Mandibules – Due uomini e una mosca

Mandibules – Due uomini e una mosca


Quentin Dupieux

Commedia | Belgio, Francia
(2020)

Situazioni surreali, personaggi stralunati, scambi nonsense e brevissima durata: in “Mandibules”, presentato fuori concorso alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia, non manca nessuno degli ingredienti che costituiscono la riconoscibile firma del suo regista, il francese Quentin Dupieux. Lo spunto di partenza del suo nuovo lavoro ha tinte coeniane e raiminiane: quando Jean-Gab e Manu, due amici un po’ sempliciotti, trovano una mosca gigantesca intrappolata nel bagagliaio di un’auto, decidono di addestrarla per farci un sacco di soldi. Dopo varie peripezie, incontrano per strada una ragazza che, scambiando Jean-Gab per un vecchio compagno di scuola, li invita nella sua villa, dove sta trascorrendo le vacanze con due amiche.

Ma Dupieux è debitore solo verso se stesso. Da “Réalité” (che narra di un cinghiale dalle cui interiora fuoriesce una videocassetta e un eczema immaginario che colpisce un conduttore televisivo) riprende il motivo “fantastico” come innesco della trama, senza però sconfinare mai in territori horror (nonostante più volte ne imposti gli assunti, ingannando gli spettatori) quanto invece, come l’ha presentata il regista, in una “commedia sincera e genuina sull’amicizia”. Da “Doppia Pelle” (prima sua opera arrivata nel nostro paese, seppur solo in streaming) smorza infatti i toni dark per sterzare verso toni grotteschi più leggeri e di facile accesso. Di “Au poste!” ritroviamo invece la parlata francese gergale e biascicata, allora pronunciata dal personaggio interpretato da Benoît Poelvoorde. Veicolare il grottesco attraverso il linguaggio può ricordare quanto fatto (in maniera molto più estrema) da Bruno Dumont col il commissario di polizia delle miniserie “P’tit Quinquin” e “Coincoin et les Z’inhumains”, ma qui la principale fonte di ilarità è incanalata da una ragazza che, a causa di un danno celebrale, non può fare a meno di urlare ogni volta che apre bocca. La sua interprete è Adèle Exarchopoulos che, rivelando una notevole e inaspettata vena comica, cerca di svestire i panni dell’altra Adele con cui è ancora oggi conosciuta.

Ma non si pensi a una commedia escapista: come nei lavori sopra citati, rimane la sensazione che sotto l’apparenza Dupieux tracci un discorso semplice ma efficace. Coincidenza o meno, riprende una dinamica assai diffusa ultimamente: l’invasione dello spazio dei ricchi da parte della classe meno abbiente. Se subito associabile a “Parasite“, è in verità da lunga data ricorrente in tutto il cinema asiatico: “Ferro 3“, “Vive l’amour”. Trascendendo però da qualunque riflessione classista o sociale: la crisi economica resta sullo sfondo e non ci è dato sapere se la vita di espedienti dei due protagonisti sia coatta o libera scelta. Gli interessa piuttosto evidenziare un essenziale assioma: Jean e Jean-Gab e Manu sono ben consci del loro livello di imbecillità, se ne divertono, lo sfruttano e arrivano alla conclusione che “non importa avere tanti soldi, conta stare sempre insieme”. Sono i giovani ricchi i veri squinternati, storditi dall’opulenza, velo sotto cui tentare di nascondere o superare problemi irrisolti con i genitori ora assenti e incomprensioni con coetanei, nell’illusione che basti una piscina in giardino ad alleviarli. Ma tra amiche non riescono a comunicare, tra fratelli non fanno che pungersi, e cadono vittime di un (involontario) tranello di cui loro stessi sono la miccia.

Questa volta l’intrusione di un corpo estraneo non è l’innesco con cui far implodere un intero nucleo famigliare (come in “Teorema” di Pasolini, vero urtex del filone), ma forse quanto almeno una sveglia con cui accendere le loro coscienze intorpidite. Peccato allora che l’etichetta “commedia surreale” non sia (ancora) un buon biglietto da visita per entrare ai Festival: “Mandibules” avrebbe meritato di concorrere nella selezione ufficiale.

08/09/2020

Cast e credits

Titolo Originale
Mandibules
Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
77'
Produzione
Chi-Fou-Mi Productions
Sceneggiatura
Quentin Dupieux
Fotografia
Quentin Dupieux
Scenografie
Joan Le Boru
Montaggio
Quentin Dupieux
Musiche
Metronomy
Costumi
Isabelle Pannetier

Trama

Quando Jean-Gab e Manu, due amici un po’ sempliciotti, trovano una mosca gigantesca intrappolata nel bagagliaio di un’auto, decidono di addestrarla per farci un sacco di soldi.
Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.

Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli