Fjord

Fjord


Cristian Mungiu

Drammatico | Danimarca, Francia, Norvegia, Romania, Svezia
(2026)

Nel ricevere la Palma d’oro per il miglior film al Festival di Cannes 2026, Cristian Mungiu ha esposto in poche parole uno dei pilastri della sua idea di cinema: “i film devono parlare di cose rilevanti”.

E “Fjord” pullula di cose rilevanti, trattando i temi dell’educazione e dell’integrazione, degli abusi sui minori e delle discriminazioni. L’ideale di cinema di Mungiu è talmente radicato che pure i temi secondari, affrontati solo in via incidentale dalla pellicola, sono assolutamente impegnativi e di rilievo: il suicidio e le scelte per il fine vita.

Con “Fjord” Mungiu ha creato un’opera straordinaria, che fonde dramma familiare e film giudiziario in un amalgama perfetto. Una pellicola che consacra definitivamente il regista di Iasi, già vincitore a Cannes di una Palma d’oro nel 2007 (per “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni“), del premio alla sceneggiatura per “Oltre le colline” e del premio per la miglior regia per “Un padre, una figlia“. Ma ad essere consacrata è anche la New Wave rumena, che è ormai, per chi ancora non lo avesse registrato, una delle cinematografie europee maggiormente da tener d’occhio – mentre in Italia ci si lecca le ferite per un’edizione della Croisette a secco di pellicole nostrane.

“Fjord” parla di una famiglia (padre rumeno, madre norvegese, cinque figli) che si trasferisce in Norvegia dalla Romania. Ferventi cattolici, i Gheorghiu educano i figli secondo i dettami della Bibbia, negando loro la danza, internet, gli smartphone, i videogame.

Quando una maestra della scuola che frequentano i ragazzi si accorgerà di alcuni lividi presenti sul corpo di una delle bambine, avvertirà la Child Protection norvegese, che avvierà un’indagine sulla famiglia.

Da questa breve sinossi – cui non è possibile aggiungere altro per evitare il rischio di spoiler – è fin troppo semplice ravvisare diversi agganci con la cronaca nostrana (l’ormai mediaticamente onnipresente “famiglia nel bosco”). 

Tanto da rendere parecchio concreto il rischio che la pellicola venga strumentalizzata, almeno in Italia.

Mungiu, infatti, presenta contrasti netti, mettendo in discussione, da un lato, il conservatorismo fanatico e, dall’altro, gli apparentemente avanzati sistemi sociali delle democrazie nordiche, fornendo elementi concreti di dibattito a entrambe le posizioni.

Del resto, il regista non fa che rappresentare la realtà in ogni sua sfaccettatura, come una scala di grigi, evitando un posizionamento netto in un contesto di apparentemente inevitabile manicheismo, che è del resto quello in cui viviamo, ove la radicalità e l’estremismo del pensiero quotidiano sembrano costantemente imporre le faziosità da tifoseria.

Tra le peculiarità di cui va tenuto conto, nell’analisi del film e dei temi che affronta, c’è proprio quella di essere ambientato in Norvegia, patria del welfare state nordico e della parità di genere talmente accentuata da rendere gli uomini – anziché le donne – oggetto di tutela, almeno in certi ambiti.

Il fatto che nel paese scandinavo anche dei ceffoni – o addirittura i proverbiali scappellotti nel sedere – siano reputabili alla stregua di violenze sui minori degne di una revoca della potestà genitoriale, non deve far sottovalutare il discorso di Mungiu, ma anzi per certi versi lo rafforza.

Le differenze culturali sono infatti il sale dell’umanità, come ci insegna uno dei testi cardine dell’Illuminismo (le “Lettere persiane” di Montesquieu). Il relativismo culturale è diretta espressione del contesto sociale locale: ciò che è tollerabile – o addirittura mezzo educativo – in Romania, magari non lo è in Norvegia; allo stesso modo, ciò che è tollerabile – o addirittura mezzo educativo – in alcuni paesi islamici, magari non lo è in Italia (e la cronaca giudiziaria nostrana pullula di questi episodi).

Il fulcro si sposta, a seconda del punto di vista, da una questione di progresso e di civiltà, ma anche di legge (in “Fjord”, la posizione delle istituzioni) a una puramente morale-culturale (la visione dei Gheorghiu: dare qualche scappellotto a fini educativi è legittimo, se viene fatto per il bene dei figli, lo dice persino la Bibbia).

Con le due fazioni a rinfacciarsi, da un lato, l’irrazionalità di quel conservatorismo che tutela in maniera fanatica valori superati; dall’altro, presunte discriminazioni basate sull’appartenenza etnica o sulla religione, ma anche la superiorità morale di quell’ultra-progressismo che ritiene sempre di essere dalla parte del giusto.

È però un gioco a geometrie variabili, spesso su base squisitamente ideologica, con l’una o l’altra fazione generalmente pronta a saltare il fossato e a diventare accusatore, anziché difensore, e viceversa, a seconda delle circostanze specifiche (ci sarebbero state le stesse levate di scudi, da parte di alcune parti politiche, se la famiglia nel bosco fosse stata di immigrati africani?).

Insomma, “Fjord” è l’ennesima variazione sul tema del mito di Antigone, dello scontro tra diritto positivo e giusnaturalismo, in contesti sempre più complessi e con la complicazione della moderna società massmediale e social-dipendente, in cui le opinioni si comprano un tanto al chilo e scorrono come fiumi in piena.

Ed è l’ennesima variazione sul tema della locuzione evangelica “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, come dimostrano i vicini di casa dei Gheorghiu, padre preside, moglie avvocato e figlia problematica, che si taglia i polsi per diletto, pur essendo cresciuta in un ambiente razional-progressista e senza punizioni corporali.

O come dimostra l’accusa, mossa dal padre in almeno un paio di occasioni ai propri contraddittori, di non poter comprendere determinate situazioni in quanto childless.

In un contesto già drammaticamente complesso e complicato, Mungiu si diverte a testare ulteriormente lo spettatore e nel mezzo di una direzione di grande rigore formale e realismo impeccabile propone l’ennesima provocazione: quelle valanghe che minacciano il fiordo, simbolo di una natura che reagisce al male dell’uomo.

24/05/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Fjord
Durata
146'
Produzione
Aamu Film Company, Eye Eye Pictures, Filmgate Film, Mobra Films, Snowglobe Film, Why Not Productions
Sceneggiatura
Cristian Mungiu
Fotografia
Tudor Vladimir Panduru
Montaggio
Mircea Olteanu
Musiche
Kaspar Kaae

Trama

Una famiglia (padre rumeno, madre norvegese, cinque figli) si trasferisce in Norvegia dalla Romania. Ferventi cattolici, i Gheorghiu educano i figli secondo i dettami della Bibbia, negando loro la danza, internet, gli smartphone, i videogame.
Quando una maestra della scuola che frequentano i ragazzi si accorgerà di alcuni lividi presenti sul corpo di una delle bambine, avvertirà la Child Protection norvegese, che avvierà un’indagine sulla famiglia…
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