Il giovane Karl Marx

Il giovane Karl Marx


Raoul Peck

Biografico, Drammatico, Storico | Belgio, Francia, Germania
(2017)

I comunisti rifiutano di nascondere i loro pensieri e i loro piani.

Confessano apertamente che i loro scopi non possono essere raggiunti

se non attraverso la violenta sovversione del tradizionale ordinamento sociale.

Che le classi dominanti temano lo scoppio della rivoluzione comunista.

K.M.

Raoul Peck è haitiano, ma i suoi scapparono in Congo quando aveva otto anni per fuggire alla dittatura di Duvalier. Negli anni ’80 fa il taxista a NY, poi il fotografo a Berlino. Negli anni ’90 è stato ministro della cultura ad Haiti. E’ dal 2010 il presidente della Femis, la scuola statale di cinema francese. Nel 2016-7 il suo documentario “I am not your negro” è tra i casi dell’anno, con tanto di candidatura all’Oscar. Come decide di investire questo successo? Mettendo in scena una storia romanzata dell’amicizia giovanile tra Marx ed Engels. Cercando ancora una volta di capire come possa l’elaborata critica economica di un filosofo tedesco essere stata uno dei principali detonatori della storia del mondo degli ultimi secoli, in grado di modificare il corso degli eventi in cinque continenti.

La messa in scena della storia, complice una fotografia granulosa e l’accurato lavoro sui rumori di fondo,  è sanamente materialistica – si scopa, si partorisce, si mangia molto, si beve ancor di più, si fuma incessantemente. Tutti i personaggi sono continuamente preoccupati di come trovare i soldi per campare, di come essere lasciati in pace dagli sbirri. Marx e Engels si trovano pure a fuggire dalle guardie tra esterni affollati e case ingombre, di oggetti, di polli, o di libri.  Rispecchiando fedelmente la movimentata biografia di Marx si passa dalla Prussia alla Francia al Belgio e ovunque troviamo gli stessi vestiti consunti, la stessa “divina furia”.

Marx e sua moglie Jenni sono interpretati in modo vivace da August Diehl (Bastardi senza gloria) e Vicky Krieps (Il filo nascosto), superati solo dall’impareggiabile Olivier Gourmet (Il figlio) che interpreta Proudhon. Il punto debole è Engels (Stefen Kronarske) che rimane invece un po’ esile e stralunato. Si affollano poi una serie (troppo) numerosa di personaggi secondari: se Bakunin è incisivo, verso i due terzi del film ricordarsi i motivi di contrasto tra i vari hegeliani come Grun, Weitling o i vari dirigenti della lega dei giusti diventa un po’ faticoso. Il film è molto più efficace quando si concentra sulla ricerca da parte del giovane Marx di “una filosofia che non si limiti ad interpretare il mondo, ma lo trasformi”. La chiave gliela fornisce Engels – in una intensa notte di innamoramento intellettuale e bevute – con la sua analisi della condizione operaia e il consiglio – rivoluzionario – di lasciare perdere i libri di metafisica e, se la sente, di provare a dedicarsi all’economia: “Imparo in fretta”, risponde Marx.

L’obiettivo di Peck era di raccontare la vita e l’evoluzione del pensiero dei giovani Karl e Friedrich negli anni cruciali che precedettero la stesura del Manifesto del Partito Comunista (un partito che allora non esisteva), e l’idea è di fare un’opera che rispecchi proprio l’approccio didattico e accessibile del libro. Alla stesura e alla lettura di alcuni brani del Manifesto sono dedicate non a caso le migliori scene del film, con i fogli del manoscritto che passano in modo vertiginoso di mano in mano sul tavolo e un montaggio analogico ad enfatizzarne alcuni passaggi. Ma il film nel complesso sottovaluta forse che il Manifesto era un’opera anche dirompente, esplosiva, temibile (“Uno SPETTRO si aggira per l’Europa”) e richiedeva quindi una maggior energia. Per guardare agli ultimi anni, ad esempio, l’idea che la felicità si trova solo nella lotta (come dice Jenni Marx) è stata resa molto più plasticamente dalla fusione tra manifestazioni e rave di “120 battiti al minuto” e l’analisi economica sullo schermo era più efficace nell’impostazione pienamente brechtiana di “La grande scommessa“. I salti temporali di “I am not your negro” dimostrano che il regista aveva la capacità di un’opera più coraggiosa e si è forse un po’ moderato per motivi divulgativi.

Quello per cui il film si fa apprezzare è il fuoco sull’energia incontenibile di Karl e Friedrich. Vediamo questi due ventenni sempre in movimento, spinti da un “odio mosso da amore” vivere vite piene, discutere incessantemente –  belle le partite a scacchi dialettiche – essere presenti senza paura in ogni focolaio di rivolta del nord europa, e nottetempo scrivere le loro opere maestre. E voi cosa avete fatto questa settimana?

07/04/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Der Junge Karl Marx
Distribuzione
Wanted Cinema
Durata
118'
Produzione
Agat Films & CIE, Rohfilm, Velvet Film
Sceneggiatura
Pascal Bonitzer, Raoul Peck, Pierre Hodgson
Fotografia
Kolja Barndt
Scenografie
Benoît Barouh, Christophe Couzon
Montaggio
Frédérique Broos
Musiche
Alexei Aigui
Costumi
Paule Mangenot

Trama

All’età di 26 anni, Karl Marx si mette insieme alla moglie Jenny sulla strada dell’esilio. Nel 1844 a Parigi conosce il giovane Friedrich Engels, figlio del proprietario di una fabbrica, che studiava gli inizi del proletariato inglese. Engels, una specie di dandy, dà a Marx il pezzo mancante del puzzle che ricompone la sua nuova visione del mondo. Insieme, tra censura e raid della polizia, rivolte e sollevamenti politici, presiederanno alla nascita del movimento operaio, che fino a quel momento era per lo più disorganizzato e improvvisato. Un movimento che, guidato, contro ogni aspettativa, da due giovani uomini di buona famiglia brillanti, insolenti e perspicaci, diventerà la più totale trasformazione teoretica e politica del mondo dal Rinascimento.
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