive a Toronto, suona in una band garage rock chiamata Sex Bob-Omb e si innamora perdutamente della misteriosa coetanea Ramona Flowers. Tra i due pare scoccata la scintilla, ma per stare con lei il pavido Scott dovrà prima sconfiggere i suoi sette malvagi ex fidanzati, alleatisi in una temibile “Lega” con il solo scopo di impedire a Scott e Ramona di essere felici. Questo il nocciolo della vicenda, attorno a cui gravita un universo fuori dal tempo popolato da bizzarri personaggi (il coinquilino omosessuale e cinico di Scott, le altre band della scena musicale di Toronto, tra cui i Clash at Demonhead) e dove le comuni leggi della fisica e della razionalità non hanno molto significato.

 

Ad adattare questo eclettico pout-pourri è stato chiamato in causa il talentuoso Edgar Wright, geniale re-inventore di cinema di genere (l’horror con “Shaun of the Dead”, l’action con “Hot Fuzz”) che anche in questo caso non sacrifica nulla dell’opera di O’Malley dandole massimo rispetto e operando un adattamento sanamente fedele ma allo stesso tempo con un respiro “cinematografico” autonomo. Quello che ne esce è senza dubbio un prodotto singolare, non immediatamente assimilabile e destinato ad un pubblico scarsamente numeroso (sonoro flop in tutto il mondo), ma allo stesso tempo coraggioso e innovativo nel riflettere sul futuro e le possibili ibridazioni della macchina cinematografica. Qui, più che in colossi iperpompati ma sotto sotto polverosi, come “Avatar” o “Inception”, si respira vera aria di novità e voglia di sperimentare. Wright frulla assieme un po’ tutto il cinema e la cultura popolare del postmoderno: il suo film è ambientato in una dimensione alternativa in cui non ci sono necessariamente legami tra azione e reazione. Dopo aver riflettuto sulle possibili contaminazioni tra horror e commedia in “Shaun of the Dead” e aver traghettato il cinema action degli ultimi trent’anni nel nuovo millennio in “Hot Fuzz”, il regista britannico tenta un’assurda e consciamente suicida contaminazione tra cinema, cartoons e videogame, in cui gli scontri tra duellanti si svolgono a base di colpi di kung fu, se si riceve un pugno si sfonda un muro come se fosse di carta, e quando un nemico viene annientato si ottiene in premio un pugno di monete calcolato in base al livello di difficoltà dell’impresa.

 

Non è difatti un caso che “Scott Pilgrim vs the World” sia il primo film che può contare su un videogame ad esso ispirato (disponibile per il solo download sul circuito Playstation 3 e Xbox), che non è semplice strategia di marketing, ma un prodotto che è l’ideale estensione della celluloide: sorta di versione per il mondo dei videogiochi dell’operazione “Grindhouse” del duo Tarantino-Rodriguez, il gioco di “Scott Pilgrim” è allo stesso tempo omaggio e adattamento, una perfetta ricostruzione degli arcade di fine anni ’80 – inizio ’90, dalla struttura a scorrimento bidimensionale, divisa in sette livelli (uno per ogni malvagio ex della bella Ramona), genialmente musicata in 8 Bit dal duo elettronico Anamanaguchi. Paradossalmente, ma nemmeno così tanto, il film di Wright è forse più vicino alla versione ludica per consolle che al fumetto di O’Malley, di cui replica meccanicamente la struttura a scorrimento, con l’eroe che deve sconfiggere i temibili ex uno alla volta. E’ anche il maggior limite della pellicola, che all’inizio spiazza, ma poi si fa inevitabilmente ripetitiva, con gli esiti degli scontri già chiari dall’inizio, e senza le possibilità interattive offerte dal joystick.

Ma sotto le macerie del cinema postmoderno, Wright saggiamente non si dimentica dei suoi personaggi, e sa infondere sempre grande umanità, ritmo e simpatia alle situazioni (in questo si avvicina a Guillermo Del Toro e ai suoi “Hellboy”). Scott Pilgrim e i suoi amici sono tutti egualmente, disperatamente nerd, solitari, in cerca di amori sfuggenti. Non c’è spazio per essere cool nel cinema indie di Edgar Wright, ed è questa la cosa più bella di “Scott Pilgrim vs the World”: non è una pellicola che vuole ingraziarsi le masse, ma è orgogliosamente realizzata da, e per, un pubblico di soli nerd.

 

Occhio alla colonna sonora, egualmente realizzata con cura e gusto: accanto alle composizioni originali di Nigel Godrich (il suo primo lavoro solista dopo le varie collaborazioni con Radiohead e altri grandi) ci sono i brani originali di tutte le band che compaiono nel film: Sex Bob-Omb (di cui si è occupato Beck), Crash and the Boys (Broken Social Scene) e Clash at Demonhead (Metric). Oltre a successi vecchi e nuovi di Rolling Stones, Frank Black, Holy Fuck, Black Lips, T-Rex, Bluetones e tanti altri.

18/11/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Scott Pilgrim vs. The World
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
112'
Sceneggiatura
Edgar Wright, Michael Bacall
Fotografia
Bill Pope
Scenografie
Marcus Rowland
Montaggio
Jonathan Amos, Paul Machliss
Musiche
Nigel Godrich
Costumi
Laura Jean Shannon

Trama

Il teenager Scott Pilgrim si innamora perdutamente di Ramona Flowers, ma per conquistarla dovrà sconfiggere i suoi sette malvagi ex fidanzati.
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